Le mie cantine aperte…sulle colline teramane!

Ho cominciato a conoscere la zona delle Colline Teramane ad ottobre del 2013, in occasione di un bellissimo evento riservato a blogger e giornalisti enogastronomici, realizzato dall’Azienda Monti di Controguerra; ho iniziato ad amarle grazie a “Cantine Aperte” del 2014.

Complici una splendida giornata di sole e le due cantine che ho visitato durante questa manifestazione: la Cantina Monti, con la cortesia e l’ospitalità di Emilia e Mirco, da un lato e l’Azienda Agricola Bio Emidio Pepe, con la passione che la titolare Sofia è in grado di trasmettere e con una vista mozzafiato su queste colline…

Terrazza sulle colline teramane

Gente appassionata di ciò che fa, che riesce a trasmettere l’amore per la sua terra attraverso i frutti che questa sa esprimere: grandi vini!!

Bottiglia storica - 1 Trebbiani

In particolare quest’oggi voglio soffermarmi su quelli della Cantina Pepe, poichè realizzati come non avevo mai visto fare: dal vigneto (15 ettari di Trebbiano e Montepulciano, allevati a tendone e cordone speronato), alla cantina, tutto sembra essere rimasto ad almeno 50 anni fa…

Niente prodotti chimici, una grandissima biodiversità dal punto di vista dei lieviti, vendemmia manuale, uva diraspata a mano, pigiata coi piedi e torchiata con strumenti che credevo ormai appartenessero solo ai nostri antenati. Fermentazione in tini di cemento, senza solforosa e niente legno, anche se ciò comporta l’impossibilità di fregiarsi della DOCG.

Bottiglie accatastate in maniera ordinatissima, che restano ad attendere il loro momento anche per decenni, prima di essere decantate in nuove bottiglie ed etichettate, riportando anche l’anno del travaso.

Cantina invecchiamento rossi - 3

Il risultato sono vini estremamente diversi rispetto a tutti quelli a cui siamo normalmente abituati, che necessitano di un certo scambio con l’ossigeno nel bicchiere per poter liberare a pieno tutti i loro profumi, frutto di una storia davvero particolare che passa da un vigneto non trattato, ad una eccezionale biodiversità di lieviti che si susseguono durante il processo di fermentazione.

Vigneto con le rose...

Vini che potranno non piacere immediatamente, ma che sono senz’altro da assaggiare e che dimostrano come sia possibile ottenere un prodotto capace di affrontare gli anni (e anche i decenni) pur senza solfiti nè barrique.

Se a tutto ciò aggiungiamo un territorio bello quanto poco conosciuto, che sa regalare anche oli d’oliva eccellenti…ecco che penso di avervi dato un bel suggerimento per il prossimo ponte o la prossima gita “fuori porta”.
Provate e sono certo che finirete per pensarla come me….!!!
(Nel frattempo, però, rifatevi gli occhi con l’album fotografico dedicato a queste due cantine)

L’aceto balsamico tradizionale….quello non industriale.

Recentemente ho avuto modo di visitare il museo dell’Aceto balsamico Tradizionale di Spilamberto, in provincia di Modena, rimanendone davvero affascinato…
Un luogo dove si fa cultura alimentare, ma anche diffusione delle antiche tradizioni enogastronomiche di una regione che ha saputo fare dell’agroalimentare uno dei suoi cavalli di battaglia.

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Guidato da alcuni Maestri assaggiatori, ho potuto farmi un’idea della caratteristiche tecnologiche e delle peculiarità organolettiche di questo prodotto, così profondamente legato a questo territorio.

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L’aceto balsamico tradizionale di questa zona si realizza a partire da uve TrebbianoTrebbiano di SpagnaLancillotta e dai Lambruschi (che hanno, però, caratteristiche di maggiore acidità rispetto alle altre uve), raccolte preferibilmente a mano.
I grappoli d’uva, carichi di zucchero, vengono pigiati e lasciati una notte a contatto con l’aria.
Il mattino seguente l’uva viene posta in apposite caldaie a cielo aperto, per 8-9 ore: si ottiene così l’evaporazione di un terzo dell’acqua.
Ora si fa avvenire la fermentazione alcolica, sempre in presenza di ossigeno.
Il “vino” così ottenuto viene filtrato e travasato in una botte da 220 litri, dove vengono aggiunti solo dieci litri di prodotto, ogni 10 giorni, fino a riempirla per circa il 60/70%.

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Questa è la botte da cui si ottiene il mosto madre sul quale si sviluppa un film di acetobatteri.
In primavera si vanno a trasferire i primi litri di mosto acetificato in batteria: botti da 50 litri fino a 15, che non saranno mai completamente riempite di liquido.
Le botti più grandi sono prodotte con legni più morbidi, quelle intermedie (da maturazione, da cui si ottengono aceti ottimi per le insalate) con legni di durezza intermedia e quelle più piccole (per aceti da invecchiamento) con legni particolarmente duri, che riducono al massimo l’evaporazione.

Le botti vengono generalmente tenute nei sottotetti, dove in estate il caldo favorisce l’azione di lieviti e batteri, mentre il freddo invernale permette all’aceto di decantare ed affinare il suo corpo. Il precipitato (“fittumi”) si può anche utilizzare per pitturare l’esterno delle botti.

Dall’ultima botte della batteria si estrae ogni anno un 4/10% di prodotto che si porta ad assaggiare, per poterlo classificare sulla base di un punteggio che gli verrà assegnato da una commissione di Maestri assaggiatori.
Gli aceti così ottenuti possono avere da un minimo 5 fino a 25 anni e più di invecchiamento.
Per esser definito “vecchio” un aceto deve avere almeno 12 anni di invecchiamento, mentre l’extra vecchio è pronto solo dopo 25 anni.

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Cosa ci si aspetta da un un aceto extravecchio (come quello di questa foto)?

Per quanto riguarda il colore, questo deve essere bruno scuro, carico e lucente; al naso non si devono percepire difetti ed in bocca l’aceto deve presentare corpo (inteso come pienezza) ed armonia.

Un’esperienza in grado di coinvolgere i nostri sensi, ma che richiede impegno e tanta pazienza….
Clicca qui per vedere tutte le foto…

Metti una sera a cena (anzi…2!!)…

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Cornice stupenda, compagnia eccellente, grande cura per la ristorazione, pesce fresco e vini all’altezza: ecco a voi gli ingredienti per una cena destinata inevitabilmente a lasciarmi soddisfatto.

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Talmente soddisfatto da volerla replicare 24 ore dopo…

Sto parlando del Ristorante Les Parasols di Marcelli di Numana (AN), che ho recentemente scoperto grazie all’amico Roberto Orciani, noto nel mondo del vino per la sua competenza ed il suo seguitissimo blog nonsolotappo.

Ci eravamo ripromessi più volte di prenderci una serata per bere assieme qualche buon vino e mettere sul tavolo idee e progetti: l’arrivo della bella stagione ci ha fornito il momento giusto per passare dalle parole ai fatti.

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Roberto ci teneva a provare il Muller Thurgau dell’azienda Vigna delle Forche, annata 2012. Secondo alcuni il miglior Muller d’Italia del 2012. Intenso e complesso, al naso rivela sentori di erba medica e lievi note di bosso: netto e pulito come il cielo terso di una giornata d’estate.
In bocca è piacevole, con una bella acidità persistente ed una intensa mineralità.

Abbiamo scelto di iniziare la nostra cena con il mix di antipasti di pesce: 9 freddi e 4 caldi. Senza voler parlare troppo dei cibi, davvero sfiziosi ed accattivanti anche per come vengono presentati, Les Parasols è sicuramente il locale ideale per chiunque abbia voglia di rilassarsi un po’, godendo di una stupenda vista sul mare e scegliendo tra una carta dei vini essenziale, ma che presenta anche delle vere e proprie chicche….

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…come il sorprendete Sauvignon sloveno Jakoncic del 2012. Un prodotto che merita davvero una nota di merito, già presentandosi con un naso complesso ed interessantissimo che rivela salvia, bosso, timo, erbe officinali, melone bianco e chissà quanto altro ancora…. In bocca è persistente, intenso, complesso. Un vino con una bella struttura: di personalità. Capace di reggere bene i piatti di pesce anche più elaborati…

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…come, ad esempio, le polpette di pesce spada o, ancor meglio, lo stesso spada a tranci, con mandorle e purea di lamponi…
Con quest’ultimo piatto (provato la sera successiva, quando ho deciso di tornare a visitare questo locale con altri amici), ho voluto assaggiare la Falanghina “Morabianca” di Mastroberardino del 2012.

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Un vino corretto, con un naso complesso (fiori gialli, menta, mela verde e pesca bianca) e una bella beva, grazie alla sua freschezza e ad una buona sapidità.

La serata si è conclusa in compagnia del titolare, Roberto Moretti, persona squisita, che ci ha gentilmente offerto 3 belle possibilità per concludere alla grande la serata….

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…accompagnando degnamente il dolce: bello nell’aspetto quanto appagante nel sapore…

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Cosa voglio di più dalla vita??!!?? Bè…un altro week end come questo non sarebbe male…
(nel frattempo, però, qui trovi tutte le foto di queste 2 splendide serate!!)

Malvasia – Az. Italo Pietrantonj

Data degustazione: 8 maggio 2014
Vino: Malvasia – IGT Terre Aquilane

Azienda: Italo Pietrantonj (Vittorito, AQ)

Titolo alcolometrico: 13° alc.

Annata: 2012

Malvaia Pietrantonj - fronte Malvaia Pietrantonj - retro

Esame visivo:

– Limpidezza: limpido,
– Colore: giallo paglierino,
– Consistenza: consistente.

Esame olfattivo:

– Intensità: abbastanza intenso,
– Complessità: abbastanza complesso,
– Qualità:  fine,
– Descrittori: fruttato e floreale (glicine, mandorla).

Esame gusto olfattivo:

– Zuccheri: secco,
– Alcoli: caldo,
– Polialcoli: abbastanza morbido,
– Struttura/Corpo: di corpo,
– Acidità: fresco,
– Tannicità: assente,
– Sostanze minerali: sapido,
– Equilibrio: equilibrato
– Intensità: intenso,
– Persistenza: abbastanza persistente,
– Qualità: fine,
– Osservazioni: a due anni dalla vendemmia, il vino presenta ancora un bel colore vivace, con un naso interessante sia per intensità che per complessità, pur senza voler stupire. In bocca ritorna un leggero sentore ammandorlato, supportato da un’alcolicità importante. Un vino che può reggere piatti di complessità differente.

Considerazioni finali:

– Stato evolutivo: pronto/maturo,
– Armonia:  abbastanza armonico,
– Abbinamenti: stuzzicheria da aperitivo, antipasti e primi piatti a base di pesce. Io l’ho provato con una padellata di scampi ripieni, cotti nello stesso vino.
– Mio voto in centesimi: 79

abbinamento

 

Hai mai sentito parlare della Paposcia?


50 -Peschici - Paposcia 1

Antico piatto della tradizione pugliese originario della zona tra Peschici e Vico del Gargano, la Paposcia deve il suo nome alla pantofola…

51 -Peschici - Paposcia 2

 

In effetti questo squisito “supersandwich caldo” vuole essere una sorta di ciabatta di pasta di pizza cotta in forno a 180°C per cinque minuti, senza esser preventivamente farcita.

Trascorsi questi 5 minuti di cottura, si provvede a farcirla a piacimento (pomodoro, prosciutto…) e a rimetterla in forno per un altro minuto.
Croccante, profumata ed appetitosa, la paposcia risulta più leggera di un calzone, ma ben più sostanziosa di un normale panino. Ideale, assieme ad una birra, per cenare senza appesantirsi troppo.
Se non volete andare fino in Puglia per assaggiarla, provate a farla in casa.
Io sarò ben lieto di darvi il mio parere scientifico al riguardo….

Leone De Castris – Five Roses

Data degustazione: 1 maggio 2014
Vino: Five Roses IGT Salento

Azienda: Leone De Castris

Titolo alcolometrico: 12° alc.

Annata: 2013

foto 1  foto 2

Esame visivo:

– Limpidezza: limpido,
– Colore: rosso cerasuolo di bella intensità,
– Consistenza: abbastanza consistente.

Esame olfattivo:

– Intensità: abbastanza intenso,
– Complessità: abbastanza complesso,
– Qualità:  fine,
– Descrittori: fruttato e floreale (fragolina di bosco e rosa).

Esame gusto olfattivo:

– Zuccheri: secco,
– Alcoli: abbastanza caldo,
– Polialcoli: abbastanza morbido,
– Struttura/Corpo: di corpo,
– Acidità: fresco,
– Tannicità: poco tannico,
– Sostanze minerali: sapido,
– Equilibrio: equilibrato
– Intensità: intenso,
– Persistenza: abbastanza persistente,
– Qualità: fine,
– Osservazioni: il colore accattivante di questo vino mi ha conquistato. Il naso è gradevole, senza troppe pretese. In bocca scorre via bene, anche grazie al leggero petillant che gli conferisce una buona freschezza. Netta, ma non eccessiva è la percezione di fragola in bocca, ma non ci sono grandi emozioni al di là di questo frutto.

Considerazioni finali:

– Stato evolutivo: pronto/maturo,
– Armonia:  abbastanza armonico,
– Abbinamenti: piatti a base di pomodoro a pezzi.
– Mio voto in centesimi: 78