“Il Covone” Marche I.G.T. – Az. Tenuta Piano di Rustano

Tramite l’amico Francesco Vernelli, dell’Informagiovani, accolgo con piacere la richiesta di Francesco Lebboroni, dell’Azienda Tenuta Piano di Rustano, che mi ha fatto pervenire una bottiglia della sua Malvasia Bianca per una delle mie degustazioni.

Come sempre sarò estremamente oggettivo.

Data degustazione: 30 luglio 2014
Vino: “Il Covone” Marche I.G.T., Malvasia Bianca di Candia

Azienda: Tenuta Piano di Rustano

Titolo alcolometrico: 12,5° alc.

Annata: 2013

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Esame visivo:

– Limpidezza: brillante,
– Colore: giallo paglierino,
– Consistenza: abbastanza consistente.

Esame olfattivo:

– Intensità: abbastanza intenso,
– Complessità: complesso,
– Qualità:  fine,
– Descrittori: Floreale (fiori bianchi), fruttato (agrume, soprattutto limone, e frutta esotica, come il mango).

Esame gusto olfattivo:

– Zuccheri: secco,
– Alcoli: abbastanza caldo
– Polialcoli: abbastanza morbido,
– Struttura/Corpo: di corpo,
– Acidità: fresco,
– Tannicità: assente,
– Sostanze minerali: sapido,
– Equilibrio: equilibrato
– Intensità: abbastanza intenso,
– Persistenza: persistente,
– Qualità: fine,
– Osservazioni: piacevole al naso, con questi richiami di frutta esotica. Stuzzicante al palato con una bella sapidità e una notevole lunghezza. Si potrebbe abbinare bene a tutti gli aperitivi che prevedano frittini e pizzette rustiche, oltre che a piatti freddi a base di pesce e a risotti panna e funghi o panna e salsiccia.

Considerazioni finali:

– Stato evolutivo: pronto,
– Armonia: armonico. La freschezza che si percepisce al naso si ritrova anche in bocca.
– Mio voto in centesimi: 81

capsula

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SVOLTA PER LE CANTINE: AUTORIZZATO LO ZUCCHERAGGIO DEL VINO

Oggi giro un comunicato importante che mi è arrivato dalla newsletter dell’Associazione Italiana Sommelier.

Buona lettura:

“È la più rilevante novità dell’ultima versione dell’OCM vino comunitaria (Organizzazione comune di mercato – Regolamento UE 1308/2013) che ha modificato la norma con cui si impediva l’utilizzo dello zucchero d’uva (solido, ndr) nella produzione del vino. La normativa chiarisce che si deve trattare di un prodotto ottenuto senza impiego di solvente e che deve possedere caratteristiche di purezza migliori rispetto al mosto concentrato liquido, in riferimento alla presenza di anidride solforosa.

Da quest’anno è, infatti, possibile utilizzare anche in cantina lo “zucchero” d’uva, in altre parole il mosto concentrato rettificato solido.
È stata l’Azienda Naturalia Ingredients Srl che ha messo a punto la tecnologia adatta a “creare” la solidità dello zucchero dell’uva. Fino al 2009 questo zucchero era disponibile solo in forma liquida, mosto concentrato e rettificato, ora la nuova formula permette di avere un prodotto più sicuro, di maggiore conservabilità, più puro e “solido” grazie ad un processo innovativo brevettato. La produzione industriale è iniziata nel 2012 con il completamento del nuovo impianto a Mazzara del Vallo (Trapani).
È un prodotto naturale al 100%, di assoluta stabilità microbiologica, privo di allergeni, esalta la sapidità con un gusto fruttato ed è conforme a tutte le leggi specifiche della normativa alimentare. La concentrazione del mosto d’uva è una pratica antica, messa a punto dai nostri antenati per conservare il più a lungo possibile il succo di questa preziosa bacca. Che si chiamasse mosto cotto o sapa, il succo d’uva concentrato è stato utilizzato per dolcificare tanti alimenti o dare forza ai vini deboli. È una miscela di preziosi monosaccaridi, fruttosio e glucosio in pari percentuali e piccole tracce di altri, utilizzato nell’industria alimentare per via delle sue indiscusse qualità sia tecniche sia organolettiche.
A partire dalla vendemmia 2014 le aziende avranno la possibilità di utilizzare questo prodotto innovativo per spumantizzare, per arricchire, per dolcificare grazie alle caratteristiche di maggiore flessibilità ed efficacia rispetto agli altri prodotti.”
Fonte: Agronotizie  –  Stefano Isidori
Ulteriori approfondimenti su questa pagina.

Ma intanto…che ne pensano i produttori???

A proposito di anguria….

Dato che la ricetta dell’altro giorno (Insalata di anguria, cetrioli e pecorino) ha riscosso tanto successo, ho deciso di fare un approfondimento sull’alimento cardine di questa preparazione: l’anguria!!

Detta anche cocomero, l’anguria indica il frutto e la pianta di una specie della famiglia delle Cucurbitacee che si caratterizza per il considerevole volume, per la forma ovale o rotonda e per la polpa di colore rosso, ricca di semi.

E’ costituita per il 90% di acqua, ma contiene anche un discreto contenuto di zuccheri (soprattutto fruttosio), vitamine A, C (8,1 mg), B e B6, oltre a sali minerali, come potassio e magnesio, utili per combattere il senso di spossatezza, tipico delle estati caldi.

Tali proprietà, assieme all’elevato contenuto di acqua, rendono l’anguria un alimento dissetante, disintossicante e diuretico, motivo per cui si ritiene il cocomero particolarmente indicato in caso di ritenzione idrica, ipertensione e gonfiori alle gambe. Inoltre, nonostante la dolcezza della sua polpa, l’anguria apporta un contenuto calorico piuttosto modesto (30 calorie per 100 grammi) ed è quindi indicata per le diete orientate a perdere peso e per gli spuntini leggeri.

Lunga vita all’anguria!!!

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC – Az. Simonetti

Data degustazione: 26 luglio 2014
Vino: Verdicchio dei Castelli Classico superiore DOC

Azienda: Azienda Agricola Simonetti (Staffolo – AN)

Titolo alcolometrico: 14° alc.

Annata: 2012

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Esame visivo:

– Limpidezza: brillante,
– Colore: giallo paglierino con lievi riflessi dorati,
– Consistenza: consistente.

Esame olfattivo:

– Intensità: intenso,
– Complessità: complesso,
– Qualità:  fine,
– Descrittori: Floreale (fiori secchi), fruttato (mango), miele.

Esame gusto olfattivo:

– Zuccheri: secco,
– Alcoli: caldo/alcolico
– Polialcoli: morbido,
– Struttura/Corpo: di corpo,
– Acidità: fresco,
– Tannicità: assente,
– Sostanze minerali: sapido,
– Equilibrio: equilibrato
– Intensità: intenso,
– Persistenza: persistente,
– Qualità: fine,
– Osservazioni: al naso ho notato subito il miele, prima di tutta una serie di sentori legati al mondo floreale (fiori leggermente secchi) e fruttato (leggero e tendenzialmente esotico). La struttura potente e l’alcol si avvertono con piacere e si sposano bene con piatti saporiti e sfiziosi, come, perchè no, le trofie al pesto o tartine con salmone affumicato.

Considerazioni finali:

– Stato evolutivo: maturo,
– Armonia: armonico, pur con qualche riserva sulla possibilità di affrontare un’intero pasto solo con questo vino, per via della sua importante carica alcolica.
– Mio voto in centesimi: 86/87

Insalata di anguria, cetrioli e pecorino

Anche se la situazione metereologica è in totale disaccordo con la stagione, oggi, direttamente da una nota trasmissione televisiva delle reti Mediaset, vi propongo una simpatica ricetta particolarmente adatta all’estate: insalata di anguria, cetrioli e pecorino!!

Insalata di anguria, cetrioli e pecorino

Difficoltà: bassa
Tempo di preparazione: 30 minuti

L’insalata di anguria, cetrioli e pecorino è un contorno fresco e originale realizzato con cubetti di anguria e pecorino, cetrioli a fettine e un condimento di sale, olio e origano fresco. L’abbinamento è insolito, ma assicura un trionfo di sapori, accostati perfettamente tra loro con il dolce della frutta e il sapore deciso del formaggio. In alternativa al pecorino è possibile utilizzare la feta o un altro formaggio di pecora o capra.

Procedimento:

Tagliare il formaggio a cubetti di circa un cm e tenete da parte. Sbucciare i cetrioli e tagliarli a fettine spesse qualche millimetro. Eliminare la buccia dell’anguria e i semi.

Fig. 1

Ricavarne dei cubetti leggermente più grandi di quelli di formaggio. Raccogliere in una terrina tutti gli ingredienti e

Fig. 2

condirli con sale, olio e origano.
Servire immediatamente l’insalata di anguria, cetrioli e pecorino, onde evitare l’imbrunimento enzimatico degli ingredienti!!

Fig. 3

Che ve ne pare? Qualche suggerimento??

Per le grotte di Osimo, in “divina” compagnia

Nel periodo estivo siamo spesso bombardati di eventi, sagre, concerti e feste in piazza da non farci più neanche caso. Quando, però, si organizza una serata diversa dal solito, in grado di integrare gli aspetti naturalistici di un posto, con le eccellenze di quel territorio, ecco allora che, con semplicità e simpatia, possono venir fuori serate particolarmente piacevoli.

E’ il caso dell’evento “Degustando in grotta“, tenutosi presso le Grotte del Cantinone di Osimo, Venerdì 25 luglio.

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Da un idea di Tiziano Cacciani, in collaborazione col Comune di Osimo, con l’Azienda Vinicola Simonetti di Staffolo (AN) ed il ristopub Kokogena.

E’ stato, così, possibile abbinare ad un tuor culturale delle grotte, uno sfizioso aperitivo con cui è stato possibile conoscere una realtà produttiva del nostro territorio di cui credo che sentiremo spesso parlare.

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Sotto il segno della lettera “M”, il futuro della Simonetti Vini è nelle mani di Marco, Michele, Mirco e Massimo: giovani ed ambiziosi, trasmettono da subito sincerità e passione per ciò che fanno.

L’occasione di farsi conoscere al di là delle degustazioni in cantina, che di norma svolgono, mi ha permesso di scambiare quattro chiacchiere con Marco, per capire meglio questa realtà.

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Inerbimento permanente, nessun uso di diserbanti (no trattamenti sistemici) in campo, nè di legno in cantina per i bianchi e bassissimo utilizzo di solfiti: queste le caratteristiche di base delle loro produzioni, sul mercato con 30.000 bottiglie.

Da circa 15 ettari di vigneti, allevati a guyot (90% Verdicchio, 10% Sangiovese e Montepulciano), si ottengono 5 tipologie di vini, più un passito (assente, però, a questo evento):
– un Verdicchio dei Castelli di Jesi: prodotto base dell’azienda, ma molto interessante, di cui si producono circa 10.000 bottiglie, deliziosamente ammorbidito da un 15% di Trebbiano;
– lo Staphylè: un Verdicchio 100% sul quale viene effettuato un diradamento dei grappoli in campo e che presenta i classici caratteri di pienezza del nostro amato Verdicchio (10.000 bottiglie prodotte anche di questo vino, nel 2013);
– il Classico superiore (solo 3.000 bottiglie nel 2012, l’annata 2013 è ancora in vasca): presentato in una elegante renana, questo vino si fa apprezzare in bocca per il corpo e la struttura, supportata da un 14% di alcol, ed al naso per interessanti sentori di miele e fiori gialli leggermente surmaturi. Anche in questo caso, si effettua il diradamento in campo dei grappoli non ritenuti all’altezza.
Rosato: (50% di Montepulciano e 50% di Sangiovese): ottenuto dopo una macerazione di una notte ed un giorno, al quale fanno seguito 25 gg di fermentazione. Colore accattivane e naso piacevole, con sentori di rosa e ciliegia.
Rosso Piceno (60% di Montepulciano e 40% di Sangiovese): anche questo vino prevede una fermentazione di circa 25 giorni ed una permanenza di 6 mesi in barrique di terzo passaggio.
Su entrambi i vigneti a baca rossa, nel periodo estivo si interviene con una defogliazione per evitare lo sviluppo di marciumi e permettere una migliore areazione dei grappoli.

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Tutti vini netti, chiari, sinceri e genuini, in grado di rispecchiare perfettamente la passione di chi li produce.

Nel corso della serata è stato anche svelato il motivo del nome “Grotte del Cantinone”: si trattava, infatti, della cantina dei monaci, adiacente al refettorio.
Al di sotto della città di Osimo si sviluppa un’altra città, fatta di cunicoli: 9 km di pietra arenaria che sono state anche rifugio per persone in fuga dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.

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Sebbene la serata sia stata allegra e spensierata, è sempre importante ricordare dove siamo e ciò che è avvenuto in passato negli stessi posti in cui oggi noi stiamo trascorrendo le nostre vite.

Ancora complimenti a tutta l’organizzazione.
Come sempre, sulla nostra pagina facebook, tutte le foto dell’evento!!