Versiano 2014, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOP Classico Superiore – Az. Vignamato

Jesi is a small city located in the Province of Ancona. The most important wine from this part of Le Marche Region is the Verdicchio from Jesi Castles, “a red wine dressed in white”. In fact, this white wine usually reachs 13° alc. at least and has an important structure, that permits it to be paired with meat, cheese and complexes dishes of fish.
Recently, directly from Oslo, where I’m living at the moment, I tasted a Verdicchio by the Company “Vignamato“, a pretty important brand.

A wine deserving to belong to the WinElite by CulturAgroalimentare.com

Nome del vino: “Versiano” Verdicchio dei Castelli di Jesi DOP Classico Superiore
Azienda: Vignamato
Annata: 2014
Gradazione Alcolica: 13%
Data di assaggio: 28 maggio 2016

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Versiano, un bell’esempio di classico Verdicchio di Jesi

Ne si intuisce la giovinezza già dal colore: giallo paglierino tendente al verdolino. Il colore è brillante e il vino nel bicchiere ha una buona consistenza.

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Al naso è minerale, fresco, leggermente floreale, fruttato, con una nota di mandorla forte.
In bocca si avverte subito un leggero petillant, gradevole. Secco, caldo, abbastanza morbido, con una freschezza importante ed una corposità esplosiva sostenuta da un certo grado alcolico. Armonico ed elegante, non stanca nella beva e presenta una buona persistenza.
E’ un vino che avrei potuto assaggiare tranquillamente anche tra 2 o 3 anni e, probabilmente, mi avrebbe regalato ancor più spunti.
Da abbinare a: risotto frutti di mare, rustici e voulevant, orecchiette alle cime di rape, formaggi a media stagionatura, formaggi con le noci.

Il vestito di questo vino è elegante e la scelta cromatica dell’etichetta suggerisce un prodotto di un certo livello.

È il vino giusto se…in primavera o a fine estate volete organizzare un aperitivo o una cena in terrazzo con amici. Ha, infatti, un discreto potere pseudocalorico e nei mesi più caldi dell’anno potrebbe risultare un po’ difficile. E’ un vino che accende l’allegria ed il piacere di stare insieme.

Giudizio complessivo: Vino da WinElite by CulturAgroalimentare.com

Come ulteriore approfondimento, riporto anche la scheda tecnica presente sul sito dell’Azienda:
Denominazione: Verdicchio dei Castelli di Jesi DOP Classico Superiore
Uve: Verdicchio 100%

DEGUSTAZIONE
Colore: colore giallo paglierino con riflessi verdi
Profumo: fruttato con note floreali, complesso
Sapore: secco, vellutato con note di frutta matura, pesca, mela
Abbinamenti: piatti di pesce molto saporiti ed elaborati; eccellente con piatti tradizionali di carni bianche
Temperatura di servizio: 12°/14° C

REGIONE E CLIMA
Luogo della vinificazione: cantina di proprietà, sulle colline dei Castelli di Jesi (San Paolo di Jesi), nelle Marche, nell’area più antica definita Classica
Superficie del vigneto: 2.50 ha
Altitudine: 250 metri sul livello del mare
Esposizione: nord-est
Tipo di terreno: argilloso di medio impasto
Ceppi per ha: 3000
Sistema di allevamento: Guyot
Anno di piantagione: 1977

VINIFICAZIONE E AFFINAMENTO
Rese per ha: 75/80 q.li
Epoca della vendemmia: prima decade di ottobre
Vendemmia: manuale, in casse
Pressatura: soffice
Fermentazione: acciaio
Temperatura di fermentazione: controllata a 18°C
Tempo di fermentazione: circa 3 settimane
Malolattica: si
Affinamento: 7/8 mesi in acciaio
Affinamento in bottiglia: 2 mesi
Grado alcolico: 13.5% Vol.
Vinificazione: pressatura soffice, decantazione statica del mosto fiore, fermentazione in serbatoi d’acciaio, permanenza per alcuni mesi sulle “fecce fini” di fermentazione.

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Sant’Elpidio e Montefiore si aggiudicano la disfida dello stoccafisso

Ancona Capitale dello Stoccafisso: la Disfida va a Porto Sant’Elpidio e a Montefiore. Marinelli: “Ma piazza Pertini è invivibile. Proporremo un progetto al sindaco”

Porto Sant’Elpidio e Montefiore di Recanati vincono ex aequo il premio per le associazioni nella Disfida dello Stoccafisso, evento della giornata conclusiva di Ancona Capitale dello Stoccafisso. È un bilancio tra luci e ombre quello finale della tre giorni del gusto, ospitata in piazza Pertini. Dove le ombre riguardano proprio la location. “È stata un’edizione sottotono – spiega Bernardo Marinelli, presidente dell’Ordine Cultori della Cucina di MareRe Stocco” – nella quale siamo stati seguiti dagli habitué dello stocco, ma non siamo riusciti, nonostante un budget importante per la pubblicità, a creare attrattiva in una piazza lontana dal passeggio. Piazza Pertini non si presta affatto: è invivibile, mal progettata e non può essere rilanciata con eventi privati. Va ripensata per farla tornare a nuova vita. Unico dato positivo, i commercianti con i quali c’è stato un buon dialogo e una collaborazione costruttiva. Perché abbiamo lasciato il Viale? È solo per questa volta. Il piatto principe della tradizione dorica deve essere presentato nella zona più bella del capoluogo. Il Comune ci ha suggerito questa location alternativa perché sembrava che il Viale della Vittoria fosse interessato da lavori di asfaltatura. Cosa che non è avvenuta. Ci torneremo a settembre: abbiamo già fissato la data del Viale dei SaporiStreet Food“. All’associazione “Re Stocco” tuttavia non ci si perde d’animo.

vincitori e chef

La mia vuole essere una critica costruttiva – chiarisce Marinelli – la nostra associazione ha lanciato e consolidato le sue ricette originali. Il Ristocco ha avuto un ottimo esordio mentre lo Stocco con i legumi ha trovato nuovi e numerosi consensi. Gli altri standisti però hanno registrato una notevole differenza di incassi rispetto al Viale. Attraverso “Re Stocco”, che conta circa 300 soci, proporremo una soluzione al sindaco Mancinelli. Quale? Elaborando e presentando un nostro progetto per trasformare una piazza deserta in un luogo adatto agli eventi“. Tornando alla gara delle associazioni la giuria, presieduta dal vicepresidente di Re Stocco, Michele Maccione e composta da Corrado Bilò, patron de La Moretta, dal fiduciario di Slow Food Ancona, Roberto Rubegni, dal sommelier Gualberto Compagnucci, dall’enogastronomo Maurizio Giaocchini e da Renato Arzeni del direttivo di Re Stocco, ha certificato il trionfo dell’associazione Puzzle di Porto Sant’Elpidio e del gruppo parrocchiale di Montefiore di Recanati. “La ricetta nasce dalla passione di cucinare tra amici” raccontano i primi che, guidati da Gabrielle Vallorani, fanno in casa perfino la bagnatura dello stocco, accompagnato per l’occasione da un Marche Igt bianco prodotto a Offida dall’agriturismo Il Chierico. “Il segreto è farlo cucinare almeno 4 ore e tenerlo a riposo per altre 4” spiega invece Anna Bompadre del gruppo recanatese che ha servito il suo stocco accompagnandolo con un Colli Maceratesi bianco doc, Ribona della cantina Conti degli Azzoni. “Ci siamo spogliati dalla ricetta anconetana e abbiamo valutato le preparazioni dei vari territori. Devo dire che tutti i partecipanti sono stati bravi – ha detto Maccionema i vincitori hanno messo anche l’anima nelle loro preparazioni. Porto Sant’Elpidio ha scelto degli ottimi pesci. Montefiore anche è stato eccellente pur avendo abbondato un po’ troppo con le olive“.

…and the winner is…

Lo stocco cucinato nelle case anconetane: ad Ancona Capitale dello Stoccafisso vince Antonio Tedesco

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È Antonio Tedesco il miglior “cuoco di casa” nella sfida tra cittadini per la miglior interpretazione dello Stocco all’Anconetana secondo la giuria di Ancona Capitale dello Stoccafisso. La giuria – presieduta dall’enogastronomo Maurizio Gioacchini e composta dal sommelier Gualberto Compagnucci, da Sandro Marani, delegato di Ancona dell’Accademia della Cucina Italiana, e dal vicepresidente dell’associazione “Re Stocco”, Michele Maccione – ha testato le preparazioni di 9 partecipanti che hanno portato in piazza Pertini le loro preparazioni. Ad andare a punti, la qualità delle materie prime, i sapori utilizzati e l’interpretazione del piatto. “Sono stati tutti molto bravi – commenta Gioacchini – Molte interpretazioni avevano ingredienti particolari come tonno, alici, capperi, olive. Tedesco ha saputo bene interpretare il palato, l’equilibrio tra i vari sapori, ha utilizzato uno stoccafisso ben bagnato, la giusta patata gialla. Ha distanziato abbastanza Il secondo“.

antonio tedesco e chef

Brindisino di nascita, ad Ancona dal 1961, Tedesco ha lavorato per anni come cameriere al ristorante Passetto. Proprio in quel tempio dorico della ristorazione ha scoperto, ammirato e carpito i segreti della cucina dorica. “Il segreto – rivela il campione – è stato essere sempre innamorato di questo piatto che in Puglia non conoscevamo. Rubando con gli occhi, ho appreso molto dallo chef Adino Messi, un grande maestro. Io lo cucino leggero in modo da rendere più gustoso il piatto. Seleziono le patate, lo stoccafisso con la giusta bagnatura e le spezie. Il prossimo anno io e mia moglie, una donna meravigliosa, festeggiamo i 50 anni di matrimonio: speriamo che tra noi vada tutto bene così da far mangiare stoccafisso ai nostri ospiti“. Tedesco ha superato Alessandro Gioacchini, titolare di “Gioacchini 1900” e fornitore di stoccafisso dell’intera manifestazione (ma anche dei primi tre classificati), e Flavia Michele.

università braLa kermesse di piazza Pertini è stata tappa anche per un gruppo di studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche, la scuola di Bra (Cuneo) nata da un’idea Carlo Petrini di Slow Food, in tour nelle Marche per scoprire la nostra enogastronomia. La comitiva si è fermata per pranzo e ha girato un video intervistando lo chef Massimo Bomprezzi e i responsabili di Re Stocco sulla tradizione dorica del prodotto norvegese. Oggi, ultimo giorno di manifestazione, altra sfida: associazioni e pro loco che promuovono lo stoccafisso, abbinato e cucinato con i prodotti dell’agricoltura della zona di provenienza. La giuria in questo caso dovrà valutare tra qualità dei prodotti utilizzati, migliore interpretazione, abbinamento al vino e presentazione del piatto.

Verdicchio e Rosso Conero, i vini compagni dello Stocco: vincono Casaleta e La Calcinara

Verdicchio e Rosso Conero: questi i migliori vini da abbinare allo Stoccafisso all’Anconetana. Ecco il verdetto della giuria della Selezione Vini 2016 ufficializzato subito dopo il taglio del nastro di Ancona Capitale dello Stoccafisso, la manifestazione enogastronomica organizzata da Ordine Cultori della Cucina di Mare “Re Stocco, in collaborazione con Coldiretti Marche e Confartigianato Imprese Ancona e Pesaro Urbino e con il patrocinio di Regione Marche, Comune di Ancona, Camera di Commercio di Ancona, Istituto Marchigiano Tutela Vini e Accademia della Cucina Italiana, in programma fino a domenica 29 maggio in piazza Pertini.

taglio del nastro

Vincono l’azienda Casaleta (Serra de’ Conti) con il suo “La Posta 2012“, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, e l’azienda La Calcinara (Candia di Ancona) con “Il Cacciatore di Sogni 2014“, Rosso Conero doc.
Il pesce, dunque, può essere abbinato anche ad un rosso, purché giovane. «Da un sondaggio effettuato tra estimatori dello Stoccafisso all’Anconetana – spiega Bernardo Marinelli, presidente dell’Ordine Cultori della Cucina di Mare “Re Stocco” – è emerso che il 50% di loro preferisce un vino rosso in abbinamento. Per questo abbiamo deciso di aprire la Selezione anche ai rossi». Menzioni, per qualità assoluta a prescindere dall’abbinamento, al “Cantàro 2014“, Verdicchio doc di Broccanera (Arcevia) e al “Giacopetto 2012“, un Colli Maceratesi rosso dell’azienda Capinera (Morrovalle).

Quattro campioni per dare il via alla tre giorni del gusto di piazza Pertini. “Madrina” dell’inaugurazione, la vicepresidente della Regione Marche, Anna Casini, che ha rilasciato una dichiarazione: «Sono molto contenta di partecipare a questo evento che valorizza e tutela lo stoccafisso, un piatto simbolo della tradizione culinaria marchigiana. Particolarmente apprezzabile sono inoltre le idee di abbinare la manifestazione a iniziative legate ai nostri vini e di utilizzare nelle varie ricette dello stoccafisso ingredienti di qualità rigorosamente marchigiani. Una sinergia che permette di presentare al pubblico un paniere di prodotti tipici legati al territorio di indiscussa eccellenza di cui possiamo andare orgogliosi nel mondo. Non dobbiamo infatti mai dimenticare che l’enogastronomia, settore che sta vivendo un periodo particolarmente felice (i nostri dati dell’export lo dimostrano con una crescita complessiva nell’ultimo anno del 15%), insieme alla cultura e al turismo sono per le Marche un’opportunità di crescita irrinunciabile in grado di creare nuova impresa ed occupazione come dimostrano anche gli stand presenti alla fiera che propongono assolute novità come la porchetta di pesce spada o gli spiedini di cozze. Innovazione insomma, all’insegna delle nuove tendenze come lo street food d’autore, ma sempre con un occhio rivolto alle nostre radici e alle antiche ricette. Per questo motivo la Regione Marche sostiene e valorizza il settore soprattutto grazie alle misure del Piano di sviluppo rurale 2014-2020. Ci sono ben 538 milioni di euro a disposizione e i primi bandi sono già aperti».


Allo stand principale, gli chef dell’Istituto Alberghiero “Panzini” di Senigallia, hanno messo a punto un menù in cui spicca il Ristocco (risotto alla zafferano mantecato con patate e guarnito con lo stoccafisso) e trovano spazio tutte le interpretazioni del piatto principe della cucina anconetana. Stocco, dunque, servito con tris di legumi o come sugo dei paccheri, con la polenta o preparato all’Anconetana secondo la De.Co. Comunale.
Sabato è il giorno della gara tra i “cuochi di casa”, cittadini che preparano abitualmente la storica ricetta tramandandola di generazione in generazione.
Domenica invece è in programma la prima Disfida nazionale dello Stoccafisso, aperta alle associazioni che sul proprio territorio, promuovono lo storico prodotto norvegese abbinato e cucinato con i prodotti dell’agricoltura della zona di provenienza. La giuria in questo caso dovrà valutare tra qualità dei prodotti utilizzati, migliore interpretazione, abbinamento al vino e presentazione del piatto.

Ancona Capitale dello Stoccafisso, dal 27 al 29 maggio

I migliori vini da abbinare allo Stoccafisso all’Anconetana, ma anche i più bravi “cuochi di casa” e le migliori associazioni in campo per una disfida del gusto.
Da venerdì 27 maggio, in piazza Pertini, fino a Domenica 29
, Ancona Capitale dello Stoccafisso, manifestazione enogastronomica con il trono riservato, ovviamente, al piatto principe del capoluogo dorico: lo Stocco.
La cerimonia di apertura, tenutasi alle 11.00 con la partecipazione della vicepresidente della Regione Marche, Anna Casini, che proclamerà anche i vincitori della Selezione Vini in abbinamento con lo Stoccafisso all’Anconetana.

giuria e organizzatori

La giuria si è riunita al ristorante “Il Giardino” di Ancona, confrontandosi con 46 calici di bianco e 39 di rosso. Nove giurati guidati da Claudio Gagliardini, in rappresentanza della Camera di Commercio di Ancona: Andrea De Palma (Touring Club, l’Espresso), Andrea Marchetti (Gambero Rosso, Intravino), Fabio Magnani (enogiornalista), il direttore Imt, Alberto Mazzoni, il maestro sommelier Gualberto Compagnucci, Roberto Orciani (Vini buoni d’Italia Touring Club e wine blogger di nonsolotappo.it), Vanessa Ghergo, responsabile per l’estero dell’Ordine Cultori della Cucina di Mare, l’esperta di enogastronomia internazionale Natalia Bumbeeva e l’enoblogger di nonsolotappo.it Martina Brescini. Grande assente, Raffaello De Crescenzo, fondatore di CulturAgroalimentare.com, impegnato a Oslo, in Norvegia, in un evento presso l’Ambasciata Italiana, per promuovere l’esportazione in terra scandinava della cultura agroalimentare del nostro Paese.


La novità di quest’anno – spiega il presidente di Re Stocco, Bernardo Marinelliè che oltre ai vini premiati per l’abbinamento, abbiamo pensato a una menzione per la qualità assoluta. Questo perché ci siamo accorti che tra i partecipanti c’erano molti vini validi e competitivi ma non adatti a essere affiancati allo Stoccafisso. Per quanto riguarda la manifestazione posso dire che siamo cresciuti molto. Tutte le volte superiamo le 20mila presenze nei tre giorni anche grazie a uno zoccolo di appassionati che ci segue sempre. Dal Viale passiamo a piazza Pertini. Diciamo che è una sperimentazione. Al nostro stand avremo anche stavolta, vista la collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Senigallia, gli chef Massimo Bomprezzi e Vittorio Serritelli con i loro studenti“. In piazza Pertini sono già stati consegnati 5 quintali di patate e 2 di olio extravergine di oliva. Basteranno? I produttori di Campagna Amica Coldiretti sono pronti a rimpinguare la dispensa. “Senza i loro prodotti – aggiunge Marinelli – la qualità che nasce sulle nostre campagne, lo stoccafisso non sarebbe tanto buono“. “Per noi – gli fa eco Emanuele Befanucci, presidente Coldiretti Anconasi tratta di una collaborazione importante che va migliorando a ogni nuovo appuntamento. In Italia c’è bisogno di campagna e tradizione e il riscontro arriva dai nostri mercati di Campagna Amica, sempre in aumento e presto, con l’arrivo dell’estate, nei vari lungomare della regione“.

Per quanto riguarda la percezione da parte del pubblico della nostra enogastronomia, siamo secondi solo a Toscana ed Emilia Romagna“, rivela Mazzoni citando uno studio Nomisma. Questo evento mette in evidenza, per la prima volta nel capoluogo, il binomio cibo/vino, sul quale è bene puntare per distinguersi in un mercato sempre più globalizzato.
Nei tre giorni di manifestazione saranno oltre 50 gli espositori (tra questi 17 sono di Campagna Amica Coldiretti) oltre a metà piazza predisposta per una grande mostra mercato florovivaistica.
Sabato 28 un’apposita giuria valuterà lo stoccafisso cucinato dai “cuochi di casa“, cittadini che preparano abitualmente la ricetta tramandandola di generazione in generazione.
Domenica, invece, si terrà la prima Disfida nazionale dello Stoccafisso, aperta a tutte le associazioni d’Italia che, sul proprio territorio, promuovono lo storico prodotto norvegese abbinato e cucinato con i prodotti dell’agricoltura della zona di provenienza. La giuria, in questo caso, dovrà valutare diversi aspetti: qualità dei prodotti utilizzati,  interpretazione migliore, abbinamento al vino e presentazione del piatto. Ulteriore iniziativa, quella benefica di Coldiretti in collaborazione con Focsiv : la vendita di riso, prodotto dagli agricoltori di Coldiretti aderenti alla Filiera Agricola Italiana, per raccogliere fondi utili alla realizzazione di 38 interventi di agricoltura familiare nelle aree più povere del mondo e dare così sostegno a 114.248 famiglie di contadini; il ricavato di questa iniziativa, inoltre, servirà anche per la costruzione di un Villaggio solidale, che sarà realizzato in Puglia da Coldiretti e Focsiv, destinato ad ospitare alcuni immigrati, sottraendoli così allo sfruttamento del caporalato.

Grana Padano o Parmigiano Reggiano? 7 differenze

Oggi voglio condividere con voi una parte di un articolo che ho letto di recente sulla Gazzetta di Parma e che mi sembra davvero utile ed interessante: le 7 differenze tra il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano.

7 differenze tra parmigiano reggiano e grana padanoSi tratta di due dei più noti formaggi italiani all’estero, molto spesso confusi tra loro. Le differenze, però, non mancano. Anzi! Andiamole a vedere in dettaglio:

1) Il Parmigiano Reggiano è prodotto totalmente senza additivi: sono proibiti anche quelli di origine naturale. Il Grana Padano utilizza il lisozima (prodotto derivato dalle uova) per controllare fermentazioni anomale.

2) Nel Parmigiano Reggiano i foraggi per le bovine sono esclusivamente fieni ed erba (erba medica e prato stabile), senza l’uso di foraggi insilati o fermentati. Nel Grana Padano l’alimentazione prevede l’uso di insilati di mais.

3) Nel Parmigiano Reggiano la marchiatura si fa a 12 mesi, il prodotto raggiunge lunghe stagionature (24, 30 mesi e oltre, senza limiti) e il consumo si ha mediamente oltre i 24 mesi. Il Grana Padano viene marchiato a 9 mesi e il consumo medio è a 15 mesi. Il Grana Padano prevede una stagionatura fra 9 e 16 mesi, oltre i 16 mesi e, solo nel caso della versione “Riserva“, oltre 20 mesi.

4) I produttori di Parmigiano Reggiano hanno maggiori vincoli: raccolta del latte due volte al giorno, produzione una sola volta al giorno ed è proibita la refrigerazione del latte al di sotto dei 18 gradi. Nel Grana Padano si fa una raccolta unica al giorno con la refrigerazione del latte e la trasformazione avviene due volte al giorno.

5) Nei caseifici del Parmigiano Reggiano si utilizza esclusivamente il siero innesto naturale come starter batterico per il rafforzamento del processo microbiologico. Nel Grana Padano sono ammessi anche starter batterici selezionati in laboratorio.

6) La zona di produzione del Parmigiano Reggiano è molto più circoscritta: le province di Parma, Reggio Emilia e Modena e parte delle province di Mantova (a destra del Po) e Bologna, a sinistra del Reno. Il Grana Padano si produce in Lombardia, Veneto, Piemonte, Trentino Alto Adige e in provincia di Piacenza.

7) Il Parmigiano Reggiano è prodotto per il 20% in aree di montagna (è la più importante Dop di Montagna), mentre la produzione montana di Grana Padano equivale al 2% sul totale.

E voi? Quale dei due formaggi preferite e acquistate maggiormente?
Fatecelo sapere nei commenti qui o sulla nostra pagina Facebook.