#CucinandinAllegria – Castagnole (ricetta step by step)

#CucinandinAllegria – Le Castagnole, ricetta originale step by step (By Vanessa)

DOLCETTO O SCHERZETTO!!!

No, non siamo ad Halloween, ma in Italia dove, soprattutto per i bambini, il giorno di Carnevale è ancora molto sentito.
I bambini si travestono dai loro personaggi di fantasia o dei cartoni animati preferiti e gli adulti si deliziano con i dolci tipici di questa festa.

Anche se non sei un esperto/a ai fornelli, ma vuoi sperimentare qualche ricetta carnevalesca, oggi ti proponiamo le castagnole.

Le castagnole sono uno dei dolci più tipici del Carnevale, molto apprezzato nelle sue diverse varianti. La ricetta presentata di seguito è quella originale, semplicissima da realizzare in casa.
Le castagnole sono frittelle dolci tipiche della Romagna, piccole come castagne e dal soffice interno.

Nonostante la loro paternità romagnola,  vengono preparate e gustate in molte regioni d’Italia anche se con nomi differenti e con piccole variazioni di ingredienti.

Ingredienti per 30 castagnole:

– Liquore all’anice, 1 cucchiaio;
– Farina 00, 200 g;
– Zucchero, 50 g;
– Scorza di limone, ½;
– Burro, 40 g;
– Uova piccole, 2;
– Sale, 1 pizzico;
– Lievito chimico in polvere, 8 g;
– Baccello di vaniglia 1 (o una fialetta di essenza di vaniglia);
– Zucchero a velo, q.b.(per corspargere);
– Olio di semi di arachide, q.b. (per friggere).

Procedimento:

Mettete in una ciotola la farina, le uova, lo zucchero, il burro (oppure 1-2 cucchiai di olio), i semi di una bacca di vaniglia (o la fialetta), il sale, la scorza grattugiata del limone, il liquore (se non amate l’anice potete usare quello che più vi piace) e il lievito.
Lavorate gli ingredienti fino ad amalgamarli, poi trasferite l’impasto su di una spianatoia leggermente infarinata  e impastate fino ad ottenere un composto morbido (ma non molle) liscio e compatto.

Lasciate riposare l’impasto per qualche minuto e poi  formate dei cordoncini di pasta dello spessore di un paio di centimetri circa e tagliateli a pezzetti grandi come delle grosse nocciole.
Formate, quindi, con i palmi delle mani delle palline che poi andremo a friggere.

Immergere le palline, un po’ alla volta, in abbondante olio e a fiamma bassa, rigirandole nella padella finché risulteranno ben gonfie e dorate e cominceranno a galleggiare.

Una volta pronte, fate asciugare le vostre castagnole su un foglio di carta assorbente, spolverizzatele con dello zucchero a velo o semolato e… Buon Carnevale!

Detestate l’odore di fritto e nessun trucco (compreso quello di mettere nell’olio durante la cottura uno spicchio di mela) sembra funzionare? Cuocetele al forno, 12-15 minuti a 180°. Il risultato sarà comunque eccellente!!

Pronti a gustarle?

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#LifeInNorway – Gli Amici del Vino (prima puntata)

Abitare in un Paese che non produce vino, come la Norvegia, può esser visto anche in modo positivo: ho una certa imparzialità nei confronti dei prodotti che mi vengono proposti al Vinmonopolet (o allo shop dell’Aeroporto per i voli internazionali).

Si perché Francia e Italia sono indubbiamente i leader di mercato, per volumi e varietà di prodotti, ma, specie se si visita un negozio abbastanza grande, quasi tutti i Paesi produttori hanno un minimo di spazio a scaffale. Il sito ufficiale del monopolio, inoltre, permette l’acquisto di qualsiasi referenza a catalogo, quindi, considerando sempre la necessità di una certa disponibilità economica, si è relativamente più liberi da condizionamenti pregressi, quando si decide di provare qualcosa di nuovo.

O almeno, di tutto ciò ha provato a convincermi un ragazzo francese, recentemente conosciuto all’interno del gruppo “gli amici del vino” in cui sono stato gentilmente coinvolto dal mio amico Roberto Giovanni Attolico.

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Lo scorso 23 Gennaio, a casa sua, infatti, si è tenuta la prima serata di degustazione con 5 vini, in 6 bottiglie e 7 persone, tutti, ovviamente, “enogastrappassionati” o comunque appassionati abbastanza competenti.

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Ci siamo divertiti a studiare un po’ il vitigno Chardonnay, confrontando un 2015 ed un 2012 australiani, con un 2013 della Borgogna, per poi passare ad un Aligotè dello stesso territorio francese, ma del 2015.
4 bianchi che hanno fatto da apripista al “pezzo da 90” della serata: il Taurasi DOCG “Radici” di Mastroberardino…
Ma andiamo in ordine, riavvolgiamo il nastro e cominciamo dall’inizio:

1) Chardonnay “Stella Bella” Margaret River 2015.
13°Alc.

Si presenta brillante alla vista, di colore giallo paglierino scarico e consistente.
Al naso è intenso, complesso e fine, con note minerali importanti e fiori gialli (come la ginestra), leggermente surmaturi.
In bocca è secco, caldo, morbido…quasi rotondo. Fresco e sapido, non è perfettamente equilibrato, ma da l’impressione di poter migliorare col tempo. Abbastanza persistente ed abbastanza armonico, ha nel complesso una buona finezza.

Un vino che sicuramente si può abbinare bene ad antipasti di pesce, verdure sott’aceto, formaggi a media stagionatura e speziati (tipo un bel pecorino al tartufo).
Vino che mi immagino di gustare in Italia, verso metà settembre, su di una terrazza in collina da cui godersi una bella vista sul mare…

2) Chardonnay De Bortoli Yarra Valley Villages 2012.
12,5° Alc.

Nel bicchiere si presenta brillante, giallo paglierino, consistente.
Abbastanza complesso al naso, intenso (più del vino precedente) e fine. Questo vino fa un periodo di affinamento in botti di quercia e ciò può aver contribuito a coprire un po’ gli odori che, in generale, sono riconducibili a quelli della famiglia olfattiva floreale (essenzialmente fiori gialli) ed erbacea.
All’assaggio risulta secco, caldo, morbido, abbastanza fresco e sapido. La sua acidità sembra iniziare a venir meno, il che non basta ancora per definirlo “sgradevole”, ma ci porta a sospettare che sia iniziata la fase discendente.

Da abbinare a formaggi piuttosto sapidi, in grado di dargli un po’ di quella “verve” necessaria a facilitarne la beva.

3) Chardonnay
Appellatiòn Bourgogne Controllee Terroir Noble 2013, Vincent Girardin.
13°Alc.

Brillante, di colore giallo paglierino con tenui riflessi verdolini, consistente.
Ha un naso complesso, abbastanza intenso e fine, con richiami erbacei (basilico, menta) e floreali.
In bocca, però, delude le promesse fatte al naso, con una acidità un po’ bruciante e l’assenza di quella “grippe” che stimola la beva. Un vino che si siede un po’ troppo e rischia di stancare subito.

4) Bourgogne Aligotè, Joseph Drouhin. Annata 2015.
12°Alc.

Limpido, giallo paglierino scarico, abbastanza consistente.
Intenso, abbastanza complesso ed abbastanza fine, con richiami alla frutta tropicale (ananas, pesca bianca) e alle note erbacee (menta).
In bocca è secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, abbastanza sapido, non perfettamente equilibrato, poiché risaltano maggiormente le note dure. Un vino abbastanza persistente, abbastanza fine, abbastanza armonico, che si potrebbe abbinare bene a primi piatti a base di pasta con sughi bianchi con verdure.

5) “Radici” Taurasi DOCG Riserva 2007 Mastroberardino.
13,5 Alc.

Limpido, rosso rubino corposo, consistente.
Intenso, complesso e fine al naso, ricorda sentori fruttati di mora e lampone, ciliegia e liquirizia, sottobosco, spezie, tabacco…un vino che regala emozioni ad ogni respiro, invitandoci a farsi scoprire un po’ alla volta. Nonostante abbia già 10 anni è ancora giovane.

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Bocca piena, rotonda ed affascinante. Secco, caldo, morbido, fresco, con tannini forti ma non invasivi, sapido. Equilibrato e fine, con ulteriori margini di miglioramento, molto persistente ed armonico. Siamo davanti ad un vino importante, con almeno altri 10 anni per evolvere.

Da provare in abbinamento a piatti elaborati, paste al sugo, lasagne, cannelloni, piatti importanti a base di carne e selvaggina, ecc…

Una serata assolutamente piacevole, accompagnata da formaggi, taralli, olive, pomodori secchi e salumi italiani, conclusa con un buon bicchiere di Bourbon del Kentucky.

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E così per una sera, 3 italiani, 2 norvegesi e 2 francesi, tutti ad Oslo per lavoro, si son sentiti un po’ al centro del Mondo…

#DegustazionItineranti – Chateu du Tertre 1998 Margaux

#DegustazionItineranti – Chateu du Tertre 1998 Margaux
di Alessandro Serenellini

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Il vino preso oggi in considerazione è uno Chateu du Tertre grand Crù classè 1998 Margaux. 12,5° alcolici.

Lo Chateu du Tertre è stato fondato nel 1885 nella provincia di Bordeaux in Francia, più precisamente in Mèdoc, nell’appellazione Margaux.

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La tenuta è situata su un affioramento di ghiaia e granito: ciò conferisce al terroir una condizione ottimale per la coltivazione dei classicissimi vitigni bordolesi, quali Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot.

Il vino si presenta all’interno di una bordolese classica, austera ed elegante, in linea con le caratteristiche del prodotto e della sua regione d’appartenenza.

15823765_10209995266071646_1275193048_oStappiamo la bottiglia e notiamo subito un sughero di ottima fattura ed esteticamente curato. Procediamo con una decantazione del vino, prima di passare alla degustazione.

Alla vista si presenta con un cristallinissimo color granato dai riflessi aranciati e di ottima consistenza.

Molto intenso, molto complesso e fine al naso, in maniera un pò prepotente, data l’annata, con sensazioni eteree molto pronunciate e frutti molto maturi; tuttavia bastano poche roteazioni nel calice per far sì che il suo buquet si apra in tutta la sua raffinatezza e potenza.

Da prima a farla da padroni sono la violetta, la mammola e i fiori, rossi e secchi, subito dopo si passa alla frutta matura come la prugna, l’amarena, il ribes nero, la mora ed i mirtilli, con l’immancabile nota dolce del peperone.

Lasciando il tempo al vino di esprimersi completamente, notiamo piacevoli cambiamenti legati all’arrivo imperioso e soave delle spezie: pepe, tabacco dolce, cuoio, caffè e liquirizia, senza tralasciare il legno che conferisce al vino quella giusta finezza che un po’ ci aspettavamo…15824531_10209995265991644_542528697_o

Finalmente passiamo all’assaggio: momenti di emozioni difficilmente descrivibili.

Un vino secco, caldo, morbido, molto equilibrato, tannico, sapido, di corpo, molto intenso.  In una sola parola: eccellente; si confermano, anzi si amplificano, tutte le osservazioni dell’esame olfattivo.

Un vino di cui non si è mai paghi: un bicchiere tira l’altro. Una beva che non stanca mai, grazie alla sua finezza ed eleganza; aromatico ed etereo, ci regala momenti di vero benessere, sia mentale che fisico.

Un vino maturo, con altri 3-4 anni di potenziale armonico.

Lo consiglierei per una serata un po’ sopra le righe da trascorrere in compagnia degli amici (meglio se appassionati), accompagnato da piatti a base di agnello, selvaggina o, da vero toscano, con dei durelli.

#DegustazionItineranti – Conosciamo Alessandro Serenellini

Cari lettori, devo ammettere che ci sto prendendo gusto ad avviare nuove collaborazioni con altri “enogastroappassionati” o esperti di qualche specifico settore inerente il mondo del Food & Beverage.

Dato che due teste sono meglio di una, va da se che anche…due nasi siano meglio di uno.

In questi mesi norvegesi ho conosciuto un giovane, rampante sommelier toscano, con cui ci siamo ritrovati qualche volta a degustare un buon vino assieme. Ne è nata una bella amicizia che oggi compie un ulteriore passo in avanti, arrivando fin sulle pagine di CulturAgroalimentare.com

Alessandro Serenellini esplorerà, da sommelier che sta iniziando a sviluppare anche una certa esperienza internazionale, il mondo del vino, guidandoci in alcune “DegustazionItineranti”: la nuova rubrica di CulturAgroalimentare con cui conosceremo vini di tutto il mondo.

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Conosciamolo meglio con questa breve intervista:

– Nome: Alessandro.
– Cognome: Serenellini.
– Città: San Giovanni Valdarno, cittadina alle porte di Firenze.

– A che età ti sei avvicinato al mondo del vino? Domanda molto complicata… Diciamo che come la maggior parte dei ragazzi toscani, il vino è diventato parte della mia vita verso i 14 anni dove, oltre alle cene in pizzeria a base di vino ESCLUSIVAMENTE ROSSO (e abbastanza “a buon mercato” diciamo), le prime visite in enoteca erano tutte le domeniche dopo il motomondiale dove in gruppo raggiungevamo in motorino i vari paesini del chianti, Greve, Radda e Gaiole in primis.

– In che anno hai conseguito il Diploma di Sommelier AIS? Il diploma mi è stato consegnato nel 2015, dopo quasi un paio d’anni di studio e belle degustazioni.

16130119_10210165052916211_2023374182_o– Com’è nata la passione per il Vino? Allora, per me ci sono state due tappe fondamentali: la prima a Berlino dove, lavorando in un ristorante italiano (come lavapiatti), gestito da austriaci e tedeschi, mi sono accorto di come il mondo del vino italiano non fosse rappresentato adeguatamente, soprattutto per quanto riguarda la passione e la conoscienza reale. Il mio orgoglio toscano ha fatto scattare la prima scintilla, anche se poi la fiamma vera e propria ha cominciato ad ardere quando, nel 2015, sono stato assunto da una piccola ma discretamente importante cantina in toscana, il podere “Il Carnasciale” dove si vinifica l’unico CABERLOT, un incrocio che combina le caratteristiche del Cabernet Franc con quelle del Merlot. Lì da prima ho cominciato a lavorare in vigna e poi in cantina. Magico!

– Qual’è stato il primo servizio? Anche qui è abbastanza complicato dato che i miei genitori hanno gestito un ristorante quando io ero un ragazzino di 11-15 anni. Sono, quindi, cresciuto “dietro le quinte” della ristorazione e mi risulta un pò difficile individuare un vero e proprio inizio “canonico”. Sono stato quasi sempre dentro ad un ristorante, ma come sommelier, la data del mio primo servizio è il 21 settembre 2015, a Oslo.

– Le tue più significative esperienze all’estero? Sicuramente la più lunga e bella è stata nella città che reputo la mia seconda casa: Berlino. Dal 2010 al 2013, ho fatto tutta la gavetta: da lavapiatti a cameriere, iniziando a dedicarmi anima e corpo prima alla cucina e poi alla sala. Successivamente, 8 mesi a Barcellona, nel 2014, dove ho lavorato per una fantastica pizzeria napoletana e di napoletani, il N.A.P., dove mi sono costruito una buona cultura sulla pizza e sul lavoro in pizzeria. Un lavoro che spesso si tende a banalizzare, ma è davvero molto studiato ed impegnativo. In quella pizzeria, come in talune davvero importanti di Napoli, nei weekend i clienti avevano 20 minuti per mangiare e bere, per poi lasciare il tavolo al prossimo cliente. Con questi ritmi serrati, arrivavamo anche a fare quasi 300 pizze in 3 ore e mezza.
L’ultima esperienza all’estero è qui ad Oslo, dove mi trovo da oltre un anno e sto lavorando per un bellissimo locale: il Grefsenkollen. Questo periodo in Norvegia mi sta dando l’opportunità di sviluppare una discreta esperienza su servizio, vini e cucina francese.

16129316_10210165057556327_1857748607_o– Cosa ti porta sulle pagine di CulturAgroalimentare.com? Prima di tutto penso che l’esperienza dell’assaggio abbia tutto un altro sapore se condivisa con gli altri; in secondo luogo, mi piace l’idea di poter sviluppare un mio “diario on-line” su vini, distillati, birre, cibo e tutto quello che riguarda l’enogastronomia, che ho modo di affrontare sia per il mio lavoro, sia semplicemente per passione. Sto cominciando ad avere un buon bagaglio di professionalità, a cui abbinare molte idee e voglia di scoprire.

– Progetti per il futuro? I miei progetti per il futuro sono meravigliosamente incerti. Oltre ad avere la voglia di aprire una mia attività, chissà quando e chissà dove, vorrei continuare a lavorare nel “maledetto” mondo della ristorazione, ma anche continuare a studiare, per accrescere il mio bagaglio di competenze e conoscenze.

– Il tuo vino toscano preferito? Anche qui non ho una sola risposta, ma due. Oggettivamente parlando, da appassionato di vini bordolesi sono obbligato a rispondere Sassicaia, senza alcun dubbio, ma se dovessi ascoltare il cuore ed i ricordi: Lamole di Lamole etichetta Blu.

– Il tuo vino italiano (non toscano) preferito? Lo so, sono antipatico, ma proprio non riesco ad essere troppo schematico, quindi ne sceglierò due, anche perchè così includo anche nord e sud italia: Franciacorta e Aglianico del Vulture.

– Il tuo vino preferito in assoluto? Un po “scomodo” dirlo ma è lo Château Latour…. Si, come avrete ben capito, sono da vini rossi….

Bene Ale, grazie per averci raccontato le tue esperienze. Ti aspettiamo quanto prima su queste pagine per raccontarci le tue DegustazionItineranti!!

#ApprofondimentEnologici: i pittogrammi

#ApprofondimentEnologici – I pittogrammi
di Simone Schiaffino

Oggi vi voglio parlare di un metodo che ritengo molto interessante per definire la qualità dei vini: i “Pittogrammi”. Essi sono stati applicati a quest’ambito per la prima volta da un enologo che stimo moltissimo: Donato Lanati.

Tale metodo consiste nell’assaggio dei vini cercando delle relazioni tra i risultati delle prove di laboratorio, rappresentati da numeri, e gli stimoli ricevuti dai nostri sensi, trasmessi poi al cervello. Il pittogramma infatti non è altro che un simbolo assunto convenzionalmente come elemento di scrittura e di misura di un fenomeno.

Donato Lanati ha così pensato di rappresentare tali numeri ricavati dalle analisi attraverso immagini allegre che li fanno risultare meno aridi e freddi.

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I vini bianchi sono rappresentati da un pupazzo di una figura femminile le cui parti del corpo rappresentano i valori analitici del vino.

Il fiocco rappresenta il pH del vino e riflette l’equilibrio dei diversi acidi organici, la testa rappresenta la gradazione alcolica del vino in oggetto e dipende dalla gradazione zuccherina dell’uva.
Il corpo rappresenta l’estratto, ciò il corpo del vino: glicerina, colloidi, polisaccaridi, proteine, acidi, tannini, zuccheri e dai sali minerali.
Le gambe rappresentano i flavani, i tannini responsabili del colore dei vini bianchi.
Infine i piedi rappresentano la misura di ossidazione di un vino, rilevata con uno spettrometro.

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I vini rossi invece sono rappresentati da una figura di uomo che al posto del fiocco ha un cappello che rappresenta i tannini e le sostanze presenti nei vinaccioli. Il pH è invece rappresentato dalla cravatta. Le gambe rappresentano stavolta i pigmenti rossi del vino ovvero gli antociani contenuti nella buccia dell’acino.

Infine Lanati esprime il profilo aromatico dei vini utilizzando l’immagine di un fiore (ma non ho voluto spingermi così oltre, date le mie qualità artistiche non eccelse…) i cui petali rappresentano i composti che si avvertono olfattivamente mentre le foglie ai piedi del gambo indicano i composti legati che sono aromi non percepibili al momento, ma si avvertiranno nel tempo.

E a voi questo metodo piace? Che ne pensate??

Incrociando un bianco abruzzese ed un rosso trentino…

Per la degustazione incrociata di oggi voglio proporvi un meraviglioso incontro tra un corposo bianco abruzzese e un elegantissimo rosso trentino.
È uno degli ultimi giorni di Dicembre 2016 e sono da poco rientrato in Italia quando ho il piacere di invitare a pranzo il mio amico sommelier Alessandro giunto anche lui da Oslo in Italia per le festività natalizie.
Preparando un antipasto composto da una treccia di mozzarella, pomodori e salamini, un po’ per caso decido di aprire una bottiglia di “Raggio di Luna“, DOC Controguerra dell’Azienda Monti, di cui mi posso fregiare di conoscere personalmente i proprietari. L’annata 2013 era lì parcheggiata nella mia cantina: era proprio ora di assaggiarla!!!
Un bianco profumato (camomilla, fiori gialli, qualche erbetta), rotondo in bocca e ben strutturato, si accompagna meravigliosamente al mio antipastino di salumi e formaggi così come alla pizza rustica di zucchine e fesa di tacchino, ma potrebbe tranquillamente farsi apprezzare anche a tutto pasto.
Il mio amico sommelier ed io restiamo davvero soddisfatti, ma le tagliatelline al sugo impongono un cambio di registro: sale in cattedra il Lagrein Trentino DOP.
Questo vitigno autoctono del Trentino è davvero una piacevolissima scoperta! Con i suoi 12.5° di alcol, un’armonia ed un’eleganza davvero notevoli, ci regala momenti “divini”. I profumi che si rincorrono nel bicchiere sono sempre nuovi: fuori rossi, una leggera ciliegia, un pizzico di amarena, eucalipto, more… uno di quei casi in cui un bicchiere tira l’altro.
2 prodotti che non affatto sfigurerebbero nella maggio parte delle carte dei vini di ristoranti di medio/alto livello.