“Il profilo sensoriale del vino”…Il mio primo libro

Oggi voglio fare questa breve comunicazione per dire che, dopo alcuni mesi di revisione, dal 27 giugno è disponibile in commercio il mio primo libro: “Il profilo sensoriale del vino. Analisi ed applicazione del metodo“.

Si tratta di un testo scientifico, rielaborazione della mia tesi di Laurea in Viticoltura ed Enologia, ultimata nel 2011.

Lo si può ordinare online e ricevere direttamente a casa, tramite il catalogo di “More Books“, cliccando qui.

cover

Edito da EAI (Edizioni Accademiche Italiane), il testo tratta le differenze tra l’analisi sensoriale e quella chimica, approfondisce la figura dell’assaggiatore e si concentra su un lavoro di diversi mesi condotto sul Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Non certo un testo “facile” o per neofiti, anche se non eccessivamente lungo o impegnativo. Se ne consiglia la lettura a chi ha delle minime basi di statistica.

Le mie amate Marche (#2 parte)

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta di una delle Regioni italiane più belle e meno conosciute, muovendoci oggi verso Macerata ed entrando anche in parte nelle provincie di Fermo ed Ascoli Piceno: la zona del Colli Maceratesi.

Macerata

Si tratta di una DOC che annovera le tipoligie Bianco, Ribona (anche nella versione spumante e passito) e Rosso (anche novello, Riserva e Sangiovese). Il Bianco viene prodotto da uve del vitigno Maceratino (Montecchiese, per almeno il 70%) e possono concorrere anche Trebbiano Toscano, Verdicchio, Incrocio Bruni 54, Pecorino, Sauvignon, Grechetto, Malvasia Toscana e Chardonnay, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 30%. Il Colli Maceratesi Ribona viene prodotto con minimo l’85% di Maceratino, mentre il Colli Maceratesi Rosso viene prodotto con almeno il 50% di Sangiovese.

Serrapetrona

Procedendo ancora verso Sud, arriviamo nella zona del fermano, in particolare nei comuni di Serrapetrona, Belforte del Chienti e San Severino. Qui possiamo trovare il vitigno Vernaccia nera, presente per almeno l’85% nel vino che fu la prima DOCG della Regione: la Vernaccia di Serrapetrona.
Vino spumante secco e dolce, esuberante e versatile almeno quanto il più famoso Lambrusco, alla sua realizzazione vino possono concorrere anche altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella provincia di Macerata. Dallo stesso vitigno anche la DOC Serrapetrona, vino che prima di essere immesso al consumo deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno 10 mesi a decorrere dal primo dicembre dell’anno di vendemmia.
A due passi da Serrapetrona troviamo un’altra DOC: i Terreni di San Severino, nelle tipologie Rosso, Rosso Superiore, Passito e Moro. Si tratta di una produzione comprendente l’intero comune di San Severino Marche, in provincia di Macerata. Per il Rosso, il Rosso Superiore e il Passito, è obbligatorio l’uso della Vernaccia Nera per almeno il 50%, mentre per ottenere il Moro è necessaria la presenza, per almeno il 60%, di Montepulciano; possono concorrere alla produzione di questa DOC tutte le varietà a bacca nera, non aromatiche, idonee alla coltivazione nella Regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente, per un massimo del 50% (per le tipologie Rosso, Rosso Superiore e Passito) e del 40% (per la tipologia Moro).
Spostandoci di pochi kilometri, approdiamo a San Ginesio, nel cui territorio comunale è consentita la produzione dell’omonima DOC (assieme a parte del territorio dei comuni di Caldarola, Camorotondo di Fiastrone, Cassapalombo e Ripe San Ginesio). Due le tipologie di vini: San Ginesio Rosso, San Ginesio Spumante (Secco e Dolce).
San Ginesio
Il San Ginesio Rosso è ottenuto da uve provenienti dal vitigno Sangiovese (minimo 50%), Vernaccia Nera, Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Ciliegiolo, da soli o congiuntamente, per un minimo del 35%; possono concorrere altri vitigni a bacca nera non aromatici per un massimo del 15%. Il San Ginesio Spumante Secco o Dolce è ottenuto da uve provenienti da Vernaccia Nera per un minimo dell’85%; possono concorrere anche tutti gli altri vitigni non aromatici a bacca nera, per un massimo del 15%. Scendendo ancora un po’ verso sud ed entrando decisamente nelle province di Fermo ed Ascoli Piceno, incontriamo la DOC Falerio, nelle sue due tipologie: Falerio e Falerio Pecorino. Il primo è composto con un blend di Trebbiano Toscano (dal 20 al 50%), Passerina (dal 10 al 30%) e Pecorino (dal 10 al 30%). Oltre a questi vitigni, possono concorrere, fino ad un massimo del 20%, tutte le altre varietà a bacca bianca non aromatiche idonee alla coltivazione nella Regione Marche.
Arriviamo ora al confine con l’Abruzzo per trattare l’ultima DOCG e l’ultima DOC delle Marche: Offida DOCG e Terre di Offida DOC. Per entrambe le DO siamo nella stessa zona di produzione, sita in provincia di Ascoli e Fermo. Per quanto riguarda l’Offida DOCG le tipologie sono 3: Rosso, Pecorino e Passerina. La zona di produzione del Rosso conta 19 comuni della provincia di Ascoli, mentre quella dei Bianchi è un po’ più ampia e comprende anche alcuni comuni della provincia di Fermo. I vitigni sono quelli considerati autoctoni nel territorio di riferimento: Montepulciano a bacca rossa, Passerina e Pecorino a bacca bianca. Possono concorrere fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Marche.
Offida
Per quel che concerne, invece, la DOC Terre di Offida, le tipologie sono le seguenti: Passerina Spumante, Passerina Passito, Passerina Vino Santo. La zona è la stessa della DOCG, eccezion fatta per la Passerina Vino Santo che ha una zona più ristretta, all’interno dei territori comunali di Ripatransone e Offida. Per la produzione di questa DOC si utilizza il vitigno Passerina, affiancato fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Marche.

Tutta la Regione Marche, inoltre, è “abbracciata” da una IGT che permette ai produttori che non possono usufruire di alcuna DO, di valorizzare ugualmente i propri prodotti. La IGT Marche annovera le tipoligie di vini rosso, bianco e rosato, anche nelle tipologie Passito e Novello.

Termina, così, il nostro breve excursus enologico della Regione Marche, i cui sapori e le emozioni non possono esser semplificati in queste poche righe
Spero comunque di esser riuscito a trasmettere almeno in parte la complessità (e la varietà) di questo territorio, invogliandoti ad approfondire quanto da me riportato, magari, se non ci sei mai stato, programmando un viaggio nelle Marche per conoscere di persona questo territorio. Ne vale la pena!!

Le mie amate Marche (#1 parte)

Circa due anni fa ho scritto un pezzo sulla mia Regione che poi non ho pubblicato sul mio blog, ma su altri siti.
A distanza di tempo e dopo quasi un anno trascorso in Norvegia, voglio condividerlo anche con il lettori del mio blog, rivisto e correto.

Buon Viaggio!!

Il nome “Le Marche” deriva dal tedesco Mark: insieme di territori di frontiera, “di marca”, appunto. Questo proprio ad indicare una Regione da sempre un po’ “appartata”, costituita da zone rimaste a lungo divise tra loro e solo nel tempo aggregate in un’unica unità amministrativa. Percorrendola da Nord a Sud si passa dalla zona al confine con la Romagna, dove spiccano il Castello di Gradara ed il Palazzo Ducale di Urbino, alla riviera delle palme di San Benedetto del Tronto, fino ad Ascoli Piceno, patria delle famose (quanto golose) olive all’ascolana, passando per Ancona, il capoluogo, Macerata e Fermo, cuori pulsanti delle attività manifatturiere di questa Regione.

Veduta dal monastero di Fabriano

Le Marche hanno una popolazione numericamente piuttosto esigua (appena un milione e mezzo di abitanti), ma sono estremamente varie anche dal punto di vista del territorio, passando dal mare alle dolci colline. Da sempre vocate all’agricoltura ed ai prodotti di eccellenza (basti pensare alla storica sagra del tartufo di Acqualagna), dal 2003 possono vantare anche una certificazione di qualità dei loro prodotti, attraverso il marchio QM: qualità garantita dalle Marche. Questa varietà si rispecchia, ovviamente, anche a tavola e, soprattutto, nel bicchiere: 5 DOCG, 19 DOC e una IGT. Il vigneto marchigiano conta circa 24 mila ettari coltivati a Vitis vinifera, per lo più distribuiti lungo la fascia orientale, prevalentemente collinare. Le più importanti zone produttive sono quelle dell’area dorica (zona del Conero, ad Ancona) e dell’area Picena (zona dell’ascolano), ottimamente esposte a sud.
Montepulciano, Sangiovese e Verdicchio sono i vitigni più diffusi, da cui si ottengono buona parte dei vini prodotti in questa Regione.Grappolo di Montepulciano
In particolare il Verdicchio, nelle sue due declinazioni (Castelli di Jesi e Matelica) ha portato in auge Le Marche nel Mondo: è questo, infatti, stando ad uno studio dell’Università Politecnica delle Marche e dall’Istituto Marchigiano di tutela Vini, il miglior vino bianco d’Italia.
Dal Verdicchio otteniamo due DOCG (Castelli di Jesi Verdicchio Riserva e Verdicchio di Matelica Riserva) e due DOC (Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica). L’areale di produzione è lo stesso sia per la DOC che per la DOCG: 22 comuni della provincia di Ancona e due della provincia di Macerata per il Verdicchio jesino, sei comuni della provincia di Macerata e due di quella di Ancona per il Verdicchio matelicese. Non è ammesso l’uso di uve a bacca bianca diverse dal Verdicchio, in quantità superiore al 15% ed il periodo di invecchiamento, per entrambe le DOCG, deve essere di minimo 18 mesi, di cui almeno sei in bottiglia. Dai colli pesaresi a quelli ascolani, passando per i maceratesi: Le Marche non sono solo il Verdicchio.
Tra Pesaro ed Urbino vengono realizzate due DOC: Bianchello del Metauro (da uve Biancame e Malvasia Toscana) e Colli Pesaresi (da vitigni tradizionali a bacca bianca, oltre a Trebbiano e Biancame, per la tipologia Bianca e Sangiovese per le tipologie Rosato e Rosso).
Rimanendo sempre a Nord, ma spostandoci verso Pergola, incontriamo un’altra DOC: Pergola. Le tipologie sono svariate: Rosso, Novello, Superiore, Riserva, Rosato Frizzante e Rosato, o Rosè, Spumante (vitigno Aleatico per almeno il 60%), mentre il Pergola Aleatico, Aleatico Superiore, Aleatico Riserva, Aleatico Spumante ed Aleatico Passito si ricavano sempre dal vitigno Aleatico, presente per almeno l’85%.
Ancona - il Passetto
Spostandoci verso la zona dorica, incontriamo l’area della Lacrima di Morro o Lacrima di Morro d’Alba: DOC presente in versione base, Superiore e Passito. Tale vino, particolarmente profumato e dalla beva estremamente gradevole, è ottenuto dalle uve del vitigno autoctono Lacrima, unico di questa zona d’Italia. A ridosso di Ancona possiamo gustarci una DOCG e ad una DOC: se il Montepulciano incontra il Sangiovese (per non più del 15%) ecco nascere il Rosso Conero Riserva DOCG, se invece, assieme al Montepulciano vi sono altri vitigni a bacca nera (sempre non oltre il 15%) potremo avere il Rosso Conero DOC. Comune alle provincie di Ancona e Macerata, la DOC Esino: Rosso (può essere anche novello) e Bianco (anche frizzante). Per i bianchi ci deve essere un minimo del 50% di Verdicchio, mentre per i rossi i vitigni Sangiovese e Montepulciano, da soli o congiuntamente, devono costituire almeno il 60%. Possono concorrere, per le percentuali restanti, tutte le uve autorizzate e/o raccomandate nelle province di Ancona e Macerata.
Altra DOC molto importante delle Marche è quella delRosso Piceno che attraversa buona parte della Regione: è presente, infatti,nelle province di Ancona (ad esclusione della zona del Rosso Conero), Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno.vigneti del Piceno
Il Rosso Piceno si ottiene da uve Montepulciano (35-85%) e Sangiovese (15-50%), ma possono essere aggiunte, fino ad un massimo del 15%, anche tutte le uve non aromatiche, a bacca rosse, idonee alla coltivazione nella Regione Marche. Le tipologie? Rosso Piceno o Piceno, Sangiovese e Superiore.
Un discorso a parte merita il Rosso Piceno Superiore che si può produrre solo in una ristretta zona del territorio della provincia di Ascoli, comprendente appena 13 comuni; la sua immissione al consumo deve essere successiva al primo novembre dell’anno successivo alla vendemmia.
Nel prossimo post parleremo del maceratese e della IGT Marche. Restate connessi!!

#LifeInNorway – Intervista per il sito Viviallestero.com

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di essere intervistato da Stefano Piergiovanni, fondatore del sito (e della community) Viviallestero.com, che ha deciso di raccontare a tutti i suoi lettori la mia esperienza in Norvegia.

Oltre che sul suo sito, riporto anche qui il suo pezzo con la mia intervista…

Buona lettura!!

IMG_20151108_135720

Abbiamo il piacere di poter parlare con un italiano che si è trasferito in Norvegia, più precisamente nella capitale Oslo. Raffaello non va alla ricerca di un lavoro, bensi per svolgere un’attività come libero professionista.

Ciao Raffaello, grazie per il tempo che ci stai concedendo. Solitamente noi iniziamo le nostre interviste con la classica domanda del: Perchè hai deciso di lasciare l’Italia?

Prima di tutto volevo ringraziarvi per avermi concesso l’opportunità di farmi conoscere attraverso il vostro sito Viviallestero.com. Il motivo che mi ha spinto a lasciare l’Italia è stato quello di accettare una proposta di lavoro di un mio amico: della serie “o la va o la spacca”. E sta andando pure bene!

Di che città sei?

Sono di Ancona, nelle Marche.

Quindi ci hai detto che sei partito per un progetto ben preciso, raccontaci qualcosa di più. 

Sono partito proprio perché avevo un progetto da svolgere, ma non si trattava di un lavoro “sicuro” come siamo abituati a concepirlo, quanto, piuttosto, di un’opportunità in cui avevo la sola garanzia che, lavorando duro e portando risultati importanti, mi sarei potuto togliere delle belle soddisfazioni.

Alla luce di un’esperienza passata nel settore della digitalizzazione, mi è stata offerta la possibilità di gestire un progetto in questo settore, qui ad Oslo. La risposta alla domanda “come hai fatto a trovare lavoro dall’Italia?”, quindi, si riassume in poche parole: partita iva, attitudine al rischio, stanchezza per il “nulla” che stavo facendo in Italia, networking, esperienze pregresse. Mai rifiutare qualcosa solo perché non è attinente a ciò per cui abbiamo studiato. Ogni esperienza può sempre tornare utile….e magari portarci anche lontano.

E come mai proprio la Norvegia?

Sinceramente non era in cima alla lista dei miei desideri, anche se devo dire che è un Paese in cui mi sto trovando bene. Tuttavia, il tipo di lavoro che sto svolgendo qui si può portare avanti anche in altri paesi, quindi non è escluso che, in futuro, io possa confrontarmi con altre nazioni.

12233170_10156236555255134_869841829_n

Come era il tuo livello di lingua inglese e di lingua norvegese al momento di partire?

Il mio livello di norvegese era (ed è) assolutamente pari a zero. Fortunatamente nei paesi scandinavi è facile comunicare con tutti in inglese, lingua di cui avevo un livello “average” e che sto inevitabilmente migliorando.

Di cosa tratta questo progetto?

Attualmente mi occupo di acquisire i dati di una lista di documenti dell’archivio di Stato di Oslo, fotografandoli. In pratica lavoro in quello che è il primo step della digitalizzazione di questo archivio. Lavorando da solo, mi occupo di tutte le fasi del progetto e questo mi permette di ottenere l’esperienza necessaria alla risoluzione dei problemi ed all’ottimizzazione della produzione. Un possibile step successivo (che mi auguro fortemente) potrebbe essere quello di occuparmi della selezione e della formazione di nuove persone, per altri progetti dello stesso tipo, in altri archivi d’Europa. Il mio obiettivo, quindi, è quello di crescere professionalmente in questo ambito e diventare responsabile della produzione in altri Paesi.

Da una parte sono dispiaciuto perché sto accantonando completamente i miei studi in tecnologie alimentari e viticoltura ed enologia, tuttavia, superati i 30 anni, era giunta l’ora di guardare con pragmatismo al proprio futuro e fare leva sulle proprie caratteristiche personali (più che sulle competenze acquisite all’università), per prendersi quel posto nella società che più sentiamo vicino al nostro vero io.

Forse un giorno sarò un manager in una qualche azienda alimentare oppure aprirò io la mia azienda. Per ora faccio tesoro di ogni esperienza e di ogni giorno di lavoro qui.

P1010345

Quali secondo te sono gli aspetti positivi, nel settore lavorativo e nella tua vita privata, che in Norvegia trovi mentre in Italia no?

Pur lavorando da libero professionista per conto di una azienda che non è norvegese, qui sto notando alcune cose a mio avviso positive: innanzitutto i salari, che sono decisamente più alti che in Italia (e probabilmente i più alti d’Europa). Certo, il costo della vita è “impegnativo”, ma con le giuste attenzioni si vive comunque bene. Le giornate lavorative sono generalmente da 7 ore e mezzo e tutto l’extra work è recuperabile con permessi o pagato come straordinari. Cordialità ed educazione sono all’ordine del giorno e possono veramente sorprendere chi, purtroppo, viene da un paese come il nostro, dove spesso superiori o titolari mancano dei fondamentali della buona educazione. In generale mi sembra di notare una certa tranquillità, sia a lavoro che nella vita di tutti i giorni.

Io lavoro con altri ritmi, dato che non ho un salario base, ma il mio guadagno attuale non è lontanamente paragonabile con ciò che prendevo in Italia.

Stare qui, inoltre, permette di migliorare l’inglese: altro aspetto per me molto importante.

La grande attenzione per l’aspetto fisico (palestre aperte dalle 5.00 del mattino alle 24.00 durante la settimana), fa si che qui tutti prendano sul serio l’attività sportiva e questo è senza dubbio un fatto positivo. Altra cosa che mi piace molto, è quella di poter fare la spesa fino a sera inoltrata. I supermercati, infatti, hanno un orario di apertura molto più ampio di quelli italiani: alcuni dalle 7.00 alle 23.00, altri dalle 6.00 alle 24.00.

P1010348

C’è qualcosa che ti manca dell’Italia?

In cima a tutto le persone. E’ inevitabile che lasciando il proprio paese, si lasciano anche le persone che ci vogliono bene ed a cui vogliamo bene e questa senza dubbio è la cosa che manca di più.

Al secondo posto metterei…il bidet!

Infine…la varietà di scelta (ed i prezzi) dei prodotti alimentari e delle bevande alcoliche (sulle quali qui vigono dazi e leggi per noi incomprensibili).

Cosa consiglieresti a chi vuole seguire i tuoi passi?

Organizzatevi! A seconda di ciò che decidete di fare, valutate se iniziare già a studiare il norvegese prima di partire o se può esservi sufficiente un buon livello di inglese; ma dev’essere buono per davvero, eh! Spesso leggo gente che sostiene di avere un livello di inglese “scolastico”. A mio avviso questa è una definizione “scaricabarili”, con cui si cerca di incolpare il sistema formativo scolastico per la propria mancanza di voglia di apprendere seriamente questa lingua.

Altra cosa importante: avete almeno 5.000 euro da parte? Io qui pago sulle 650 euro al mese per una stanza singola in un appartamento condiviso con altre persone e posso ritenermi fortunato. Stando attenti riuscirete a non superare i 100 euro a settimana per la spesa, ma dovete evitare le bevande alcoliche e ridurre al minimo indispensabile gli acquisti al di fuori dei supermercati. Ah, se fumate, smettete quanto prima: ne va della vostra salute finanziaria…

Inoltre, considerando che vi chiederanno quasi ovunque tre mensilità di deposito, oltre al primo mese, si parte subito con spese considerevoli: pensateci bene, onde evitare di ritornare a casa con le osse rotte, anche perché la stragrande maggioranza di chi propone case o stanze in affitto, vi sottoporrà un contratto annuale. Cercate di partire con le idee ben chiare e non allo sbaraglio!

Per quanto riguarda il gran freddo, per mia fortuna ancora non l’ho incontrato, ma parlando con altre persone, so che è bene dotarsi di materiali termici e calzamaglie. Nei mesi di gennaio e febbraio, inoltre, conviene procurarsi integratori di vitamina D per fronteggiare la carenza di luce solare (che invece sarà abbondante nei mesi estivi).

A parte questo, la Norvegia è un Paese bellissimo, con un sistema di welfare all’avanguardia ed ideale per gli amanti dello sport e della natura. Se riuscite ad integrarvi, farete fare un considerevole step in avanti alla vostra vita.

20151115_151136

Grazie mille Raffaello per il tempo che ci hai concesso, ti auguriamo che i tuoi progetti vadano a gonfie vele. Tienici aggiornati!

Certo, non mancherò! Un saluto a tutti i lettori di Viviallestero.com.

Intervista a CulturAgroalimentare.com

Nella mia (purtroppo ancora breve) carriera televisiva o quando conduco un video aziendale, di norma sono io ad intervistare una persona e rivolgere domande inerenti un determinato campo…

Questa volta, invece, sono stato messo “dall’altra parte” dai ragazzi di “Io Scelgo Italiano” che hanno voluto intervistarmi, come “promotore” della diffusione della Cultura per il cibo e per il vino di qualità.

Oltre che sul loro sito, ho deciso di riproporre questo breve scambio di battute e di idee anche qui…

Buona lettura!!

557919_10200945295944811_455884036_n

1) Potresti dirci, in poche righe, come è nata l’idea di creare il blog CulturAgroalimentare ?

Era Luglio del 2013 e stavo seguendo i corsi di un Master in Agrifood Management. Una delle relatrici parlava dell’importanza di avere un blog e forniva spunti su come svilupparlo….e lì mi venne l’idea! Inizialmente volevo usare il mio blog esclusivamente come mezzo “di ripasso” per le lezioni, da poco concluse, del secondo livello del corso per diventare sommelier e per narrare qualche aneddoto o approfondire tematiche legate al mondo del vino.
I blog incentrati su questo prodotto, però, erano già parecchi e non ritenevo fosse giusto limitarmi a parlare solo di argomenti che avessero a che fare con le mie competenze acquisite con Laurea in Enologia e con i vari corsi da sommelier ed assaggiatore di vino. Volevo poter sfruttare anche la mia Laurea principale: quella in Tecnologie Alimentari, oltre a parlare anche di olio, dato che sono un assaggiatore iscritto alla Camera di Commercio di Ancona…. e così, anche con una certa dose di ambizione, è nato CulturAgroalimentare.com

2) La “mission” del tuo progetto è legata al tuo desiderio di condividere la passione per il vino e per il cibo di qualità. In tempi in cui si sente spesso parlare di scandali nel settore alimentare (un esempio per tutti, le “mozzarelle blu” di qualche anno fa), è difficile, per il consumatore medio, riuscire a riconoscere un prodotto di qualità da uno mediocre?

Difficile se non impossibile…. Tempo fa sentivo un medico criticare un olio che “gli pizzicava in gola…” Il nostro “amico”, a quanto pare, non sapeva che il piccante e l’amaro sono due indizi della qualità di un olio, poichè legati al contenuto polifenolico. Se l’ignoranza parte da chi dovrebbe, invece, essere un po’ una guida per il consumatore, tutto diventa più difficile….
Mettiamoci anche che la Globalizzazione permette a prodotti dalla dubbia qualità di arrivare sugli scaffali dei nostri negozi a prezzi estremamente competitivi, ecco che diventa sempre più arduo tenere fede al principio di Ippocrate che vorrebbe che il cibo sia la nostra medicina”.

3) Siti come il tuo, in cui i vari prodotti vengono analizzati in modo rigoroso possono essere d’aiuto per indirizzare il consumatore verso produttori affidabili ed educarlo dal punto di vista agroalimentare. Dovendo valutare la qualità dei prodotti, in base alla tua esperienza, che voto complessivo daresti ai produttori locali che hai incontrato? Sono mediamente attenti a curare la qualità dei loro prodotti?

In questo primo anno e mezzo mi sono concentrato quasi esclusivamente sui vini, anche grazie alle competenze abbastanza approfondite in materia di analisi sensoriale e degustazione sviluppate negli anni. Tuttavia, non mi dispiacerebbe affatto assaggiare anche oli d’oliva ed altri prodotti, per poter dare spunti utili a tutti gli “enogastrocuriosi” come me.
E’ chiaro che, se potessi vivere esclusivamente della mia passione per la comunicazione del mondo agroalimentare, concentrandomi sulle fiere di settore, sulle visite alle aziende e sulle degustazioni, potrei approfondire molto di più tanti aspetti interessanti legati al mondo del Food & Beverage.
Tuttavia, anche grazie agli eventi in cui sono stato coinvolto come blogger, posso dire che l’Italia è senza dubbio una delle zone del mondo più gratificanti per i palati esigenti e noi che viviamo tra le Marche e l’Abruzzo, siamo senz’altro molto fortunati: dal Montepulciano d’Abruzzo del Teramano, al Tartufo di Acqualagna, passando per il Vin Cotto del Maceratese ed il Verdicchio della Valle dell’Esino…. Abbiamo produttori attenti alla cura del dettaglio ed alla valorizzazione delle tipicità. Elementi fondamentali per difendersi da chi cerca di immettere sul mercato solo prodotti low cost, provenienti da fabbriche dislocate ben lontane dal nostro Paese.

4) Parlare di qualità spesso in passato significava rivolgersi ad una clientela di livello medio-alto, persone che possono permettersi di spendere di più rispetto al comune consumatore. Pensi che questo discorso sia sempre valido ed addirittura enfatizzato dalla crisi economica? Oppure anche il consumatore medio ha iniziato ad interessarsi alla qualità del cibo che mette nel carrello della spesa, privilegiando magari produttori locali?

Penso che pochi mesi fa ho partecipato ad una serie di eventi in cui ho capito quanto siamo fortunati a poterci permettere la Sardina dell’Adriatico: il miglior esempio di come non sempre sia necessario svenarsi per portare in tavola qualcosa che sia al contempo buono e salutare.
Caviale, sushi e sashimi ed altre mode provenienti da altri paesi, stanno facendo in parte cambiare i gusti degli Italiani, in parte convincendoci che sia buono solo ciò che è “trendy” e che, ovviamente, ha un costo abbastanza elevato.
Sicuramente la contrazione economica che viviamo da ormai troppo tempo, ha portato la maggior parte di noi a puntare i prezzi più bassi segnalati sugli scaffali dei Discount, prestando meno attenzione a tutto ciò che è riportato in etichetta.
Per vincere le difficoltà di questo periodo, possiamo ricercare idee utili anche nei programmi di cucina che sono ormai trasmessi su ogni canale: prendiamo spunti ed idee per realizzare a casa piatti “da leccarsi i baffi“. E’ possibile. Con il km zero e l’attenzione al produttore, tutti, dal consumatore medio a quello più istruito fino a quello che non ha problemi di denaro, possiamo trattarci bene, alimentando l’economia della zona in cui viviamo e mettendo in tavola qualcosa di sano e gustoso.
Particolarmente importante è, in questo momento, il ruolo della Ristorazione che deve costantemente rinnovarsi ed aggiornarsi, proponendo piatti legati al territorio, realizzati con materie prime semplici, ma imbattibili: spezie, erbe aromatiche, pesce o carne, a seconda della zona, farine italiane.

5) Puoi dirci quale è il tuo vino preferito tra tutti quelli che hai assaggiato e a quali piatti della tradizione locale ti piace abbinarlo? Magari senza dirci il nome dell’azienda che lo produce!

Io sono un amante di tutti quei vini caldi e profumati, ideali da bere da soli o con qualche dolce…. Quindi passiti e vino cotto… Da buon marchigiano, nato a Jesi, sono un fan del Verdicchio, con un debole per la Lacrima.
Il vino migliore in assoluto, però, è il prossimo….
Quello che ancora non ho assaggiato.
Perchè la vita è una ricerca continua e la vite è un dono di Dio agli uomini, che devono saperla amare ed utilizzare nel miglior modo possibile.
Abitando ad Ancona, sono sempre molto contento quando c’è dell’ottimo pesce sulla mia tavola, quindi, a seconda della cottura, un bel Verdicchio importante oppure una fresca bollicina! Anche un Prosecco, purchè DOCG!

6) Puoi darci qualche anticipazione su nuove rubriche che hai in programma di inserire nel tuo blog?

Prima di tutto, un progetto: il Circuito CulturAgroalimentare. Un numero ristretto di Aziende che realizzino prodotti di qualità, da conoscere e comunicare sul mio blog e sugli altri siti sui quali posso scrivere. Vorrei diventare ambasciatore, in Italia e non solo, di quelle realtà che hanno passione, ambizione e voglia di emergere, per aiutarle a comunicare più efficacemente il valore del loro Brand e dei loro prodotti.
In secondo luogo, vorrei riuscire ad inserire nel mio blog, una rubrica video, di approfondimento sul mondo del vino e sulla degustazione. Per dare a tutti, con filmati brevi e semplici, le nozioni principali per capire ciò che mettiamo nel bicchiere.
Per il resto….restate connessi e mettete il vostro like sulla pagina facebook di CulturAgroalimentare!
In fin dei conti, l’unico limite, è la nostra fantasia…!

Fantasia3

Collaboriamo insieme?

Ciao!

school-of-business_0

Oggi sono qui non per parlarti di un vino, di un ristorante o di un evento, ma per proporti un’idea: il circuito CulturAgroalimentare.com

Se stai leggendo questo articolo, significa che mi conosci già o hai già avuto modo di leggere qualche mio post: qui, su facebook o su qualche altro sito!

Oggi, dopo oltre un anno e mezzo di attività da blogger, ho deciso di unire le mie più grandi passioni: la comunicazione ed il mondo agroalimentare.

Come?

A partire da questo momento, inizierò a selezionare realtà produttive (dei settori agroalimentare e viticolo-enologico) serie ed ambiziose, in grado di realizzare prodotti di qualità, che desiderino seriamente incrementare la propria visibilità, per ottenerne un rientro commerciale.

Sarò al contempo un brand ambassador ed un addetto stampa “on demand”, con il chiaro intento di promuovere quelle realtà che riterrò così valide da volerci “mettere la faccia”, la penna e tutto me stesso.

Se vuoi saperne di più e capire come e se possiamo effettivamente collaborare, non esitare a scrivermi: info@culturagroalimentare.com

Andiamo insieme, verso nuovi orizzonti….

 557919_10200945295944811_455884036_n