Idea Last Minute per il Ponte di inizio Giugno

Negli scorsi giorni vi ho parlato del residence Sentieri nella roccia a Piaggine (SA): un’ottima occasione per fare una vacanza e contribuire anche alla realizzazione di importanti progetti no profit.

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Oggi c’è una grande notizia per tutti coloro che vogliono approfittare del 2 giugno per “costruirsi un bel ponte” vacanziero: una duplice offerta last minute!!

Quando?

30-31 Maggio e/o 1-2 Giugno 2015

Costo?

– Appartamento 5 persone a 100,00 euro a notte con colazione inclusa
– Appartamento 2 persone a 60,00 euro a notte con colazione inclusa

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Possibilità di utilizzare una navetta dalla Stazione di Capaccio a Piaggine (Sa) per l’arrivo al Residence a solo 10 euro a persona.

Convenzione per il pranzo (comprensivo di primo, secondo, contorno, dolce e bibite): 20,00 euro a persona.

Sono previste anche alcune visite ed escursioni (ovviamente facoltative).

Programma:
30 Maggio – arrivo nel Residence “Sentieri nella Roccia” e accoglienza con aperitivo e gelato artigianale.
31 Maggio – escursione mattutina a Monte Vivo e degustazione Tenuta Mainardi; visita pomeridiana al centro storico e cena al Ristorante “Le Sorgenti del Calore”
1 Giugno – Visita mattutina alle Gole del Calore e pranzo al Remolino; escursione pomeridiana al centro storico di Laurino ed al fiume Gorgonero di San Rocco.

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Come fare per approfittare di queste offerte speciali?

Contattare direttamente la responsabile della counicazione Lidia Ianuario, utilizzando il codice CULTURAGROALIMENTARE.COM.
Chiamare o mandare un sms al numero 346.51.073.57 oppure inviare una mail all’indirizzo redazionenewage@gmail.com

Suggerimenti per raggiungere il Residence, venendo in macchina:

google maps

Da Napoli proseguire verso Salerno – Uscita Battipaglia ed immettersi sulla S.S.18 – Uscita Capaccio Scalo e Proseguire per Roccadaspide – Arrivati a Roccadaspide seguire le indicazioni Piaggine (senza passare per Castel San Lorenzo) – Villa Littorio – Piaggine (Arrivo)
Oppure
Da Napoli proseguire verso Salerno – Uscita Sala Consilina – Proseguire verso Teggiano ed immettersi sulla strada del Corticato – Seguire sempre Piaggine.
N.B. Abbandonare il navigatore e seguire attentamente le indicazioni sopra riportate.

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Non chiamatelo “Prosecchino”

BREVE TOUR DEL VENETO – SECONDA PUNTATA

Non si può dire di esser stati in Veneto, senza riportarsi a casa almeno un po’ di Prosecco…ma per approfondire al meglio il mondo affascinante che si cela dietro quello che è uno dei prodotti enologici più venduti in Italia, mi sono recato presso la Cantina Merotto a Col San Martino.

Qui ho avuto la possibilità di intervistare il loro tecnico: Mark Merotto.

Io con Mark 1

Con lui ho capito la grande differenza che c’è tra il Prosecco DOCG e quello DOC.
La zona della DOC è situata esclusivamente in pianura, con una estensione di circa 20 mila ettari tra Veneto e Friuli (area vasta, terreni e climi diversi).
Per evitare di farsi “copiare il nome”, si è scelto di depositare il termine “Prosecco” facendo passare la DOC a DOCG e l’IGT a DOC.

Oggi quando parliamo di DOCG intendiamo una zona esclusivamente collinare, con una produzione molto inferiore rispetto alla DOC e con una superficie di appena 6000 ha, la cui zona storica va da Conegliano a Valdobbiadene.

La necessità di “sfruttare un nome conosciuto”, spendendo poco, ha portato ad una grande richiesta sul mercato della DOC, a tal punto che oggi è possibile affermare che “il primo alleato del prosecco DOC é il DOCG e il primo nemico del DOCG é il DOC“.

Non conoscendo a fondo le differenze che vi sono tra la DOCG e la DOC, infatti, si tende a prediligere l’acquisto della seconda tipologia, con ripercussioni non proprio positive per la DOCG.

Il top del Prosecco è il Cartizze, seguito dal Prosecco DOCG. La prima qualità di DOCG è il Rive (legato ad una specifica zona produttiva), con un disciplinare più restrittivo del DOCG, che prevede 6000 ha totali per meno di 70 milioni di bottiglie (90% spumante con una pressione in bottiglia di minima 3,5 atm, il rimanente 10% è costituito da vino fermo e frizzante, con una pressione che non va oltre le 2,5 atm).

Fatta questa breve, ma doverosa introduzione, andiamo ora a parlare in maniera più specifica dell’Azienda Merotto.

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Le tipologie di spumante sono 3:
– Brut (0-12 g/l di zucchero);
– Extra dry (12-17 g/l);
– Dry (17-35 g/l).

Il 60% del prodotto è extra dry perché rispecchia maggiormente il vitigno. L’uva di Glera, infatti, ha delle caratteristiche molto fruttate, freschezza e fragranza: tali sensazioni vanno gustate entro due anni. Non si tratta, infatti, di un vino predisposto all’evoluzione in bottiglia.

Sylvot e Cappuccina sono i principali sistemi di allevamento, con una densità di 3000/3500 ceppi/ettaro.
I terreni sono marne-arenaree-cineree.
Il Glera ha un grande sviluppo fogliare, ma non si fanno defogliazioni, in quanto i terreni sono disposti a sud, senza problemi di ristagno e permettono di non fare defogliazioni, anche perché si dovrebbero fare a mano, su un sistema di allevamento non idoneo alla defogliazione; sono, invece, previste 2 o 3 potature verdi.

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Alcolicità moderata e grande beva, unitamente a stili di vita abbastanza frenetici, hanno concorso al grande successo commerciale del Prosecco, pronto per essere gustato in qualsiasi momento della giornata.
Il residuo zuccherino intermedio dell’extra dry accontenta più palati.
Verdiso (acidità), Bianchetta (maggior grado zuccherino) e Perera (profumi) possono concorrere in piccole percentuali, aggiungendosi così al Glera.

I terreni in pendenza favoriscono il drenaggio. Ogni anno vengono impiantate nuove viti, senza estirpare quelle vecchie che, con le loro radici, evitano frane.
Una vite entra in piena produzione verso l’ottavo anno e nello stesso vigneto vi sono viti di diversi anni: questo favorisce l’ombreggiamento delle nuove viti e la competizione radicale, integrando anche sfumature aromatiche diverse.

In collina è possibile effettuare un minor numero di trattamenti perché ci sono meno ristagni di umidità.

La vendemmia dura almeno 20 giorni, perché in punti diversi della collina, l’uva raggiunge la perfetta maturazione in tempi diversi.
Produzione: 500.000 bottiglie. 40% del venduto all’estero.
Tra proprietà e affitto, l’azienda dispone di circa 20 ettari.

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Prodotti principali:
– 2 versioni di brut (“Graziano Merotto” e “Bareta”. Il primo è particolarmente interessante, poichè ottenuto da un solo vigneto. Il mosto fiore va direttamente in autoclave per diventare spumante e poi resta sui propri lieviti per altri 6-7 mesi, prima di venir filtrato ed imbottigliato);
– 1 extra dry;
– 1 dry (“La Primavera di Barbara”);
– Rosè: base di pinot nero.

In generale, si fanno assemblaggi di vini fermi diversi, ottenuti da uve raccolte in zone diverse, con caratteristiche diverse, per poi fare la presa di spuma in autoclave ed ottenere un vino che sia extra dry/dry.

Nonostante una considerevole produzione, il primo produttore di spumante al mondo rimane ad oggi la Germania, seguita dalla Russia.

Tuttavia in Italia e non solo, ormai, il termine “Prosecco” è talmente in voga da aver quasi soppiantato il termine “Aperitivo” e il consumatore medio tende anche ad indicare con questa parola il vino frizzante…qualunque esso sia!

Tra ciò che un barista può acquistare a 2 o 3 a bottiglia ed un Prosecco DOCG, però, c’è molta differenza…quindi…la prossima volta che vorrete fare un aperitivo con questo vino…per favore…non chiamatelo “Prosecchino”!!

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(Clicca qui per vedere altre foto di questa visita).

Consigli gastronomici:  a circa 20 minuti da questa Cantina si trova l’Ostaria al Contadin.
Un agriturismo con camere dove è possibile mangiare carne allo spiedo e piatti tipici della zona.
Produzione anche di vino proprio (Azienda Agricola Crodi).
Davvero un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Nel caso vi trovaste in zona, l’indirizzo preciso è
Via Capovilla 17-19
31030 Combai di Miane (TV)
Tel: 0438/960064

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Amarone e Recioto: gemelli eterozigoti della Valpolicella

BREVE TOUR DEL VENETO – PRIMA PUNTATA

Negli ultimi mesi ho avuto il piacere di conoscere da vicino 2 interessanti realtà della Valpolicella, avvicinandomi, così, ad un vino tanto importante, quanto conosciuto: l’Amarone!!

Nato “per errore” in una zona da sempre abituata a produrre vino dolce (il Recioto), l’Amarone si è affermato negli anni, divenendo uno dei prodotti enologici italiani più diffusi all’estero. Soprattutto in paesi dai climi piuttosto rigidi, come quelli Scandinavi o in Russia.

Approfittando delle vacanze di Ferragosto, sono andato a trovare un caro vecchio amico, l’avvocato Bazzea di Vicenza, che, assieme all’esperto Sommelier Riccardo Calderato, mi ha fatto da Cicerone attraverso alcune parti di questa splendida zona d’Italia.

La prima tappa di un breve, ma intenso tour del Veneto si è svolta presso la Cantina Dal Forno.

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Ci troviamo nella Val d’Illasi, presso la Frazione del Comune di Illasi, nota come Cellore. Questa è una zona collinare con pendii che salgono gradatamente da 100 fino a 400 metri sul livello del mare.

La zona classica del Valpolicella è quella a ridosso del Comune di Negrara; la Cantina Dal Forno, invece, si trova nella zona allargata, vicino a Soave.

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Che si tratti di Amarone o di Valpolicella, le fasi produttive sono sempre le stesse. Le differenze, le vedremo alla fine…e nel bicchiere…!!

La vinificazione avviene separatamente per ogni lotto e prevede una macerazione breve, ma intensa.
Si usano esclusivamente barrique, invece delle botti grandi.
I circa 30 ettari di vigneto sono coltivati a Guyot, con una densità impressionante: 13000-14000 ceppi per ettaro. Oltre alle normali potature, in estate si esegue anche una defogliazione.
Importante è anche lo sfruttamento della tecnologia disponibile. Tanti ingredienti che portano a trovare le bottiglie che escono da quest’azienda anche a 400 o più dollari l’una sul mercato americano.

I vigneti coltivati sono esclusivamente Corvina, Corvinone, Rondinella e Coratina. La Molinara è stata tolta da qualche anno perché dava aromi che non corrispondevano alla loro idea di Valpolicella.

Durante la mia visita, ho avuto la possibilità di intervistare Luca Dal Forno, uno dei tre figli di Romano, il fondatore dell’azienda.
La cantina è nata negli anni ’80 e le prime vinificazioni sono state eseguite in vasche di cemento. Tra il 1995 ed il 1997 si è passati all’acciaio; ora, dal 2008, sono stati acquistati 6 nuovi vinificatori a secco dotati di 4 pistoni per la follatura. Tali vasche vengono lavate con acqua a 150 bar e 75 gradi.

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La raccolta viene eseguita a mano e l’uva viene riposta in plateau da 5 kg, dove subirà l’appassimento in sale ventilate per circa 2 mesi. Tali sale prevedono la gestione computerizzata anche dell’apertura delle finestre.

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La fermentazione dura circa 12-15 giorni, con una ossigenatura iniziale; dopodiché le vasche vengono chiuse e si effettuano numerose follature variabili a seconda della fase della fermentazione. Tutta questa fase avviene sotto vuoto, con il solo sfogo della CO2 e controllato nel dettaglio in maniera computerizzata.

Terminata la fermentazione, il vino viene subito passato in barrique di rovere (americana fino a qualche anno fa, ora francese) di primo passaggio, dove permarrà per 2 o 3 anni. Qui avviene una iniziale fermentazione Malolattica, dopodiché si spostano le barrique in barriquaia, a 9 metri sotto terra. Per dare un’ulteriore idea delle dimensioni di questa azienda, vi dico che vengono acquistate circa 200 barrique all anno…

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Si torna ora nella sala dove sono presenti tutti i vinificatori, per “assemblare” i vini in varie vasche, tra cui una da 711 hl: in tal modo si ottiene un’ottima omogenizzazione del prodotto. Questa fase dura per uno o due mesi, durante i quali si ha modo di svolgere le chiarifiche e le filtrazioni, prima di passare ad imbottigliare il prodotto.
Affinamento in bottiglia: 2 anni in barrique e 3 in bottiglia oppure 3 anni in barrique e 2 in bottiglia. Il sesto anno il prodotto viene messo in commercio.

Le differenze tra l’Amarone ed il Valpolicella sono esclusivamente legate ai tempi di appassimento delle uve (ovviamente maggiori per l’Amarone) ed all’età delle vigne (più giovani quelle usate per il Valpolicella).

Il Recioto si produce solo quando l’annata lo permette e prevede un appassimento dei grappoli fino a gennaio e la successiva fermentazione, che si interromperà da sola quando il vino avrà raggiunto una gradazione alcolica di circa 14 gradi.
Prima di essere imbottigliato, il prodotto è sottoposto ad una micro filtrazione con membrane da un micron.
Il residuo zuccherino del Recioto è di circa 150 g/l, ma si avverte bene anche la presenza del tannino, capace di asciugare la bocca. E’ un vino straordinario!!

Come sempre, tutte le foto di questa visita sono disponibili sulla nostra pagina Facebook, cliccando qui!!

Io concludo questo post invitandovi a rimanere connessi con CulturAgroalimentare, in attesa della prossima puntata…

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Prosit!! 

Azienda Agricola LA PIEVE (Montaione – FI)

Rimanendo sempre in Toscana, merita menzione l‘azienda agricola La Pieve, sita a Montaione (FI), tra meravigliose colline.

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Ospite del proprietario, il gentilissimo Simone Tognetti, ho avuto il piacere di provare e valutare diversi prodotti, tutti bio, realizzati a partire da attente analisi del terreno e da un’accurata selezione varietale.

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Si tratta di una realtà di circa 20 ettari, distribuiti in due zone diverse della Toscana, una a 200 e l’altra a 500 metri sul livello del mare. Per lo sviluppo dei loro prodotti, sono supportati dall’enologo Luciano Bandini.

Durante il nostro incontro, abbiamo assaggiato:

– “Le Fate Furbe“, annata 2012, 12,5 gradi di alcol. Realizzato a partire da uve Sauvignon blanc (95%) e Gewurztraminer (5%). Un vino giallo paglierino non troppo brillante e con una buona consistenza. Al naso è fine, abbastanza intenso ed interessante soprattutto per il profumo di ginestra e di bossio leggero (in pratica si avverte appena il tipico sentore di “pipì di gatto” Sauvignon).
In bocca è fresco, sapido ed equilibrato.
Ottimo in abbinamento col pesce (in particolare salmone ed acciughe) e con i risotti ai formaggi.
Mio voto: 84

– “Rosato” (produzione di solo 500 bottiglie), 13 gradi di alcol. Ottenuto esclusivamente da Pinot Nero.
Vino strutturato, con bellissimi colori che ricordano il Cerasuolo d’Abruzzo. Al naso si avverte la fragolina di bosco ed un leggerissimo aroma di muschio selvatico.
In bocca è abbastanza persistente, abbastanza complesso, poco tannico, abbastanza equilibrato e caldo al punto giusto. Presenta una bella acidità ed una discreta morbidezza.
Lo vedrei bene in abbinamento a paste al sugo.
Mio voto: 81

– “Chianti“, annata 2012, 14 gradi di alcol, ottenuto da uve Sangiovese (80%), Canaiolo, Colorino e Ciliegiolo.
Questo vino si presenta con un bel colore rosso rubino, limpido ed abbastanza consistente. Al naso è abbastanza complesso, intenso, fine e con interessanti note aromatiche erbacee e qualche richiamo di lampone.
In bocca si fa notare soprattutto per il bel tannino e la buona struttura.
Tali caratteristiche lo rendono ottimo per la cacciagione e per preparazioni a base di sughi piuttosto complessi.
Mio voto: 85

– “Chianti Fortebraccio“, annata 2010, 14,5 gradi di alcol. Questo prodotto è la “riserva” dell’azienda ed esce sul mercato dopo 12 mesi di affinamento in barrique di 2° o 3° passaggio, più un anno in bottiglia.
Questo vino si presenta con un bel rosso rubino tendente al granato. Al naso avvertiamo tutta la complessità di aromi che un vino così importante ci può regalare: liquirizia, ciliegia sotto spirito, tabacco.
In bocca si avverte un tannino pronunciato, ma non troppo aggressivo e una bella persistenza.
Gli abbinamenti migliori qui sono con gli arrosti, la trippa alla fiorentina, gli umidi.
Mio voto: 87

– “Il Gobbo nero“, annata 2010, 14,5 gradi di alcol, ottenuto esclusivamente da Syrah (clone selezionato dalla zona del Rodano). Anche questo prodotto esce sul mercato dopo 12 mesi di affinamento in barrique di 2° o 3° passaggio, più un anno in bottiglia.
Colore: rosso rubino impenetrabile. Naso: spezie (pepe su tutte), fiori rossi.
In bocca, a dispetto di quanto potevamo pensare (ed anche un po’ temere), il vino si presenta leggero, raffinato, alcolico, complesso, persistente. Un vino eccellente per chi desidera qualcosa di complesso, ma senza arrivare alla struttura ed alla tannicità importante del Chianti riserva.
Davvero una bellissima sorpresa, da gustare in abbinamento con affettati, piatti sapidi e di corpo.
Mio voto: 89

Sono rimasto veramente soddisfatto da questo incontro.

Realtà come queste meritano attenzione e rispetto, poichè sono in grado di fornire una bella immagine del nostro Paese anche all’estero.

Guarda tutte le foto di questa visita sul nostro album facebook.

Ristorante Casa Masi (Montaione – FI)

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Quando si dice che “anche l’occhio vuole la sua parte” ci si riferisce all’importanza di curare la presentazione di un piatto, oltre che la sua preparazione. Se, però, si mangia qualcosa di buono e bello, in un posto in grado di trasmettere calore ed accoglienza, ecco che una cena può trasformarsi in un momento quasi “magico”.

Varcando l’ingresso del piccolo parco all’interno del quale si trova la Trattoria Toscana Casa Masi, si ha subito l’impressione di essere entrati in una piccola oasi dell’eleganza.

Tale impressione è confermata entrando nel locale, i cui arredi sono in grado di far sentire subito accolto il consumatore, invitato ad accomodarsi dai sorrisi rassicuranti di Lorenzo e dei vari dipendenti.

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Premetto che ho partecipato ad una cena il cui menù era già stato concordato e non ho potuto, quindi, studiare dettagliatamente l’intera offerta in carta.

Ad ogni modo, abbiamo pasteggiato con unico vino, ottimo per i secondi, ma del tutto errato per i primi: IGT Maremma Toscana “Il Pacchia”, dell’azienda Tenuta Moraia. Un vino strutturato, ma non esageratamente caldo, con un bel tannino levigato.

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Molto buoni i primi: gramigna agli spinaci ai formaggi, serviti all’interno di una forma di formaggio e linguine con asparagi e pomodorini. L’unico appunto è che si sarebbero dovuti servire in ordine inverso…

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Il vero salto di qualità è con i secondi: una tagliata di manzo (ben al sangue) e la bistecca alla fiorentina fritta, il tutto accompagnato da patatine col rosmarino, cotte al forno.

Il dolce, un tortino al cioccolato semifuso, conclude degnamente quest’ottimo pasto. Il tutto per 35 euro, forse un filo troppo…

Ricapitolando, ecco i miei voti:
– Ambiente: **** 4/5
– Cura nel servizio: *** 3/5
– Qualità dei cibi: ***** 5/5
– Rapporto qualità/prezzo *** 3/5

Tutte le foto di questa cena, sono visionabili qui.

Un week end a Ferrara e dintorni

Fin da quando ero bambino, ho sempre visto l’Emilia Romagna come una regione estremamente interessante per due aspetti: le donne ed il cibo.

Pur non avendo particolarmente approfondito il primo di questi due temi, sul secondo (la buona tavola) non sono mai stato smentito. Approfittando, allora, del week end appena terminato, ho deciso di concedermi 3 giorni tra Ferrara e i Lidi di Comacchio per fare il turista…almeno in parte anche enogastronomico, ovviamente!!

In queste zone il Sangiovese esprime i suoi profumi più affascinanti, sposandosi a meraviglia con la maggior parte dei piatti del territorio. Non siamo troppo lontani dalla zona di produzione del Parmigiano Reggiano, eppure più che per i formaggi, il ferrarese si fa apprezzare per le lavorazioni del maiale, che ci regalano coppa, guanciale, cotechino e la straordinaria salama da sugo. Da segnalare, inoltre, l’onnipresenza, in cucina, della zucca e dell’amaretto.

Ho pernottato presso l’Hotel Lucrezia Borgia, il cui ristorante è aperto anche a chi non vi soggiorna…e a ben donde! La cucina, infatti, è veramente legata al territorio, abbondante e qualitativamente valida. In particolar modo mi colpisce un primo: i cappellacci ripieni con la zucca, conditi con burro e salvia. Pregevole il contrasto tra la dolcezza del ripiena e la succulenza del condimento.

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Niente male nemmeno il primo della casa: le tagliatelle alla Lucrezia Borgia (vale a dire con panna, guanciale, salsiccia ed olive).

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Il giorno successivo decido di visitare l’enoteca al “Brindisi” (di Pellegrini Federico, Via Adelardi 11), adiacente la stupenda Cattedrale. L’atmosfera è affascinante: un po’ caffè da intellettuali parigini del 19esimo secolo ed un po’ osteria, ma con un occhio di riguardo per i vini.
Musica soffusa e cucina a vista completano il quadretto e fanno passare in secondo piano un servizio non proprio impeccabile.

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La carta dei vini non è immensa, ma presenta un’offerta tutto sommato quasi accettabile ed in linea con i prezzi di mercato.
Interessante il Rosato Spumante di Mattarelli, con cui accompagno la selezione di salumi tipici del territorio: ancora una volta l’abbinamento dei prodotti gastronomici tipici, con i vini locali non tradisce le attese.

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Pochi numeri civici più avanti (Via Adelardi 27, per la precisione) sorge la Pizzeria Osteria Adelardi, dove decido di cenare scegliendo la pizza della casa (pizza Adelardi): mozzarella, guanciale, erbette, crema di zucca ed amaretto. Uno spumante demisec si sposerebbe bene con questo raffinato mix di sapori.

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Sono veramente soddisfatto dalle bellezze artistiche ammirate, ma anche molto intrigato dalle stuzzicanti scoperte culinarie fatte.
Altro che week end….il discorso meriterebbe approfondimenti ben più ampi, ma la mia silhouette (già tutt’altro che invidiabile) sarebbe messa a durissima prova…!

Lascio, dunque, la bella Ferrara, per dirigermi verso il Mar Adriatico: destinazione Comacchio.

Ho letto su Tripadvisor della presenza di una friggitoria che merita di essere visitata: “Da Luigi” (Via Caduti del Mare 64/66, Porto Garibaldi, Comacchio).

Con appena 25 euro mi assicuro un pranzo da re: un abbondantissimo fritto misto di gamberetti, anellini, polipetti ed altre varietà di pesci spinati, oltre ad una bella porzione di patate fritte…

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Sicuramente un locale (forse è anche improprio definirlo così) che non troverete sulla guida Michelin, ma che merita una visita: potrete scegliere il pesce, appena pescato, farvelo friggere davanti agli occhi e poi portarvelo via, oppure assaporarlo su uno dei tavolini a disposizione della clientela, che vi apparecchiate da voi. Niente spese di coperto, servizio, attesa….

Interessante, no?!?

Ora sarà il caso che io vada a farmi un po’ di cyclette per cercare di rimettermi in forma….

Come sempre, tutte le foto più interessanti di questo viaggio sono disponibili su facebook!!!