Un campione del Mondo a Oslo…

La settimana che si sta concludendo è stata, per me, come per ogni italiano amante della pizza che viva ad Oslo, particolarmente piacevole e stimolante: Giulio Scialpi, campione del del Mondo da Aprile 2014 a Maggio 2015 nella competizione di Pizza classica, ha infatti, visitato la Norvegia e realizzato un mini-tour di 3 appuntamenti.

Due tappe a Oslo ed una a Tonsberg, hanno permesso a centinaia di norvegesi (e non solo) di conoscere un po’ meglio la vera pizza italiana, quella col cui nome spesso ci si riempie la bocca, ma che non molti (specie al di fuori degli italici confini) sono in grado di realizzare a regola d’arte, con la giusta serietà e l’adeguata professionalità.

Ovviamente, come ho saputo della presenza di un personaggio così rilevante nella capitale scandinava, mi sono organizzato per poterlo incontrare di persona e rivolgergli qualche domanda.
Ho avuto, così, il piacere di conoscere un maestro della Pizza (con la “P” maiuscola) che è anche una persona estremamente umile ed alla mano, con un vissuto davvero interessante, in giro per il Mondo e centinaia di migliaia di pizze sfornate….

Ne è venuta fuori un’intervista divertente e ricca di spunti che vi invito a guardare…

Non potevo, però, accomiatarmi “a bocca asciutta” e allora ho deciso di partecipare anche ad uno dei suoi eventi (quello al centro commerciale Mathallen a Oslo) e assaggiare di persona un paio delle sue creazioni: una pizza con melanzane, peperoni, scamorza affumicata e burrata ed una pizza dolce, alla nutella, ricoperta di zucchero a velo.

(Per vedere tutte le foto di questa manifestazione, clicca qui.)

I “segreti” di Giulio, carpiti a microfoni spenti, risiedono fondamentalmente in una lievitazione di 14 ore, con un uso di quantità molto ridotte di lievito e l’utilizzo di prodotti di eccellenza Made in Italy (anzi, quasi tutti Made in Puglia), rigorosamente freschissimi.

Qui a Oslo, Giulio è stato ospite del corregionale Roberto Giovanni Attolico, titolare del negozio “Giù, Torshov Delikatesse“, ma nella vita di tutti i giorni, il nostro campione abita e lavora a Noci (BA), dove è sposato e ha tre bellissimi bambini che lo aspettano con ansia dai suoi viaggi in giro per il Mondo, attraverso i quali diffonde la cultura e l’amore per questo meraviglioso alimento, con cui è possibile realizzare menù in grado di coprire tutto il pasto e soddisfare anche i palati più esigenti.

Ora Giulio sta lavorando ad un suo marchio, per promuovere la cultura del Km zero e ha anche in mente dei progetti didattici, ad ampio respiro, di livello internazionale. Chissà che CulturAgroalimentare.com non possa realizzare qualche puntata speciale su questi temi in futuro…

L’unico modo per scoprirlo, è continuare a seguirci… Alla prossima puntata!!

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Simply Italian Great Wines Norway 2016

Il 10 ottobre scorso ho avuto il piacere di partecipare alla prima edizione del Simply Italian Great Wines, che si è svolta ad Oslo e ha permesso a circa 30 aziende italiane di farsi conoscere ad importatori e ristoratori locali.

L’evento è iniziato con una degustazione guidata dal Master of Wine norvegese Arne Ronald, che ha illustrato a grandi linee le principali aree produttive italiane e ci ha condotto all’assaggio di 9 vini, principalmente toscani e veneti, con due eccezioni dal Piemonte e dall’Abruzzo. Andiamoli a vedere in dettaglio:

  1. #Chianti DOCG “Poggio ai Grilli” dell’Azienda Tenuta San Jacopo (Cavriglia – AR).
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    Solo 25.000 bottiglie per questo Sangiovese 100% del 2014, le cui uve sono raccolte a mano, pressate dolcemente per ottenerne un mosto che viene tenuto due giorni a bassa temperatura prima di iniziare la fermentazione, condotta, a temperatura controllata, in vasche d’acciaio per circa 15 giorni. 13°Alc. Si presenta con un colore rosso rubino non particolarmente intenso, limpido e consistente. Al naso è intenso, abbastanza complesso ed abbastanza fine, con note fruttate (ciliegia e fragola) e qualche richiamo di sottobosco. In bocca è secco caldo, abbastanza mordibo, fresco, abbastanza tannico. Un vino corretto.
  2. #Chianti Classico DOCG “La Sala” dell’Azienda La Sala-Il Torriano (San Casciano in Val di Pesa – FI).img_20161010_122818
    Tra le 20 e le 30.000 bottiglie prodotte nel 2013 per questo blend Sangiovese (85%) e Merlot (15%). Anche in questo caso la vendemmia è manuale e il vino affronta un periodo di affinamento di 12 mesi, di cui sei in botti di rovere francese da 38,5 hl. 13°Alc. Rosso rubino abbastanza intenso, limpido e consistente. Al naso è fine, intenso, quasi complesso: lampone, pepe, tabacco, leggera nota di cuoio. Si avverte l’uso (sapiente) del legno. Il 15% di Merlot completa il bouquet sia al naso che in bocca, dove risulta secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, con un tannino gradevole; un buon equilibrio, armonia e persistenza abbastanza buone.
  3. DOC #Piave “Raboso” dell’Azienda Ornella Molon (Campo di Pietra – TV).
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    Abbiamo assaggiato l’annata 2011, la cui produzione conta solo 6500 bottiglie. Un 100% Raboso che completa la fermentazione malolattica in barrique, tra la primavera e l’estate successive alla vendemmia e che deve attendere ben 5 anni prima di essere immesso sul mercato: 24 mesi in barrique di rovere francese di secondo e terzo passaggio, ulteriori 12 mesi in tonneau da 50 hl e poi altri due anni di affinamento in bottiglia. Si presenta con un bel colore rosso rubino quasi impenetrabile. Ciliegia sotto spirito, cuoio e liquirizia al naso. Tannino importante, forse un po’ verde, che asciuga quasi completamente la bocca e ben si abbina con piatti abbastanza grassi, sughi e stracotti.
  4. Vino #Nobile di #Montepulciano Riserva DOCG “Carpineto” del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (SI).
    img_20161010_122829Nel 2015 l’annata 2010 di questo vino si è attestata alla 26esima posizione della lista dei 100 migliori vini, secondo Wine Spectator. Noi abbiamo assaggiato l’annata 2012. Blend di Sangiovese, Canaiolo ed altre varietà autorizzate, il cui mosto è lasciato in macerazione sulle bucce per 10/15 giorni a 25/30°C, questo vino si presenta con un colore rosso rubino abbastanza profondo, limpido e consistente; al naso offre una nota aromatica particolare, eterea e tendenzialmente legnosa che sorprende notevolmente, data l’assenza dell’uso di botti in lavorazione. In bocca è tendenzialmente morbido, con un tannino quasi setoso, gradevolissimo. E’ un vino pieno, rotondo, da gustare con formaggi ed affettati.
  5. #Montepulciano d’#Abruzzo DOC Riserva “Marina Cvetic San Martino Rosso” dell’Azienda Masciarelli (San Martino sulla Marrucina – CH).
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    “Uno stile molto moderno di fare Montepulciano” secondo il relatore della degustazione. Un Montepulciano in purezza che ha un periodo di affinamento di 12 mesi in botti di rovere di primo passaggio, più ulteriori 12 mesi in bottiglia. L’annata 2013 che abbiamo degustato ha ben 14°Alc. e un bel colore rosso rubino con riflessi violacei, un naso fine, intenso ma non particolarmente complesso (complice anche una temperatura di servizio un po’ bassa); in bocca è una bomba di frutti e spezie (violetta, vaniglia, cioccolato amaro). Pieno, armonico, assolutamente rispondente alle caratteristiche del Montepulciano, anche se forse un po’ pesante.
  6. DOCG #Brunello “La Togata”, dell’omonima azienda La Togata (Montalcino – SI).
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    Sangiovese 100% con alle spalle 36 mesi di botti di Slavonia. L’annata 2011 proposta in degustazione si presenta con un intenso rosso rubino con riflessi granati. Al naso rivela profumi di more, spezie, erbaceo, tabacco. In bocca è secco, caldo, morbido, tannico, ma non ruvido, complesso, strutturato, bilanciato, armonico e persistente. Un vino importante, da abbinare a cibi complessi, cacciagione, selvaggina, stracotti…Assolutamente interessantissimo.
  7. #Brunello di #Montalcino DOCG “Le Macioche”, dell’omonima azienda Le Macioche (Montalcino – SI).
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    La fermentazione viene condotta con lieviti indigeni, in botti di legno di Slavonia. L’annata 2011 dichiara 14,5°Alc e si presenta con un colore rosso rubino ed un naso fruttato ed etereo, che richiede tempo prima di aprirsi e regalare una morbidezza assolutamente particolare. In bocca è molto caldo, con un tannino un po’ pungente e, almeno ad un primo assaggio, non sembra totalmente equilibrato. Da abbinare a piatti di carne, soprattutto cacciagione e selvaggina.
  8. #Barolo DOCG “Boiolo” dell’Azienda Camparo (Diano d’Alba – CN).img_20161010_122914

    Un barolo biologico, annata 2011, prodotto in sole 6000 bottiglie. Nebbiolo 100% con alle spale 24 mesi in barrique di rovere francese da 25 hl ed un grado alcolico di 15°Alc.
    L’annata 2011 ha un naso che richiede tempo per farsi apprezzare, intenso, ma non molto complesso (frutti rossi). In bocca è molto caldo, secco, abbastanza fresco. Si avverte l’importante carica alcolica. Rotondo, ma non molto persistente.

  9. #Amarone della #Valpolicella DOCG dell’Azienda Villa Mattielli (Soave – VR).
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    L’uvaggio dichiarato di questo Amarone, annata 2012, è il seguente: Corvina (50%), Corvinone (30%), Rondinella (15%), Oseleta (5%).
    12/15 mesi in barrique e tonneaux di rovere francese ed ulteriori 2 anni in bottiglia. L’annata proposta in degustazione è la 2012 che ha un bel colore rosso con sfumature granata. Al naso è intenso, complesso e fine: frutti rossi (ciliegia e amarena su tutti), cioccolata, vaniglia, tabacco. Tendenzialmente abboccato, caldo, morbido, in bocca avvertiamo quasi una leggera tostatura; ha un corpo pieno, persistente, importante e lascia un sapore gradevolissimo…E’ un vino da abbinare a piatti complessi, di selvaggina, brasati, stufati, ma anche a carne con le prugne o, perchè no, a fine pasto, con biscotteria o pesche.

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L’evento è poi proseguito con gli incontri con i produttori e ancora tanti altri assaggi (particolarmente interessante l’Azienda Sani di Verona), alla presenza di addetti ai lavori, appassionati ed importatori.

Una giornata che ricorderò con piacere e che mi auguro possa aver aiutato i produttori che hanno partecipato a sviluppare contatti utili per “colonizzare” #Oslo e la #Norvegia, anche se tanto lavoro, sopratutto in termini di Cultura Enogastronomica, è da fare in questo Paese. I consumatori, infatti, in molti casi devono essere ancora formati, prima di poter avere la comprensione del valore di ciò che, dall’Italia, possiamo proporre.

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Come sempre, cliccando qui potrete vedere tutte le foto di quest’evento direttamente dala pagina Facebook del blog.
Personalmente auspico che altre iniziative come questa possano essere promosse nella capitale norvegese e finchè sarò qui (e ne verrò a conoscenza) sarò lieto di continuare a raccontarvele.

Andare all’estero? E’ più facile se si parla Italiano…

Oggi è con grande piacere che “ospito” sul mio blog una persona particolarmente in gamba, conosciuta grazie a Linkedin diversi mesi orsono….

Sto parlando di Francesca Camerlengo, una nostra connazionale che ormai vive e lavora stabilmente fuori dall’Italia, avendo creato dal nulla realtà imprenditoriali valide, che stanno permettendo ai nostri produttori più capaci e lungimiranti di sviluppare contatti importanti in altri paesi.

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Ciao Francesca e benvenuta su CulturAgroalimentare.com!

– Ti va di dirci brevemente qualcosa su di te e sui progetti che stai portando avanti?

Sono una social media specialist, nata a Benevento qualche annetto fa, connessa sui social network 15 ore al giorno. Ho anche una bella laurea in Economia e Commercio incorniciata e appesa al muro. Una laurea che, oltre alle competenze e alla predisposizione a fare impresa, mi ha dato la giusta indicazione: l’Italia non mi avrebbe aiutato a crescere professionalmente.

L’ho capito proprio il giorno della discussione della tesi, quando presentando un progetto di sviluppo di marketing enoturistico e culturale della mia città, ho visto facce sgomente come se stessi parlando di fantascienza. All’epoca ancora non eravamo in piena crisi, ma il tessuto economico italiano era già attanagliato da eccessiva burocrazia e scarsa attitudine all’imprenditorialità. 

Per fortuna sono stata lungimirante e quindi mi sono dedicata subito alle attività di internazionalizzazione, spinta dalla convinzione che il Made in Italy all’estero, se ben valorizzato, non teme confronti e, soprattutto, dalla voglia di dare all’Italia ciò che merita.

Nei prossimi mesi mi aspettano progetti stimolanti. I nostri sforzi saranno concentrati sul creare sempre maggiori opportunità di export alle aziende italiane (sia per il settore Food&Beverage che per altri, come ad esempio, cosmetica & wellness, design, moda ecc…) nei nostri paesi di riferimento: Irlanda, Paesi Baltici, (Lituania, Estonia e Lettonia) e, in un futuro non molto lontano, anche Finlandia.

Sono paesi che tradizionalmente amano tutto ciò che è Made in Italy e quindi vi sono opportunità concrete da poter cogliere. Ovviamente quando si parla di internazionalizzazione bisogna anche tener conto dei “fake“, cioè del fatto che ancora oggi sono presenti all’estero molti prodotti spacciati per italiani, ma che di italiano non hanno nulla. Ecco perché la promozione è importante.

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– Cosa ti ha spinto a fondare ben due aziende e perché proprio in Irlanda?

Strano ma vero, ho sempre avuto l’Irlanda nel cuore anche senza averla mai vista di persona. Poi la mia prima volta a Dublino ha confermato il mio amore per l’Isola Verde, un po’ come una storia d’amore virtuale a lieto fine.

Allo stesso tempo voglio sottolineare che sono Italiana e amo il mio paese profondamente e credo che l’Italia abbia risorse uniche al mondo.

In primis, naturalmente, quelle agroalimentarima non solo: abbiamo paesaggi naturalistici incantevoli, un patrimonio storico-artistico che tutti ci invidiano, per non parlare della predisposizione allo stile ed al design che ci hanno reso famosi in tutto il mondo.
L’Italia, però, ha anche un grande limite: non valorizza le professionalità e le competenze, specie quelle dei giovani, e soprattutto, impedisce o limita fortemente, la possibilità di fare impresa.

Ho scelto l’Irlanda per questo: perchè è un paese meritocratico, dove non esistono pregiudizi, non vi sono barriere all’entrata e se vali veramente hai mille possibilità di riuscire ad affermarti professionalmente, senza nessun “aiuto” e senza nessuna segnalazione di sorta.
Così sono nate le due aziende irlandesi a cui dedico ogni mia giornata: la Strive International Consulting Ltd e la FIBI Ltd – Federation of Italian Business in Ireland – di cui la Strive è membro fondatore insieme ad altri soci italiani e irlandesi.

La FIBI è una federazione il cui scopo principale è fare da ponte tra i due paesi incrementando gli scambi commerciali e le relazioni professionali tra italiani e irlandesi. La Strive invece si occupa di marketing internazionale promuovendo l’export di aziende italiane in Irlanda e nel Baltico e di aziende irlandesi nel Baltico e in Italia.

In particolare io mi occupo della gestione di tutti i canali social della FIBI e della Strive e del contatto con le aziende italiane che vogliono aprirsi a nuovi mercati.

– Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato lungo il tuo percorso?

Sinceramente la difficoltà maggiore contro cui quotidianamente combatto è la diffidenza delle aziende italiane nei confronti delle nostre attività all’estero. Diffidenza assolutamente comprensibile, date le molteplici e inevitabili esperienze negative accumulate dalle nostre aziende negli anni.

Chiaramente le ridotte riserve finanziarie odierne rappresentano un ulteriore ostacolo, ma chi fa impresa dovrebbe sapere che deve esser disposto a correre dei rischi (ovviamente calcolati) e che non esiste sviluppo senza investimenti.
Da anni ormai la frase che ripeto più spesso alle aziende è: “per entrare in nuovi mercati esteri bisogna partire dalla promozione, lei comprerebbe un prodotto che non ha mai provato e che non conosce?

– Quali sono i punti focali delle vostre attività e in cosa vi ritenete davvero dei fuoriclasse?

Ad oggi il core business delle nostre attività è rappresentato dalla promozione di prodotti agroalimentari italiani all’estero – in particolare in Irlanda e nelle Repubbliche Baltiche – dalla consulenza all’apertura di nuove società in Irlanda e dallo sviluppo dei mercati esteri per le imprese irlandesi agroalimentari e non.

Stiamo anche affrontando un settore complesso come quello della celiachia, problema molto presente in Irlanda (non tutti sanno che in Irlanda vi è un altissimo numero di persone celiache) e dovuto essenzialmente alle abitudini alimentari del passato.

Per quanto riguarda il settore agroalimentare, il nostro lavoro consiste nel mettere in contatto le cantine e le aziende italiane con i principali importatori specializzati. Per fare ciò organizziamo periodicamente delle iniziative promozionali, sia i classici BtoB, giornate dedicate all’esposizione dei prodotti, alla degustazioni, alle trattative commerciali e, nel caso, alla eventuale chiusura di accordi commerciali tra aziende e buyer, sia dei tasting professionali e mirati a cui prendono parte solo importatori e buyer, con la possibilità di cucinare e presentare non solo i prodotti ma anche le tradizioni, i processi produttivi, le tipicità regionali, la storia di un’azienda e di un territorio.

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Altra iniziativa di successo è rappresentata dalle missioni commerciali: pianifichiamo un’agenda di incontri tra azienda e buyer presso le sedi degli importatori potenzialmente interessati ai prodotti che vogliamo promuovere.

Si tratta di formule ormai collaudate, che consentono alle aziende di incontrare direttamente i potenziali compratori dei loro prodotti senza perdite di tempo.
La nostra forza consiste proprio nel selezionare gli operatori economici da invitare in base ai prodotti della azienda cliente e alle sue esigenze specifiche, così da incontrare solo buyer referenziati e interessati.

Prima di partecipare alle nostre iniziative, infatti, gli importatori vengono da noi messi al corrente dei prodotti che saranno presentati, attraverso l’invio delle schede tecniche dei vini e delle brochure dei prodotti. Gli incontri sono, inoltre, chiusi al pubblico.

– Quali sono le prossime iniziative e come può CulturAgroalimentare.com esservi utile?

La prossima iniziativa è il “Tasting Italy in Dublin“, un tasting di vino e prodotti agroalimentari italiani organizzato dalla FIBI in partnership con la Strive, in programma il 4 marzo a Dublino.

Si tratta di un tasting mirato ad importatori, distributori, wine bar, negozi off-license, ristoranti italiani ed altri buyer irlandesi.
Durante la serata sarà possibile presentare i vini e gli altri prodotti, cucinare piatti tipici della cultura regionale di ogni azienda presente, fare abbinamenti tra prodotti italiani e prodotti irlandesi per suggerire ai buyer possibili utilizzi dei prodotti italiani.
Ecco cosa intendiamo noi per promozione sui mercati esteri.

Sono contenta di aver avuto l’opportunità di questa intervista perché sono convinta che attraverso CulturAgroalimentare.com, il cui stesso nome dà l’idea dell’ambiziosa mission di questo blog, sia possibile fare un’ottima “cultura della promozione agroalimentare”, diffondendo il valore del vero Made in Italy all’estero e incoraggiando le imprese italiane ad aprirsi sempre più verso i mercati esteri, aggiornandole con dati, notizie e opportunità che di volta in volta si presenteranno.
Tu, Raffaello, potresti essere un autorevole ambasciatore per tutte quelle aziende italiane che vogliono partecipare alle nostre iniziative, affidandosi ad un “rappresentante d’eccezione”.

– E’ davvero una bellissima idea! Francesca, grazie per questa intervista. Ora saluta i nostri lettori come fossero degli Irlandesi….

“May the luck of the Irish be with you. Take care of you.”

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