Le mie amate Marche (#2 parte)

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta di una delle Regioni italiane più belle e meno conosciute, muovendoci oggi verso Macerata ed entrando anche in parte nelle provincie di Fermo ed Ascoli Piceno: la zona del Colli Maceratesi.

Macerata

Si tratta di una DOC che annovera le tipoligie Bianco, Ribona (anche nella versione spumante e passito) e Rosso (anche novello, Riserva e Sangiovese). Il Bianco viene prodotto da uve del vitigno Maceratino (Montecchiese, per almeno il 70%) e possono concorrere anche Trebbiano Toscano, Verdicchio, Incrocio Bruni 54, Pecorino, Sauvignon, Grechetto, Malvasia Toscana e Chardonnay, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 30%. Il Colli Maceratesi Ribona viene prodotto con minimo l’85% di Maceratino, mentre il Colli Maceratesi Rosso viene prodotto con almeno il 50% di Sangiovese.

Serrapetrona

Procedendo ancora verso Sud, arriviamo nella zona del fermano, in particolare nei comuni di Serrapetrona, Belforte del Chienti e San Severino. Qui possiamo trovare il vitigno Vernaccia nera, presente per almeno l’85% nel vino che fu la prima DOCG della Regione: la Vernaccia di Serrapetrona.
Vino spumante secco e dolce, esuberante e versatile almeno quanto il più famoso Lambrusco, alla sua realizzazione vino possono concorrere anche altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella provincia di Macerata. Dallo stesso vitigno anche la DOC Serrapetrona, vino che prima di essere immesso al consumo deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno 10 mesi a decorrere dal primo dicembre dell’anno di vendemmia.
A due passi da Serrapetrona troviamo un’altra DOC: i Terreni di San Severino, nelle tipologie Rosso, Rosso Superiore, Passito e Moro. Si tratta di una produzione comprendente l’intero comune di San Severino Marche, in provincia di Macerata. Per il Rosso, il Rosso Superiore e il Passito, è obbligatorio l’uso della Vernaccia Nera per almeno il 50%, mentre per ottenere il Moro è necessaria la presenza, per almeno il 60%, di Montepulciano; possono concorrere alla produzione di questa DOC tutte le varietà a bacca nera, non aromatiche, idonee alla coltivazione nella Regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente, per un massimo del 50% (per le tipologie Rosso, Rosso Superiore e Passito) e del 40% (per la tipologia Moro).
Spostandoci di pochi kilometri, approdiamo a San Ginesio, nel cui territorio comunale è consentita la produzione dell’omonima DOC (assieme a parte del territorio dei comuni di Caldarola, Camorotondo di Fiastrone, Cassapalombo e Ripe San Ginesio). Due le tipologie di vini: San Ginesio Rosso, San Ginesio Spumante (Secco e Dolce).
San Ginesio
Il San Ginesio Rosso è ottenuto da uve provenienti dal vitigno Sangiovese (minimo 50%), Vernaccia Nera, Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Ciliegiolo, da soli o congiuntamente, per un minimo del 35%; possono concorrere altri vitigni a bacca nera non aromatici per un massimo del 15%. Il San Ginesio Spumante Secco o Dolce è ottenuto da uve provenienti da Vernaccia Nera per un minimo dell’85%; possono concorrere anche tutti gli altri vitigni non aromatici a bacca nera, per un massimo del 15%. Scendendo ancora un po’ verso sud ed entrando decisamente nelle province di Fermo ed Ascoli Piceno, incontriamo la DOC Falerio, nelle sue due tipologie: Falerio e Falerio Pecorino. Il primo è composto con un blend di Trebbiano Toscano (dal 20 al 50%), Passerina (dal 10 al 30%) e Pecorino (dal 10 al 30%). Oltre a questi vitigni, possono concorrere, fino ad un massimo del 20%, tutte le altre varietà a bacca bianca non aromatiche idonee alla coltivazione nella Regione Marche.
Arriviamo ora al confine con l’Abruzzo per trattare l’ultima DOCG e l’ultima DOC delle Marche: Offida DOCG e Terre di Offida DOC. Per entrambe le DO siamo nella stessa zona di produzione, sita in provincia di Ascoli e Fermo. Per quanto riguarda l’Offida DOCG le tipologie sono 3: Rosso, Pecorino e Passerina. La zona di produzione del Rosso conta 19 comuni della provincia di Ascoli, mentre quella dei Bianchi è un po’ più ampia e comprende anche alcuni comuni della provincia di Fermo. I vitigni sono quelli considerati autoctoni nel territorio di riferimento: Montepulciano a bacca rossa, Passerina e Pecorino a bacca bianca. Possono concorrere fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Marche.
Offida
Per quel che concerne, invece, la DOC Terre di Offida, le tipologie sono le seguenti: Passerina Spumante, Passerina Passito, Passerina Vino Santo. La zona è la stessa della DOCG, eccezion fatta per la Passerina Vino Santo che ha una zona più ristretta, all’interno dei territori comunali di Ripatransone e Offida. Per la produzione di questa DOC si utilizza il vitigno Passerina, affiancato fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Marche.

Tutta la Regione Marche, inoltre, è “abbracciata” da una IGT che permette ai produttori che non possono usufruire di alcuna DO, di valorizzare ugualmente i propri prodotti. La IGT Marche annovera le tipoligie di vini rosso, bianco e rosato, anche nelle tipologie Passito e Novello.

Termina, così, il nostro breve excursus enologico della Regione Marche, i cui sapori e le emozioni non possono esser semplificati in queste poche righe
Spero comunque di esser riuscito a trasmettere almeno in parte la complessità (e la varietà) di questo territorio, invogliandoti ad approfondire quanto da me riportato, magari, se non ci sei mai stato, programmando un viaggio nelle Marche per conoscere di persona questo territorio. Ne vale la pena!!

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Sant’Elpidio e Montefiore si aggiudicano la disfida dello stoccafisso

Ancona Capitale dello Stoccafisso: la Disfida va a Porto Sant’Elpidio e a Montefiore. Marinelli: “Ma piazza Pertini è invivibile. Proporremo un progetto al sindaco”

Porto Sant’Elpidio e Montefiore di Recanati vincono ex aequo il premio per le associazioni nella Disfida dello Stoccafisso, evento della giornata conclusiva di Ancona Capitale dello Stoccafisso. È un bilancio tra luci e ombre quello finale della tre giorni del gusto, ospitata in piazza Pertini. Dove le ombre riguardano proprio la location. “È stata un’edizione sottotono – spiega Bernardo Marinelli, presidente dell’Ordine Cultori della Cucina di MareRe Stocco” – nella quale siamo stati seguiti dagli habitué dello stocco, ma non siamo riusciti, nonostante un budget importante per la pubblicità, a creare attrattiva in una piazza lontana dal passeggio. Piazza Pertini non si presta affatto: è invivibile, mal progettata e non può essere rilanciata con eventi privati. Va ripensata per farla tornare a nuova vita. Unico dato positivo, i commercianti con i quali c’è stato un buon dialogo e una collaborazione costruttiva. Perché abbiamo lasciato il Viale? È solo per questa volta. Il piatto principe della tradizione dorica deve essere presentato nella zona più bella del capoluogo. Il Comune ci ha suggerito questa location alternativa perché sembrava che il Viale della Vittoria fosse interessato da lavori di asfaltatura. Cosa che non è avvenuta. Ci torneremo a settembre: abbiamo già fissato la data del Viale dei SaporiStreet Food“. All’associazione “Re Stocco” tuttavia non ci si perde d’animo.

vincitori e chef

La mia vuole essere una critica costruttiva – chiarisce Marinelli – la nostra associazione ha lanciato e consolidato le sue ricette originali. Il Ristocco ha avuto un ottimo esordio mentre lo Stocco con i legumi ha trovato nuovi e numerosi consensi. Gli altri standisti però hanno registrato una notevole differenza di incassi rispetto al Viale. Attraverso “Re Stocco”, che conta circa 300 soci, proporremo una soluzione al sindaco Mancinelli. Quale? Elaborando e presentando un nostro progetto per trasformare una piazza deserta in un luogo adatto agli eventi“. Tornando alla gara delle associazioni la giuria, presieduta dal vicepresidente di Re Stocco, Michele Maccione e composta da Corrado Bilò, patron de La Moretta, dal fiduciario di Slow Food Ancona, Roberto Rubegni, dal sommelier Gualberto Compagnucci, dall’enogastronomo Maurizio Giaocchini e da Renato Arzeni del direttivo di Re Stocco, ha certificato il trionfo dell’associazione Puzzle di Porto Sant’Elpidio e del gruppo parrocchiale di Montefiore di Recanati. “La ricetta nasce dalla passione di cucinare tra amici” raccontano i primi che, guidati da Gabrielle Vallorani, fanno in casa perfino la bagnatura dello stocco, accompagnato per l’occasione da un Marche Igt bianco prodotto a Offida dall’agriturismo Il Chierico. “Il segreto è farlo cucinare almeno 4 ore e tenerlo a riposo per altre 4” spiega invece Anna Bompadre del gruppo recanatese che ha servito il suo stocco accompagnandolo con un Colli Maceratesi bianco doc, Ribona della cantina Conti degli Azzoni. “Ci siamo spogliati dalla ricetta anconetana e abbiamo valutato le preparazioni dei vari territori. Devo dire che tutti i partecipanti sono stati bravi – ha detto Maccionema i vincitori hanno messo anche l’anima nelle loro preparazioni. Porto Sant’Elpidio ha scelto degli ottimi pesci. Montefiore anche è stato eccellente pur avendo abbondato un po’ troppo con le olive“.