#TradizionInnovazione – Conosciamo Luca Giampaolini

Nel 2010 ho frequentato il corso dell’O.N.A.V. (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino, cui ho dedicato anche un post, ormai diverso tempo fa…), per acquisire la Patente da Assaggiatore. In tale occasione ho conosciuto persone interessanti; di molte di loro, ovviamente, ho perso i contatti, ma con alcune ho ancora il piacere di scambiare, di tanto in tanto, piacevoli chiacchierate.

Uno di loro è senz’altro Luca Giampaolini, che, dal 2014 al 2016, ha anche ricoperto la carica di Delegato O.N.A.V. per la Provincia di Ancona.

Verso la fine del 2014, Luca ha avviato la sua attività di commercializzazione di prodotti enogastronomici di qualità, prevalentemente marchigiani: PerBacco!
Oltre a ciò, si sta dando molto da fare per diffondere la consapevolezza del mangiar bene e la cultura legata alle tradizioni ed alle innovazioni in ambito agroalimentare.
Il suo desiderio di creare nella provincia di Ancona una sorta di polo delle esperienze sensoriali (i
l G.I.A. Gruppo Italiano Assaggiatori), lo ha portato ad attivare importanti iniziative e corsi con l’O.N.A.S. (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Salumi) e con l’O.N.A.F. (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi).

Il mio personale desiderio, quando ho aperto CulturAgroalimentare.com, era quello di diffondere la cultura e la conoscenza del Mondo Agroalimentare, affrontando tematiche rilevanti, rispondendo a dubbi e perplessità.
Questo significava parlare di prodotti tipici, di alimentazione, di nutrizione, di vini, di eventi, ma anche di locali ed attività che contribuiscono, con il loro lavoro di tutti i giorni, a far si che i prodotti di qualità, con la loro storia e le loro caratteristiche, possano esser sempre più conosciuti ed apprezzati.

In tale ottica, dunque, è con grande piacere che vi presento Luca Giampaolini, che da oggi curerà la rubrica “TradizionInnovazione” all’interno di questo blog. Conosciamolo meglio con questa intervista….

– Nome: Luca
– Cognome:
Giampaolini
– Luogo di nascita: Ancona
– Dove abiti oggi? Polverigi (AN)
– Che cosa facevi prima di aprire “PerBacco”?
Ho lavorato nel campo dell’elettronica, ma la passione, sempre molto forte, per il mondo del vino, mi ha portato ad aprire nel 2005 la mia prima enoteca on line, con la quale, per qualche anno, mi sono cimentato nella vendita di vini e prodotti tipici. Successivamente, dopo una breve parentesi nel settore lattiero-caseario, nel 2014 ho aperto PerBacco: un negozio di vendita al dettaglio di vino sfuso e prodotti tipici, dove propongo anche degustazioni ed abbinamenti molto particolari, legati alla tradizione ma rielaborati in modo innovativo.
– A che età ti sei reso conto di avere la passione per il mondo agroalimentare?
Ho sempre avuto questa passione: fin da bambino amavo la campagna ed ero molto curioso ed affascinato dal mondo delle tradizioni, anche perché mio nonno materno era un vero buongustaio e mi portava spesso da amici produttori. Lui stesso amava cucinare e sapeva farlo molto bene. Mio nonno paterno, invece, lavorava per una grande cantina del territorio di Montefano (MC) ed io ho bellissimi ricordi di quando andavo a vedere la vendemmia ed a vivere la magia di quelle giornate.
– C’è un episodio della tua vita che ritieni particolarmente significativo per il tuo percorso come persona, che ti ha segnato, contribuendo in maniera decisiva a farti prendere quelle decisioni che ti hanno portato dove sei ora?
Diciamo che quando sono arrivati i miei figli il desiderio di poter essere custode di conoscenza, sia in fatto di tradizione, ma anche di valutazione degli alimenti a livello sensoriale è cresciuto in maniera esponenziale. Volevo poter trasmettere loro il valore ed il principio del vero agroalimentare.
– Quando e perché hai deciso di aprire “Perbacco”? Nel 2014, in piena crisi e mentre le aziende chiudevano, io ho deciso, completamente in controtendenza e con tanto coraggio, che comunque il mio obiettivo sarebbe stato quello di divulgare la conoscenza e la consapevolezza nei consumator. Per farlo avevo bisogno di una “base operativa” dove incontrare le persone, parlare ed illustrare le varie eccellenze di cui mi occupo.

– Quali sono le principali difficoltà che stai riscontrando nel tuo lavoro di tutti i giorni?
Le difficolta maggiori arrivano dal fatto che molte persone sono convinte di trovare in grande distribuzione prodotti sani e nutrienti al pari di quelli venduti nei negozi come il mio. Ovviamente non dico che la GDO venda solo veleno, ma i prodotti, spesso e volentieri, sono standard, omologati, tutti uguali. Il consumatore ha perso il vero gusto di quell’alimento ed io a volte faccio fatica a far capir loro come realmente stanno le cose; ad esempio, nel caso dell’olio extravergine di oliva, spesso i consumatori sono convinti di poter acquistare un buon prodotto a cifre che si aggirano attorno ai 5 euro a bottiglia…ma purtroppo la realta’ è ben diversa.
– Come sei arrivato a conoscere l’ONAV e cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
Ricordo bene e con molto piacere quei giorni: il mio carissimo amico, l’enolgo Simone Schiaffino, conoscendo la mia grande passione per il mondo dell’analisi sensoriale, mi chiamò e mi sottopose il progetto O.N.A.V.; l’organizzazione Nazionale Assaggiatori di vino non esisteva nelle Marche e ci demmo un gran da fare per organizzare un primo corso per aspiranti assaggiatori che, ovviamente, frequentai con successo.
In seguito sono rimasto consigliere per altri due anni circa e poi, per problemi familiari, mi sono fatto da parte; nel frattempo, per vari problemi interni alla delegazione, l’O.N.A.V Ancona smette di fare quasi del tutto la sua attività, finché, nelle votazioni del 2014, con grande gioia sono stato eletto Delegato di Ancona.
Un’esperienza che ho portato avanti con passione ottendo ottimi risultati che mi hanno permesso di crescere ulteriormente come persona e come figura professionale.
– Cosa stai cercando di fare ora, anche tramite le altre assocciatori di assaggiatori che stai coinvolgendo?
Attualmente sto cercando di portare le associzioni del G.I.A (Gruppo Italiano Assaggiatori) nelle Marche, in modo da poter creare un polo del gusto ed organizzare serate di assaggi non solo con il vino, ma anche con formaggi salumi, etc… Voglio riuscire, in questo modo, a guidare maggiormente il consumatore nel riconoscere ed apprezzare il nostro patrimonio agroalimentare.

– Che risultati hai conseguito fino ad ora con le tue attività?
Innanzitutto una crescita personale non indifferente. In secondo luogo, i miei titoli aumentano e con essi il mio bagaglio culturale: oltre alla patente di Assaggiatore O.N.A.V. oggi sono anche Sommelier A.I.S., sono Assaggiaotore di Olii d’oliva, iscritto all’albo dei tecnici esperti assaggiatori degli oli di oliva vergini ed extravergini, ho completato il percorso formativo da tecnico Assaggiatore di salumi e, a breve, conseguirò anche il diploma di Assaggiatore di Formaggi.
Sono molto orgoglioso di aver portato nel piccolo paese dove vivo e lavoro, associazioni Nazionali molto importanti che hanno messo in risalto il nome di
Polverigi con articoli su siti e riviste specilizzate ed all’interno degli ambienti di settore.
La speranza è quella di ottenere una maggiore attenzione e la collaborazione da parte delle istituzioni e della proloco per continuare a crescere in questo ambito.

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– Cosa ami maggiormente del tuo lavoro?
Senza dubbio spiegare alle persone le qualità delle mie proposte ed il valore degli alimenti e dei vini Biologici.
– Quali sono i prossimi obiettivi?
Sinceramente sono molto soddisfatto della risposta da parte del pubblico alle mie proposte, anche per quanto riguarda le degustazioni e gli abbinamenti; purtroppo il locale comincia a starmi stretto e le persone aumentano, quindi…chissà…
– In ultimo…vino preferito, formaggio a cui non puoi resistere e salume top per te?
Ho una passione per tutte le tipologie di Verdicchio, dal base alla riserva, ed amo anche quelli passati in legno. Un buon pecorino è un formaggio a cui sono molto legato e che amo particolarmente, ma anche i formaggi muffati e caprini mi piaccono moltissimo. Come salume scelgo sicuramentte il ciauscolo spalmabile: per me è assolutamente il top.

Grazie Luca, ti aspettiamo presto con il tuo primo articolo della nuova rubrica “TradizionInnovazione”.
Siamo davvero curiosi di approfondire tanti temi assieme a te…
A presto!

A.I.S. vs O.N.A.V. Who is the Best?

Con il post di oggi vorrei stimolare un piccolo dibattito che mi sono trovato in prima persona a dover affrontare varie volte durante questi ultimi anni, con chi non ha particolari competenze o interessi nel mondo del Vino, ovvero: “ma è meglio l’Associazione Italiana Sommelier o l’Organizzazione Nazionale degli Assaggiatori di Vino“?

Alla luce del fatto che entrambe le Associazioni si occupano fondamentalmente di erogare corsi di formazione e di organizzare eventi e serate di degustazione/dibattito su particolari tematiche inerenti il mondo del Vino, a volte può sembrare difficile distinguere le prerogative di un assaggiatore da quelle di un sommelier, anche perchè molte persone (come il sottoscritto) sono soci di tutte e due le Associazioni e cercano di partecipare agli incontri organizzate da entrambe…

In verità, devo ammettere che, a volte, ho dovuto anche illustrare quali fossero le differenze tra un Enologo ed un Sommelier, ma in questa sede vorrei provare ad addentrarmi in una tematica più specifica, mettendo a confronto le due più importanti Associazioni italiane che gravitano attorno al mondo del Vino.

Premesso che si tratta di Associazioni, quindi di gruppi di persone che liberamente scelgono, per l’appunto, di “associarsi”, la risposta più diplomatica che verrebbe da dare è, ovviamente, un bel DIPENDE.

Da che cosa??

Dipende dalle persone: da quanto sono appassionate, da quanto sono attive e, quindi, dipende anche dal territorio, dalla cultura, dalle idee e dal proprio modo di essere.

Volendo, però, entrare maggiormente nello specifico, ritengo doveroso fare quantomeno dei rapidi accenni storici che possano permetterci di inquadrare meglio la MISSION e la VISION delle due Associazioni, per delinearne meglio il reale profilo e gli scopi effettivi.

 Cominciamo con la STORIA.

Come riportato sul sito http://www.aisitalia.it/ “L’Associazione Italiana Sommelier è stata fondata il 7 luglio 1965. Il 6 aprile 1973, con Decreto n. 539 del Presidente della Repubblica, ha ottenuto il riconoscimento giuridico dello Stato. Socio Fondatore e Membro della Worldwide Sommelier Association.”

Sul sito http://www.onav.it/, invece, leggiamo che la storia dell’ONAV inizia in quel di “Asti nel 1951 per iniziativa della Camera di Commercio di Asti e per volontà di personalità eminenti del mondo vinicolo del tempo. L’8 luglio 1981 con D.P.R. n°563 ha ottenuto il riconoscimento giuridico.”

Ok, ma gli SCOPI?

L’AIS afferma di avere come “scopo primario” quello di “qualificare la figura e la professione del sommelier, nonché di valorizzare la cultura del vino nell’ambito della ristorazione“, mentre l’ONAV si propone di perpetrare “la tradizionale funzione di assaggiare e di valutare i vini, valorizzando il loro specifico ed insostituibile impiego, anche con l’opera di sensibilizzazione presso enti, istituzioni,  perché facciano ricorso abituale alle loro competenze”. Oltre a ciò, questa associazione dichiara di avere anche altri scopi: ” istituire per i Soci corsi specialistici, a tutti i livelli, al fine di dare loro una preparazione generale che sia il più possibile unitaria, di contribuire ad una sempre maggiore e migliore affidabilità in sede di valutazione, di offrire un continuo aggiornamento sotto il profilo metodologico; di promuovere iniziative volte a fare conoscere l’importanza (rendere più attento il produttore e più consapevole il consumatore) e il piacere (favorire l’approccio corretto con il prodotto) dell’arte dell’assaggio; di gestire l’Albo Nazionale dei Soci, allo scopo di tutelare il titolo “Assaggiatore di Vino” e le sue prerogative.”

Già qui si iniziano a delineare alcuni aspetti rilevanti, legati proprio alla diversità profonda della figura del sommelier rispetto a quella dell’assaggiatore, per cui entrambi si dedichino ad una attenta e metodica valutazione quali-quantitativa del “nettare di Bacco” dal punto di vista visivo, olfattivo e gustativo, le schede utilizzate dalle due associazioni per effettuare le proprie sedute di assaggio, sono differenti, sia nella terminologia, sia nel valore attribuito ad alcuni descrittori.

Per farla breve, l’ONAV è nata come associazione di enologi ed esperti nell’ambito della produzione del Vino, che quindi sono portati ad analizzarlo con la competenza di chi sa COME si è arrivati a quella bottiglia, mentre l’AIS è l’associazione che cura il percorso che un Vino fa “dalla bottiglia in poi”, avendo come suo fulcro la figura del sommelier, professionista del settore della ristorazione, che deve essere professionale nel servizio ed in grado di suggerire abbinamenti che sappiano esaltare al meglio le peculiarità di ciò che versiamo nel nostro bicchiere.

E’ inevitabile, quindi, come già accennato ad inizio post, che la differenza sia data dall’esperienza e dalle competenze del soggetto, AIS o ONAV che sia, che si avvicina al Vino, per essere in grado di capirne pregi ed eventuali difetti “di fabbricazione”, intervenendo adeguatamente sulla comunicazione e sul servizio.

Un’ultima, doverosa, considerazione va fatta a riguardo del percorso formativo portato avanti dalle due associazioni:

– l’ONAV ha fondamentalmente un corso (da circa 300 euro) + quote associative annuali da 45 euro. In alcune zone d’Italia, da pochissimo si stanno introducendo anche un secondo ed un terzo livello, ma il primo è sufficiente per ottenere il rilascio della patente di assaggiatore, documento necessario per poter chiedere l’iscrizione all’elenco degli assaggiatori esperti di vini, della propria Regione (unitamente ad altre attestazioni legate all’effettiva attività di assaggi, sostenuta in un periodo di almeno 2 anni continuativi);

– l’AIS è strutturata, ad oggi, con 3 livelli (da circa 500 euro l’uno) + quote associative annuali da 80 euro: al completamento di questi 3 corsi, correlati da esami (pro forma i primi due livelli, impegnativo il terzo), si riceve la qualifica professionale di sommelier che, ad oggi, è un titolo utile per lavorare nella ristorazione (anche se in molti casi non sufficiente o non indispensabile); anche i sommelier possono, al superamento di tutti e tre gli esami, sostenendo anche un apposito corso da assaggiatore, richiedere l’iscrizione all’elenco degli assaggiatori esperti di vini della propria Regione.

Per la maggior parte delle sue lezioni, l’AIS si avvale di Sommelier Professionisti, mentre l’ONAV tende ad avere come relatori, principalmente enologi di professione o personale legato al mondo universitario.

Mi auguro di aver fatto un po’ chiarezza sulla questione che, a mio avviso, si risolve, per chi dovesse scegliere con quale “scuola” iniziare il proprio percorso formativo, valutando attentamente la finalità desiderata e anche la possibilità/il desiderio di scegliere un sentiero più o meno lungo, con la certezza che solo il tempo, la partecipazione agli eventi, il confronto con gli altri (e qui intendo anche le altre associazioni) e tanta esperienza, possono davvero creare cultura (…in ogni campo della vita).

Personalmente non credo che abbia senso affermare che un’associazione sia meglio dell’altra.
Ciò che conta è riuscire a diffondere il più possibile la cultura del bere bene e consapevolmente, per riuscire a stimolare sempre più produzioni di qualità, favorendo la diffusione della consapevolezza di ciò che ci fa sorridere, alzare i calici e dire tutti assieme…

                              “CIN CIN!!!”