La carica dei mille a Terroir Marche Festival

Concediamo ancora un po’ di spazio alla Manifestazione “Terroir Marche” dato il positivo riscontro di pubblico ottenuto da questa manifestazione e l’importanza di realizzare eventi in grado di comunicare le tipicità della Regione Marche.

Ecco un estratto dell’articolo realizzato dall’Ufficio Stampa di questo evento:

Si è chiusa con un bilancio di partecipazione estremamente positivo la terza edizione di Terroir Marche Festival che si è svolto nello scorso fine settimana a Macerata e dedicato alla valorizzazione del vino biologico, dell’ambiente e della cultura marchigiana.

Circa mille persone hanno affollato le sale degli Antichi Forni, del Teatro della Società Filarmonico Drammatica e di Palazzo Buonaccorsi partecipando alle degustazioni e alle iniziative collaterali promosse dal Consorzio Terroir Marche che riunisce 16 produttori biologici regionali: la mostra fotografica “Le Marche di Dondero” (visitabile fino al 2 luglio), la presentazione del libro di Fabio Pracchia dedicato alla degustazione del vino, le visite guidate alla città, il concerto di Francesco Pìu Quartet, la valorizzazione dei prodotti e dalla cucina dei Cuochi di Campagna.

Terroir Marche 2017 - 2Ovviamente protagonista principale è stato il vino marchigiano e non solo: I rossi del Conero, i pecorini del Piceno, i Verdicchi di Matelica e di Jesi, i vini, i vitigni e le zone minori ma altrettanto interessanti sono stati l’attrazione principale della manifestazione che ha richiamato visitatori, appassionati e operatori del settore, parte dei quali provenienti anche da fuori regione, oltre a un gruppo di rappresentanti della stampa specializzata.

Terroir Marche 2017 - 3Nel corso del festival è stato presentato ufficialmente il gemellaggio tra il consorzio di produttori biologici di Terroir Marche con i loro corrispondenti francesi dell’associazione “Artisans-Vignerons de Bourgogne du sud” e rinnovato quello con i tedeschi di Ecovin Mosel, entrambi presenti all’evento maceratese, un sodalizio che nel prossimo futuro si arricchirà della presenza di un altro terroir europeo, probabilmente del Portogallo o della Spagna.

Siamo molto soddisfatti sia dell’accoglienza della città di Macerata, sia della grande partecipazione del pubblico – ha detto Alessandro Bonci, presidente di Terroir Marche. Dal punto di vista tecnico abbiamo avuto l’occasione di confrontarci con i nostri colleghi stranieri sull’esigenza di creare una rete di vignaioli indipendenti per lo scambio di esperienze, e abbiamo dimostrato ancora come i vini prodotti dai nostri vitigni autoctoni sanno affrontare la sfida del tempo dimostrando una longevità che non ha nulla da invidiare alle denominazioni più blasonate d’Italia e del mondo, anche in annate non facili, come hanno dimostrato un rosso del Conero del 1990, un pecorino del 2001 o un verdicchio del 2007, protagonisti delle nostre degustazioni guidate”.

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Le mie amate Marche (#2 parte)

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta di una delle Regioni italiane più belle e meno conosciute, muovendoci oggi verso Macerata ed entrando anche in parte nelle provincie di Fermo ed Ascoli Piceno: la zona del Colli Maceratesi.

Macerata

Si tratta di una DOC che annovera le tipoligie Bianco, Ribona (anche nella versione spumante e passito) e Rosso (anche novello, Riserva e Sangiovese). Il Bianco viene prodotto da uve del vitigno Maceratino (Montecchiese, per almeno il 70%) e possono concorrere anche Trebbiano Toscano, Verdicchio, Incrocio Bruni 54, Pecorino, Sauvignon, Grechetto, Malvasia Toscana e Chardonnay, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 30%. Il Colli Maceratesi Ribona viene prodotto con minimo l’85% di Maceratino, mentre il Colli Maceratesi Rosso viene prodotto con almeno il 50% di Sangiovese.

Serrapetrona

Procedendo ancora verso Sud, arriviamo nella zona del fermano, in particolare nei comuni di Serrapetrona, Belforte del Chienti e San Severino. Qui possiamo trovare il vitigno Vernaccia nera, presente per almeno l’85% nel vino che fu la prima DOCG della Regione: la Vernaccia di Serrapetrona.
Vino spumante secco e dolce, esuberante e versatile almeno quanto il più famoso Lambrusco, alla sua realizzazione vino possono concorrere anche altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella provincia di Macerata. Dallo stesso vitigno anche la DOC Serrapetrona, vino che prima di essere immesso al consumo deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno 10 mesi a decorrere dal primo dicembre dell’anno di vendemmia.
A due passi da Serrapetrona troviamo un’altra DOC: i Terreni di San Severino, nelle tipologie Rosso, Rosso Superiore, Passito e Moro. Si tratta di una produzione comprendente l’intero comune di San Severino Marche, in provincia di Macerata. Per il Rosso, il Rosso Superiore e il Passito, è obbligatorio l’uso della Vernaccia Nera per almeno il 50%, mentre per ottenere il Moro è necessaria la presenza, per almeno il 60%, di Montepulciano; possono concorrere alla produzione di questa DOC tutte le varietà a bacca nera, non aromatiche, idonee alla coltivazione nella Regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente, per un massimo del 50% (per le tipologie Rosso, Rosso Superiore e Passito) e del 40% (per la tipologia Moro).
Spostandoci di pochi kilometri, approdiamo a San Ginesio, nel cui territorio comunale è consentita la produzione dell’omonima DOC (assieme a parte del territorio dei comuni di Caldarola, Camorotondo di Fiastrone, Cassapalombo e Ripe San Ginesio). Due le tipologie di vini: San Ginesio Rosso, San Ginesio Spumante (Secco e Dolce).
San Ginesio
Il San Ginesio Rosso è ottenuto da uve provenienti dal vitigno Sangiovese (minimo 50%), Vernaccia Nera, Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Ciliegiolo, da soli o congiuntamente, per un minimo del 35%; possono concorrere altri vitigni a bacca nera non aromatici per un massimo del 15%. Il San Ginesio Spumante Secco o Dolce è ottenuto da uve provenienti da Vernaccia Nera per un minimo dell’85%; possono concorrere anche tutti gli altri vitigni non aromatici a bacca nera, per un massimo del 15%. Scendendo ancora un po’ verso sud ed entrando decisamente nelle province di Fermo ed Ascoli Piceno, incontriamo la DOC Falerio, nelle sue due tipologie: Falerio e Falerio Pecorino. Il primo è composto con un blend di Trebbiano Toscano (dal 20 al 50%), Passerina (dal 10 al 30%) e Pecorino (dal 10 al 30%). Oltre a questi vitigni, possono concorrere, fino ad un massimo del 20%, tutte le altre varietà a bacca bianca non aromatiche idonee alla coltivazione nella Regione Marche.
Arriviamo ora al confine con l’Abruzzo per trattare l’ultima DOCG e l’ultima DOC delle Marche: Offida DOCG e Terre di Offida DOC. Per entrambe le DO siamo nella stessa zona di produzione, sita in provincia di Ascoli e Fermo. Per quanto riguarda l’Offida DOCG le tipologie sono 3: Rosso, Pecorino e Passerina. La zona di produzione del Rosso conta 19 comuni della provincia di Ascoli, mentre quella dei Bianchi è un po’ più ampia e comprende anche alcuni comuni della provincia di Fermo. I vitigni sono quelli considerati autoctoni nel territorio di riferimento: Montepulciano a bacca rossa, Passerina e Pecorino a bacca bianca. Possono concorrere fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Marche.
Offida
Per quel che concerne, invece, la DOC Terre di Offida, le tipologie sono le seguenti: Passerina Spumante, Passerina Passito, Passerina Vino Santo. La zona è la stessa della DOCG, eccezion fatta per la Passerina Vino Santo che ha una zona più ristretta, all’interno dei territori comunali di Ripatransone e Offida. Per la produzione di questa DOC si utilizza il vitigno Passerina, affiancato fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Marche.

Tutta la Regione Marche, inoltre, è “abbracciata” da una IGT che permette ai produttori che non possono usufruire di alcuna DO, di valorizzare ugualmente i propri prodotti. La IGT Marche annovera le tipoligie di vini rosso, bianco e rosato, anche nelle tipologie Passito e Novello.

Termina, così, il nostro breve excursus enologico della Regione Marche, i cui sapori e le emozioni non possono esser semplificati in queste poche righe
Spero comunque di esser riuscito a trasmettere almeno in parte la complessità (e la varietà) di questo territorio, invogliandoti ad approfondire quanto da me riportato, magari, se non ci sei mai stato, programmando un viaggio nelle Marche per conoscere di persona questo territorio. Ne vale la pena!!

Le mie amate Marche (#1 parte)

Circa due anni fa ho scritto un pezzo sulla mia Regione che poi non ho pubblicato sul mio blog, ma su altri siti.
A distanza di tempo e dopo quasi un anno trascorso in Norvegia, voglio condividerlo anche con il lettori del mio blog, rivisto e correto.

Buon Viaggio!!

Il nome “Le Marche” deriva dal tedesco Mark: insieme di territori di frontiera, “di marca”, appunto. Questo proprio ad indicare una Regione da sempre un po’ “appartata”, costituita da zone rimaste a lungo divise tra loro e solo nel tempo aggregate in un’unica unità amministrativa. Percorrendola da Nord a Sud si passa dalla zona al confine con la Romagna, dove spiccano il Castello di Gradara ed il Palazzo Ducale di Urbino, alla riviera delle palme di San Benedetto del Tronto, fino ad Ascoli Piceno, patria delle famose (quanto golose) olive all’ascolana, passando per Ancona, il capoluogo, Macerata e Fermo, cuori pulsanti delle attività manifatturiere di questa Regione.

Veduta dal monastero di Fabriano

Le Marche hanno una popolazione numericamente piuttosto esigua (appena un milione e mezzo di abitanti), ma sono estremamente varie anche dal punto di vista del territorio, passando dal mare alle dolci colline. Da sempre vocate all’agricoltura ed ai prodotti di eccellenza (basti pensare alla storica sagra del tartufo di Acqualagna), dal 2003 possono vantare anche una certificazione di qualità dei loro prodotti, attraverso il marchio QM: qualità garantita dalle Marche. Questa varietà si rispecchia, ovviamente, anche a tavola e, soprattutto, nel bicchiere: 5 DOCG, 19 DOC e una IGT. Il vigneto marchigiano conta circa 24 mila ettari coltivati a Vitis vinifera, per lo più distribuiti lungo la fascia orientale, prevalentemente collinare. Le più importanti zone produttive sono quelle dell’area dorica (zona del Conero, ad Ancona) e dell’area Picena (zona dell’ascolano), ottimamente esposte a sud.
Montepulciano, Sangiovese e Verdicchio sono i vitigni più diffusi, da cui si ottengono buona parte dei vini prodotti in questa Regione.Grappolo di Montepulciano
In particolare il Verdicchio, nelle sue due declinazioni (Castelli di Jesi e Matelica) ha portato in auge Le Marche nel Mondo: è questo, infatti, stando ad uno studio dell’Università Politecnica delle Marche e dall’Istituto Marchigiano di tutela Vini, il miglior vino bianco d’Italia.
Dal Verdicchio otteniamo due DOCG (Castelli di Jesi Verdicchio Riserva e Verdicchio di Matelica Riserva) e due DOC (Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica). L’areale di produzione è lo stesso sia per la DOC che per la DOCG: 22 comuni della provincia di Ancona e due della provincia di Macerata per il Verdicchio jesino, sei comuni della provincia di Macerata e due di quella di Ancona per il Verdicchio matelicese. Non è ammesso l’uso di uve a bacca bianca diverse dal Verdicchio, in quantità superiore al 15% ed il periodo di invecchiamento, per entrambe le DOCG, deve essere di minimo 18 mesi, di cui almeno sei in bottiglia. Dai colli pesaresi a quelli ascolani, passando per i maceratesi: Le Marche non sono solo il Verdicchio.
Tra Pesaro ed Urbino vengono realizzate due DOC: Bianchello del Metauro (da uve Biancame e Malvasia Toscana) e Colli Pesaresi (da vitigni tradizionali a bacca bianca, oltre a Trebbiano e Biancame, per la tipologia Bianca e Sangiovese per le tipologie Rosato e Rosso).
Rimanendo sempre a Nord, ma spostandoci verso Pergola, incontriamo un’altra DOC: Pergola. Le tipologie sono svariate: Rosso, Novello, Superiore, Riserva, Rosato Frizzante e Rosato, o Rosè, Spumante (vitigno Aleatico per almeno il 60%), mentre il Pergola Aleatico, Aleatico Superiore, Aleatico Riserva, Aleatico Spumante ed Aleatico Passito si ricavano sempre dal vitigno Aleatico, presente per almeno l’85%.
Ancona - il Passetto
Spostandoci verso la zona dorica, incontriamo l’area della Lacrima di Morro o Lacrima di Morro d’Alba: DOC presente in versione base, Superiore e Passito. Tale vino, particolarmente profumato e dalla beva estremamente gradevole, è ottenuto dalle uve del vitigno autoctono Lacrima, unico di questa zona d’Italia. A ridosso di Ancona possiamo gustarci una DOCG e ad una DOC: se il Montepulciano incontra il Sangiovese (per non più del 15%) ecco nascere il Rosso Conero Riserva DOCG, se invece, assieme al Montepulciano vi sono altri vitigni a bacca nera (sempre non oltre il 15%) potremo avere il Rosso Conero DOC. Comune alle provincie di Ancona e Macerata, la DOC Esino: Rosso (può essere anche novello) e Bianco (anche frizzante). Per i bianchi ci deve essere un minimo del 50% di Verdicchio, mentre per i rossi i vitigni Sangiovese e Montepulciano, da soli o congiuntamente, devono costituire almeno il 60%. Possono concorrere, per le percentuali restanti, tutte le uve autorizzate e/o raccomandate nelle province di Ancona e Macerata.
Altra DOC molto importante delle Marche è quella delRosso Piceno che attraversa buona parte della Regione: è presente, infatti,nelle province di Ancona (ad esclusione della zona del Rosso Conero), Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno.vigneti del Piceno
Il Rosso Piceno si ottiene da uve Montepulciano (35-85%) e Sangiovese (15-50%), ma possono essere aggiunte, fino ad un massimo del 15%, anche tutte le uve non aromatiche, a bacca rosse, idonee alla coltivazione nella Regione Marche. Le tipologie? Rosso Piceno o Piceno, Sangiovese e Superiore.
Un discorso a parte merita il Rosso Piceno Superiore che si può produrre solo in una ristretta zona del territorio della provincia di Ascoli, comprendente appena 13 comuni; la sua immissione al consumo deve essere successiva al primo novembre dell’anno successivo alla vendemmia.
Nel prossimo post parleremo del maceratese e della IGT Marche. Restate connessi!!

Verdicchio e Rosso Conero, i vini compagni dello Stocco: vincono Casaleta e La Calcinara

Verdicchio e Rosso Conero: questi i migliori vini da abbinare allo Stoccafisso all’Anconetana. Ecco il verdetto della giuria della Selezione Vini 2016 ufficializzato subito dopo il taglio del nastro di Ancona Capitale dello Stoccafisso, la manifestazione enogastronomica organizzata da Ordine Cultori della Cucina di Mare “Re Stocco, in collaborazione con Coldiretti Marche e Confartigianato Imprese Ancona e Pesaro Urbino e con il patrocinio di Regione Marche, Comune di Ancona, Camera di Commercio di Ancona, Istituto Marchigiano Tutela Vini e Accademia della Cucina Italiana, in programma fino a domenica 29 maggio in piazza Pertini.

taglio del nastro

Vincono l’azienda Casaleta (Serra de’ Conti) con il suo “La Posta 2012“, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, e l’azienda La Calcinara (Candia di Ancona) con “Il Cacciatore di Sogni 2014“, Rosso Conero doc.
Il pesce, dunque, può essere abbinato anche ad un rosso, purché giovane. «Da un sondaggio effettuato tra estimatori dello Stoccafisso all’Anconetana – spiega Bernardo Marinelli, presidente dell’Ordine Cultori della Cucina di Mare “Re Stocco” – è emerso che il 50% di loro preferisce un vino rosso in abbinamento. Per questo abbiamo deciso di aprire la Selezione anche ai rossi». Menzioni, per qualità assoluta a prescindere dall’abbinamento, al “Cantàro 2014“, Verdicchio doc di Broccanera (Arcevia) e al “Giacopetto 2012“, un Colli Maceratesi rosso dell’azienda Capinera (Morrovalle).

Quattro campioni per dare il via alla tre giorni del gusto di piazza Pertini. “Madrina” dell’inaugurazione, la vicepresidente della Regione Marche, Anna Casini, che ha rilasciato una dichiarazione: «Sono molto contenta di partecipare a questo evento che valorizza e tutela lo stoccafisso, un piatto simbolo della tradizione culinaria marchigiana. Particolarmente apprezzabile sono inoltre le idee di abbinare la manifestazione a iniziative legate ai nostri vini e di utilizzare nelle varie ricette dello stoccafisso ingredienti di qualità rigorosamente marchigiani. Una sinergia che permette di presentare al pubblico un paniere di prodotti tipici legati al territorio di indiscussa eccellenza di cui possiamo andare orgogliosi nel mondo. Non dobbiamo infatti mai dimenticare che l’enogastronomia, settore che sta vivendo un periodo particolarmente felice (i nostri dati dell’export lo dimostrano con una crescita complessiva nell’ultimo anno del 15%), insieme alla cultura e al turismo sono per le Marche un’opportunità di crescita irrinunciabile in grado di creare nuova impresa ed occupazione come dimostrano anche gli stand presenti alla fiera che propongono assolute novità come la porchetta di pesce spada o gli spiedini di cozze. Innovazione insomma, all’insegna delle nuove tendenze come lo street food d’autore, ma sempre con un occhio rivolto alle nostre radici e alle antiche ricette. Per questo motivo la Regione Marche sostiene e valorizza il settore soprattutto grazie alle misure del Piano di sviluppo rurale 2014-2020. Ci sono ben 538 milioni di euro a disposizione e i primi bandi sono già aperti».


Allo stand principale, gli chef dell’Istituto Alberghiero “Panzini” di Senigallia, hanno messo a punto un menù in cui spicca il Ristocco (risotto alla zafferano mantecato con patate e guarnito con lo stoccafisso) e trovano spazio tutte le interpretazioni del piatto principe della cucina anconetana. Stocco, dunque, servito con tris di legumi o come sugo dei paccheri, con la polenta o preparato all’Anconetana secondo la De.Co. Comunale.
Sabato è il giorno della gara tra i “cuochi di casa”, cittadini che preparano abitualmente la storica ricetta tramandandola di generazione in generazione.
Domenica invece è in programma la prima Disfida nazionale dello Stoccafisso, aperta alle associazioni che sul proprio territorio, promuovono lo storico prodotto norvegese abbinato e cucinato con i prodotti dell’agricoltura della zona di provenienza. La giuria in questo caso dovrà valutare tra qualità dei prodotti utilizzati, migliore interpretazione, abbinamento al vino e presentazione del piatto.

Il Brand Marche: oltre la convinzione di “una regione al plurale”

Presentazione slow wine 2015 “Storie di vita, vigne, vini in Italia”

Relatori:
Armando Falcioni (direttore consorzio vini piceno);
Gianmario Spacca (presidente della Regione Marche);
Alberto Mazzoni (presidente Istituto Marchigiano Tutela Vini);
Francesco Quercetti (responsabile Marche Guida Slow Wine);
Fabio Giavedoni (curatore guida Slow Wine);
Maurizio Mangialardi (sindaco Senigallia).

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Nella meravigliosa cornice della Rotonda di Senigallia, per il quinto anno consecutivo, produttori, esperti ed appassionati di vino, si sono ritrovati tutti assieme per questa importante manifestazione, volta a celebrare non solo il prodotto, ma l’anima e la storia di chi è artefice di prodotti eccellenti. Una guida che non parla solo dei grandi produttori, ma che si distingue dalle altre guide poiché parla del territorio, valorizzando tutte le zone di produzione della nostra regione.

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Il Governatore Spacca ha voluto sottolineare l’importanza dei fondi europei per il recupero della Rotonda di Senigallia, che è oggi uno dei monumenti più rappresentativi de Le Marche, sottolineando come continuino ad essere attivati progetti mirati a valorizzare e sviluppare le attività viticolo-enologiche, così importanti per quello che è un aspetto fondamentale della nostra economia, trainante anche per altri settori.

E’ stata l’occasione giusta anche per ringraziare pubblicamente i produttori che creano lavoro e portano sempre più giovani a puntare sull’agricoltura.

Con questa guida si parla ovviamente di vino, ma anche delle storie che ci sono dietro a questo prodotto, i sacrifici e l’impegno di tutto un ecosistema in grado di legare la cultura, il prodotto, il turismo e la valorizzazione della vita della nostra comunità.

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E’ intervenuto poi Giavedoni, un friulano che vive a Bologna, ma molto legato alla nostra regione. “Questa è una guida che parla di più delle realtà e delle persone, piuttosto che dei vini. Oggi i giovani stanno sviluppando un certo orgoglio per questo settore, rilanciando l’azienda di famiglia e provando ad apportare tecniche innovative, rifacendosi maggiormente all’approccio dei loro nonni, piuttosto che a quello dei padri.”

Si è parlato molto dei giovani, non solo perchè stanno acquisendo maggior consapevolezza di ciò che fanno, con orgoglio, ma anche perchè bisognerebbe cercare nuove formule per far ottenere finanziamenti e fondi anche ad aziende e progetti più piccoli.

In cinque anni Slow wine è diventata la guida che ha maggior mercato in italia e viene tradotta anche in inglese, per gli USA ed in tedesco, per la Germania. Al di là del momento non facile che ormai da diversi anni l’editoria vive, questa guida gode di ottima salute ed è stata adottata da tutti i 9000 soci della FISAR come strumento didattico, a dimostrazione che “le guide non sono morte” ed ancora non sono apparsi validi strumenti che possano mandarle in pensione.
Tuttavia, la necessità di innovazione, ovviamente, sta portando a ragionare su qualcosa che in futuro possa sostituire le guide: Slow Wine Magazine. Una rivista online scritta, per ora, in italiano, inglese e tedesco. Sul numero attuale, a riprova della longevità dei nostri bianchi, che non hanno niente da invidiare ai prodotti più blasonati, come quelli francesi, c’è una interessante retrospettiva sul Verdicchio, con le annate 2004/2006 in parallelo, analizzandone l’ottima evoluzione in bottiglia.
L’idea é quella di riuscire ad andare all’estero attraverso il nostro territorio e tutto ciò che di eccellente esso ha da proporre.

Per Falcioni la strada da percorrere è quella di un ecosistema integrato, per la nostra regione, che possa permettere di superare l’idea di “Regione al plurale” che da sempre caratterizza questa zona d’Italia. Un Brand che si diversifica, puntando sui vitigni autoctoni.
Il Piceno: l’Italia che non ti aspetti. Pecorino, Passerina e Montepulciano…

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Mazzoni, con il suo intervento, ha voluto insistere sul concetto di “Brand Marche“, da condividere con forza e coraggio sul mercato nazionale ed internazionale. “Il nostro – ha detto – è un percorso iniziato nel 1986, con lungimiranza e che oggi permette a qualsiasi azienda che produce almeno 50 hl ed abbia deciso di far parte del consorzio, di attingere ai finanziamenti del P.S.R. e dell’O.C.M.”

Importante, infine, l’intervento di Quercetti che ha spiegato le ragioni per cui si è fortemente voluto portare avanti il progetto editoriale Slow Wine: “realizzare una guida che permettesse ai consumatori di capire la storia, la filosofia e il modo di lavorare delle aziende, per scegliere quei prodotti che maggiormente soddisfano i propri desideri.”
La qualità dei prodotti negli anni si sta alzando moltissimo, rendendo le scelte sempre più difficili per gli autori. Per le Marche 104 sono le aziende presenti in guida.
“La meritocrazia è il criterio basilare, che permea tutto il lavoro di stesura di questa guida. I vini vengono lasciati aperti un giorno intero e, se non hanno convinto al primo assaggio, riassaggiati il giorno dopo, a volte anche durante il pasto serale.”

La presentazione si è conclusa con l’assegnazione dei premi, avvenuta dopo l’illustrazione del significato delle varie categorie…

Per i vini:
– Grande Vino: si tratta di bottiglie eccellenti sotto il profilo organolettico;
– Vino Slow: bottiglie che oltre alla qualità organolettica, esprimono i caratteri legati al vitigno, al territorio, alla storia ed all’ambiente;
– Vino quotidiano: le migliori bottiglie nel rapporto qualità/prezzo. Su 1038 vini assaggiati, circa 700 possono stare in questa fascia di prezzo, ma solo 15 ricevono questo premio. Si tratta del vino che l’azienda produce in maggior quantità e che la maggior parte delle persone possono acquistare e mettere in tavola tutti i giorni.

Per le aziende:
– La Chiocciola: aziende che offrono la miglior espressione dei caratteri organolettici, ambientali e territoriali, in linea con la filosofia Slow Food;
– La Bottiglia: aziende che offrono ottima qualità in tutta la produzione;
– La Moneta: aziende che offrono ottimo rapporto qualità/prezzo in tutta la produzione.

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Assegnati i premi, si è poi lasciato spazio alle degustazioni…

Come sempre, tutte le foto di questo evento, sono presenti sulla nostra pagina facebook.

Conferenza stampa per l’evento “Il Viale dei Sapori”

Sono appena rientrato dalla conferenza stampa per la seconda edizione di questa manifestazione, che quest’anno vedrà la gestione diretta da parte della Coldiretti dello stand gastronomico.

Conferenza stampa

85/86 stand per quasi 100 aziende, il 60% delle quali marchigiane. Ben 47 aziende vitivinicole provenienti da tutta la Regione per partecipare al concorso “abbinamento vino e stoccafisso”.
La promozione delle eccellenze delle Marche è l’obiettivo principale: pesce azzurro dell’Adriatico, stoccafisso e prodotti marchigiani. Tutto è in linea con la nuova programmazione del piano di sviluppo rurale volta a far conoscere maggiormente proprio il pesce azzurro di questa zona d’Italia, i prodotti tipici e quelli biologici.
Saranno serviti panini con carne di razza marchigiana sabato mattina dalle 10.00; tutti i prodotti che si consumeranno presso lo stand gastronomico sono acquistabili presso gli stand presenti per il viale e provenienti da aziende selezionate Coldiretti.
Il “sardoncino” è all’interno di un progetto di rilancio, che prevede una grande attenzione alla lavorazione per ottenere un prodotto veramente appetibile che deve essere proposto all’interno delle famiglie, per favorirne la conoscenza e la diffusione in maniera crescente.
Per questa manifestazione sono stati acquistati ben 9 quintali di sardoncini!!
Tra i tanti interventi, particolarmente interessante quello dell’amico Roberto Orciani, che ha parlato del concetto di terroir, da non limitare al terreno in cui affondano le radici della vite, ma da estendersi al clima e soprattutto alle abitudini ed alla cultura di uno specifico territorio.
All’interno di questa manifestazione sono previsti anche dei concorsi che riguardano esclusivamente prodotti della nostra regione.
Un concorso sul vino (bianchi, rosati e rossi) con degustazione coperta (l’anno scorso il primo premio fu aggiudicato al Verdicchio “Ghiffa” dell’Azienda Colognola)
Vi sarà anche un altro concorso: quello sugli oli extravergini monovarietali, provenienti da tutta la regione.
La cucina mediterranea come espressione dell’identità di un territorio, da riscoprire, valorizzare e far conoscere sempre più, fin dagli Istituti alberghieri… senza perdersi sulle nuove tendenze provenienti da altri paesi, che rischiano di far arrugginire la lama di uno dei nostri coltelli più affilati al Mondo: quello dell’agroalimentare.
Il dott. Alberto Mazzoni, presidente dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini, ha rilasciato un breve intervento, parlando dei grossi sforzi che le aziende marchigiane stanno compiendo a livello di promozione del Brand marche all’estero: importanti investimenti sono un programma nei prossimi 24 mesi, su Giappone, Stati Uniti e Cina.

L’enogastronomia salverà la nostra regione…e forse anche la nostra Italia…??

Scopriamolo insieme in questa 3 giorni tutta da gustare!!!