Vinitaly 2017: una intensa giornata…

Siamo giunti all’edizione numero 51 del Vinitaly, la più grande fiera sul vino (e ormai sulle bevande alcoliche in generale) del territorio nazionale.
Mancavo a questo evento dal 2015 e, grazie anche al seguito di pubblico a cui tutti voi contribuite, quest’anno ho potuto parteciparvi in qualità di blogger. Ho, così, avuto accesso all’area stampa presso la quale mi sono appoggiato per alcuni importanti appuntamenti di lavoro; a differenza delle edizioni passate, infatti, questa edizione è stata per me più un’occasione di incontri e contatti utili che una rassegna di degustazioni ed assaggi vari.
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Ho potuto, così,  raccogliere le impressioni dei produttori e percepire una generale soddisfazione per l’organizzazione e la qualità dei contatti utili che le aziende presenti hanno potuto sviluppare quest’anno.
Interessanti le novità di questa edizione con l’inserimenti di un padiglione dedicato agli importatori ed alle aziende americane e russe, oltre alla presenza di diversi espositori di Saké dal Giappone.
Durante la prima parte della giornata, dopo aver raccolto informazioni utili per sostenere l’esame per la Certificazione WSET (Wine Spirit Education Trust) prossimo obiettivo nel mio percorso formativo, ho deciso di fare un salto in Sicilia per rivedere un vecchio amico, Leonardo Zerilli dell’azienda Terre Del Sole, ed assaggiare in anteprima la nuova versione del suo “Mariangela Rosso“, da quest’anno risultato del bland Nero D’Avola e Cabernet Sauvignon: un vino interessante e corretto che, a mio avviso, potrebbe anche offrire qualche interessante spunto evolutivo.
Sempre in Sicilia, ho avuto il piacere di conoscere Alagna Vini, una potenza del Marsala, oggi condotta dal professor Ercole Alagna, enologo e docente universitario che mi sono ripromesso di intervistare data la sua enorme competenza sui vini passiti e, per l’appunto, Marsalati.
E infatti proprio su questa tipologia di prodotti che si concentra la totalità della produzione di questa cantina, con un amontare produttivo annuo di oltre 300.000 bottiglie.
Ho quindi avuto il piacere di farmi condurre attraverso una degustazione dei loro prodotti:
– Marsala vergine (invecchiato 5 anni in botti di rovere da 55 hl).
19 gradi alc. Caramello, miele…Totalmente secco. Ottimo per aperitivi importanti con formaggi stagionati e salame piccante. Molto apprezzato in Usa, Brasile, Cina e Giappone.
Superiore S.O.M., sempre secco, ma meno impegnativo, 18 gradi. Minimo due anni di invecchiamento.
Liquirizia e tostati al naso.
Marsala fine (17,5 gradi alcolici). Semi secco. Tra il 4 ed il 10% di mosto cotto (aggiunto post fermentazione).
Un anno di invecchiamento.
Marsala superiore dolce. Oltre 10% di vino cotto. 18.5 gradi.
Zibibbo  (16,5 alcol). Aromatico, fruttato, fresco.
Miele, agrumati. Fermentazione bloccata con aggiunta di alcol.
Moscato (da uve appassite).
Colore aranciato, aromi simili a quelli dello zibibbo, corpo notevole, bella dolcezza e buona freschezza.
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Terminati questi primi assaggi, mi sono spostato nel padiglione (Sol&Agrifood) dove ho conosciuto l’azienda piemontese Antiche Delizie e assaggiato alcuni loro prodotti tra cui dei favolosi cioccolatini. Questo padiglione custodiva altre gemme interessanti tra cui il primo (probabilmente unico) produttore al mondo di aceto balsamico ottenuto da ciliege.
Breve pausa per un appuntamento e poi di nuovo in giro per gli stand.
Non potevo, infatti, esimermi dal visitare il padiglione delle Marche dove sono stato praticamente “placcato” dal Dott. Roberto Orciani che mi ha fatto assaggiare la sua ultima creazione: un Sangiovese maturato in anfore ottenute artigianalmente da terra del suolo marchigiano. Un incredibile esempio di vino naturale prodotto presso l’azienda Gagliardi di Matelica della quale ho anche assaggiato i Verdicchi.
Altro stand visitato è stato quello della cantina dei Colli Ripani, dove ho potuto provare qualcosa della nuova linea “numerata”, dal packaging davvero accattivante.
Non di soli vini, però, vive l’uomo… così, proprio quando un leggero languorino cominciava a bussare, ecco apparire dal nulla un interessante vassoio di prelibatezze proposte dallo chef Errico Recanati del noto ristorante “Andreina” di Loreto.
Ma il tempo è tiranno ed ecco che è già ora del mio appuntamento con un importatore norvegese: una piacevolissima chiacchierata che mi auguro possa portare nuove occasioni di collaborazione.
La giornata volge al termine ed, assieme ad un mio amico commerciale del Veneto, ci spostiamo ad assaggiare alcuni dei prodotti “Cantine del Notaio“: nobile manifestazione della potenza dell’Aglianico in tutte le sue declinazioni, dalle bollicine al bianco dolce…
Tutte le etichette sono collegate al mondo notarile e sono assolutamente eccellenti. Chicca di questo stand, l’abbinamento del bianco dolce Basilicata IGT “L’Autentica” con un favoloso panettone artigianale prodotto sempre nelle stesse zone di provenienza dei vini. Una vera delizia sensoriale…
Siamo quasi al “gong” finale e così avviandomi verso l’uscita, attraverso di nuovo il padiglione delle Marche soffermandomi presso lo stand di Monteschiavo Vini dove ho modo di scambiare quattro chiacchiere con il direttore commerciale e di rendermi conto di essere al cospetto di un’azienda con una proposta di vini dall’eccellente rapporto qualità/prezzo. Complimenti al mio amico Simone Schiaffino, enologo proprio di questa cantina!
P1030369Da Jesi a Matelica il passo è breve e così, quasi rischiando di farmi chiudere dentro,  concludo questa intensa giornata, con un buon sorso di Verdicchio di Matelica IGP “Colpaola”, presentatomi in maniera appassionata da Laura Migliorelli, dell’Associazione dei produttori di Verdicchio di Matelica.
A distanza di un mese esatto dal mio rientro in Italia,  questo Vinitaly è stato il primo evento di una certa rilevanza a cui ho partecipato ed ora sono pronto per nuove sfide e per continuare a raccontarvi il meglio di tutto ciò che ruota attorno al mondo del food and beverage.
Stay Tuned!

Ancona Capitale dello Stoccafisso, dal 27 al 29 maggio

I migliori vini da abbinare allo Stoccafisso all’Anconetana, ma anche i più bravi “cuochi di casa” e le migliori associazioni in campo per una disfida del gusto.
Da venerdì 27 maggio, in piazza Pertini, fino a Domenica 29
, Ancona Capitale dello Stoccafisso, manifestazione enogastronomica con il trono riservato, ovviamente, al piatto principe del capoluogo dorico: lo Stocco.
La cerimonia di apertura, tenutasi alle 11.00 con la partecipazione della vicepresidente della Regione Marche, Anna Casini, che proclamerà anche i vincitori della Selezione Vini in abbinamento con lo Stoccafisso all’Anconetana.

giuria e organizzatori

La giuria si è riunita al ristorante “Il Giardino” di Ancona, confrontandosi con 46 calici di bianco e 39 di rosso. Nove giurati guidati da Claudio Gagliardini, in rappresentanza della Camera di Commercio di Ancona: Andrea De Palma (Touring Club, l’Espresso), Andrea Marchetti (Gambero Rosso, Intravino), Fabio Magnani (enogiornalista), il direttore Imt, Alberto Mazzoni, il maestro sommelier Gualberto Compagnucci, Roberto Orciani (Vini buoni d’Italia Touring Club e wine blogger di nonsolotappo.it), Vanessa Ghergo, responsabile per l’estero dell’Ordine Cultori della Cucina di Mare, l’esperta di enogastronomia internazionale Natalia Bumbeeva e l’enoblogger di nonsolotappo.it Martina Brescini. Grande assente, Raffaello De Crescenzo, fondatore di CulturAgroalimentare.com, impegnato a Oslo, in Norvegia, in un evento presso l’Ambasciata Italiana, per promuovere l’esportazione in terra scandinava della cultura agroalimentare del nostro Paese.


La novità di quest’anno – spiega il presidente di Re Stocco, Bernardo Marinelliè che oltre ai vini premiati per l’abbinamento, abbiamo pensato a una menzione per la qualità assoluta. Questo perché ci siamo accorti che tra i partecipanti c’erano molti vini validi e competitivi ma non adatti a essere affiancati allo Stoccafisso. Per quanto riguarda la manifestazione posso dire che siamo cresciuti molto. Tutte le volte superiamo le 20mila presenze nei tre giorni anche grazie a uno zoccolo di appassionati che ci segue sempre. Dal Viale passiamo a piazza Pertini. Diciamo che è una sperimentazione. Al nostro stand avremo anche stavolta, vista la collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Senigallia, gli chef Massimo Bomprezzi e Vittorio Serritelli con i loro studenti“. In piazza Pertini sono già stati consegnati 5 quintali di patate e 2 di olio extravergine di oliva. Basteranno? I produttori di Campagna Amica Coldiretti sono pronti a rimpinguare la dispensa. “Senza i loro prodotti – aggiunge Marinelli – la qualità che nasce sulle nostre campagne, lo stoccafisso non sarebbe tanto buono“. “Per noi – gli fa eco Emanuele Befanucci, presidente Coldiretti Anconasi tratta di una collaborazione importante che va migliorando a ogni nuovo appuntamento. In Italia c’è bisogno di campagna e tradizione e il riscontro arriva dai nostri mercati di Campagna Amica, sempre in aumento e presto, con l’arrivo dell’estate, nei vari lungomare della regione“.

Per quanto riguarda la percezione da parte del pubblico della nostra enogastronomia, siamo secondi solo a Toscana ed Emilia Romagna“, rivela Mazzoni citando uno studio Nomisma. Questo evento mette in evidenza, per la prima volta nel capoluogo, il binomio cibo/vino, sul quale è bene puntare per distinguersi in un mercato sempre più globalizzato.
Nei tre giorni di manifestazione saranno oltre 50 gli espositori (tra questi 17 sono di Campagna Amica Coldiretti) oltre a metà piazza predisposta per una grande mostra mercato florovivaistica.
Sabato 28 un’apposita giuria valuterà lo stoccafisso cucinato dai “cuochi di casa“, cittadini che preparano abitualmente la ricetta tramandandola di generazione in generazione.
Domenica, invece, si terrà la prima Disfida nazionale dello Stoccafisso, aperta a tutte le associazioni d’Italia che, sul proprio territorio, promuovono lo storico prodotto norvegese abbinato e cucinato con i prodotti dell’agricoltura della zona di provenienza. La giuria, in questo caso, dovrà valutare diversi aspetti: qualità dei prodotti utilizzati,  interpretazione migliore, abbinamento al vino e presentazione del piatto. Ulteriore iniziativa, quella benefica di Coldiretti in collaborazione con Focsiv : la vendita di riso, prodotto dagli agricoltori di Coldiretti aderenti alla Filiera Agricola Italiana, per raccogliere fondi utili alla realizzazione di 38 interventi di agricoltura familiare nelle aree più povere del mondo e dare così sostegno a 114.248 famiglie di contadini; il ricavato di questa iniziativa, inoltre, servirà anche per la costruzione di un Villaggio solidale, che sarà realizzato in Puglia da Coldiretti e Focsiv, destinato ad ospitare alcuni immigrati, sottraendoli così allo sfruttamento del caporalato.

Viale dei Sapori, Il verdicchio di Brunori vince la Selezione

Il San Nicolò 2014 è il miglior vino da abbinare allo Stoccafisso all’Anconetana. Il Verdicchio classico superiore di Cantina Brunori (San Paolo di Jesi) è stato proclamato vincitore della Selezione Vini, organizzata nell’ambito de Il Viale dei Sapori, la tre giorni del gusto organizzata dall’Ordine Cultori della Cucina di Mare “Re Stocco” e Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana in collaborazione con Coldiretti Marche e Confartigianato Imprese.

Il responso dei giurati è stato ufficializzato venerdì sera durante la cena di gala delle associazioni che si è tenuta ad Ancona, alla trattoria La Moretta.
Per noi una soddisfazione doppia – ha commentato nell’immediato Carlo Brunori, titolare dell’azienda – perché il 2014 è stata un’annata davvero difficoltosa a causa delle frequenti piogge. Il San Nicolò, che prende nome dalla contrada dove lo produciamo, è una selezione delle nostre migliori uve“.
La nostra filosofia – gli ha fatto eco il padre, Giorgioè quella di un’impresa di famiglia che segue tutte le fasi di coltivazione, raccolta dalla vigna alla cantina, vinificazione, imbottigliamento e vendita. Facciamo vino da tempo immemorabile ma se consideriamo l’imbottigliamento siamo sul mercato dal 1956“.
Oltre che con lo stoccafisso lo si può abbinare anche con il pesce o con carni bianche ma anche, dopo qualche anno di affinamento, anche con l’agnello dei Sibillini.
La scelta – spiega Roberto Orciani, enoblogger di Non solo tappo e membro della giuria – si è basata sul territorio. Oggi si cerca di stupire i consumatori con vini molto floreali ma che non rappresentano l’originalità del prodotto. Abbiamo premiato un verdicchio riconoscibile per territorialità e originalità“.
I consumatori sono alla ricerca di qualità e fiducia e il mondo agricolo si avvicina sempre più a questi desiderata” ha sottolineato Claudio Gagliardini, vicedirettore di Coldiretti Marche.
Territorio e tradizioni “sui quali dobbiamo puntare – secondo il presidente della Camera di Commercio, Giorgio Cataldiperché il Made in Italy è il brand più copiato al mondo e noi lo dobbiamo difendere“.
IMG_0091Nella foto, da sinistra: Giorgio Brunori, Bernardo Marinelli, Carlo Brunori e Pietro Recchi.

Degustando Staffolo…does it Better!

Dal 21 al 24 Agosto 2014, la città di Staffolo (a ridosso di Jesi, in provincia di Ancona) si è trasformata nella Vetrina del Verdicchio, con una festa riuscitissima, in cui sono state proposte numerose attività e anche il concerto di un’affermata cantante nazionale: la vincitrice dell’ultimo festival di San Remo, Arisa.

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Personalmente ho avuto il piacere di esser coinvolto nel concorso “Staffolo Does It Better“, assieme ad altri 4 esperti esperti degustatori/giornalisti del settore: Francesco Annibali (DoctorWine), Paride Cocchi (degustatore Slow Wine, nonchè presidente AIES), Andrea Marchetti (Intravino) e Roberto Orciani (nonsolotappo).

Il “raduno” si è svolto presso il Ristorante La grotta del frate (Via Roma 10, Staffolo) che sorge all’interno delle mura del paese, risalenti al 1100 d.C. Il ristorante, che consiglio
a tutti i cultori della buona tavola, fu aperto attorno al 1950, chiuso nel 1990 e riaperto definitivamente nel 2007 dopo esser stato ristrutturato.

La Grotta del Frate

I due giorni trascorsi a Staffolo, mi hanno permesso di conoscere meglio gli areali di questo Comune e di tracciare un po’ lo “stato dell’arte” del Verdicchio di questa zona delle Marche.

Come un gigantesco triangolo posto a poco più di 400 metri sul livello del mare, Staffolo conta circa 2000 abitanti e ben 15 produttori di Vino (alcuni dei quali producono anche olio). Quattro le aree produttive:

Follonica- Specia;
– San Martino – San Francesco;
– Castellaretta – Salmagina;
– Santa Caterina.

Il Concorso, condotto rigorosamente alla cieca, mi ha portato ad assaggiare 13 Verdicchi “Base” (tutti del 2013 tranne uno del 2012) ed 11 “Superiori” (dal 2008 al 2013).

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Anche se non è mai bello fare delle graduatorie, specie quando si tratta di prodotti legati alla mia terra d’origine, capaci di regalare emozioni anche in funzione del momento in cui sono stati stappati (qui tutti i vini sono stati degustati subito dopo esser stati stati aperti, senza permetterne una sempre ottimale espressione nel bicchiere al momento dell’assaggio), il confronto con altri assaggiatori e le medie dei voti hanno portato ad un podio interessante, mix di vini nati per essere “entry level” e di prodotti concepiti con l’ambizione di fronteggiare maggiormente il tempo:

– Terzo classificato: Verdicchio Classico 2013, Azienda La Staffa. Questa la mia descrizione: “frutta esotica leggera, un pizzico di minerale. Fresco, sapido, di corpo. Buona persistenza. Un equilibrio generale interessante.”

– Secondo classificato: “Frocco”, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2013, Azienda Tre Castelli. “Giallo paglierino tendenzialmente dorato. Bel colore. Naso corretto, ma non particolarmente emozionante ad una prima olfazione. In bocca è corposo e con una discreta acidità. Si apre a regalare emozioni col passare dei minuti.”

– Primo classificato: “Salmagina”, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2013, Azienda Sandro Finocchi. “Giallo paglierino tenue. Frutta esotica e banana fresca. Leggermente etereo. Bella acidità. Buon corpo. Sapidità e leggera mineralità. Un’intrigante aggressività.”

Podio

Per quanto riguarda le mie considerazioni personali sulle zone produttive di Staffolo, sui Verdicchi Base posso affermare che:
– la zona di Follonica-Spescia è capace di esprimere un buon livello medio, pur con vini dalle caratteristiche piuttosto differenti;
– la zona di San Martino-San Francesco ha presentato vini globalmente discreti, anche se un po’ pesanti o leggermente squilibrati, che richiedono tempo prima di aprirsi e rivelare meglio le loro potenzialità.;
– la zona di Castellareta-Salmagina ha proposto vini di livello medio tendenzialmente alto ed omogeneo (range di punteggio: 80-85). Note olfattive principali: frutta esotica e miele. Questa si presenta come la realtà che attualmente sembra avere le migliori potenzialità.

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Assaggiando i Superiori, invece, mi sento di dire che:
– la zona di Santa Caterina, che ha partecipato al concorso con un solo prodotto, si è rivelata interessante, pur proponendo un vino che potrebbe non avere l’acidità necessaria per durare a lungo nel tempo;
– la zona di San Martino-San Francesco ha proposto prodotti di livello medio alto, eccezion fatta per uno che non è stato valutabile a causa di problemi a livello olfattivo;
– la zona di Castellareta-Salmagina risulta la più vocata anche per i Superiori, sebbene con prodotti di livello molto diverso tra loro. Due prodotti di questa batteria si fanno apprezzare come eccellenze;
– la zona di Follonica-Spescia ha espresso prodotti di livello inferiore rispetto ai suoi Base. Discreti come corpo, ma squilibrati in bocca e con un naso che tende a stancare rapidamente.

Sono stati particolarmente gradevoli i momenti conviviali trascorsi assieme all’enologo Giancarlo Soverchia e a tutti i produttori che, come quasi sempre, si rivelano persone simpatiche, alla mano e che mettono il cuore in quello che fanno.

Dunque, massimo rispetto per tutti loro e appuntamento all’anno prossimo per assegnare la nuova palma di Verdicchio in grado di rappresentare meglio il suo Territorio….

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Come sempre, altri scatti di questa Manifestazione, sulla nostra pagina Facebook.

Tartufo e pesce? Un binomio in grado di stupire

É sempre piacevole lasciarsi catturare dalla poesia della baia di Portonovo; ancor più bello è quando alla poesia della natura si aggiunge quella della buona cucina

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É il caso della serata “Tartufo vista mare”, svoltasi presso il ristorante “Il Molo” di Portonovo (AN), orchestrata con stile dallo chef Simone Baleani, in collaborazione con Alberto Melagrana e collaboratori.

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In compagnia dell’amico Roberto Orciani, che sono riuscito a coinvolgere in questo evento, ancora una volta nonsolotappo e culturagroalimentare a braccetto per raccontarvi una serata diversa dal solito…

Si comincia con una crema di baccalà al tartufo nero, puré e crudo di scampo. Deliziosa, ma forse un po’ in contrasto con la notevole freschezza della Passerina Vigor di Umani Ronchi.
Si prosegue con moscioli selvatici di Portonovo accompagnati da una bruschetta al tartufo e da una condita con un extravergine che esalta il piatto e l’area di produzione, il Conero stesso: l’extravergine dell’Azienda Agricola Frittelli.

Gli antipasti si concludono con un polpo, morbidissimo, accompagnato da purè di patate di Sompiano al tartufo.
Piatto dalla struttura raffinata, che quasi si scioglie in bocca e dimostra, ancora una volta, che unire questo tubero col pesce non è eresia.

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Saliamo di complessità nei piatti ed incontriamo un grande vino: le Vecchie Vigne di Umani Ronchi!

Ora è la volta del risotto mantecato al tartufo nero, ostriche e capperi di Sicilia: un morso di mare.
Il piatto della serata: l’idea del tartufo che incontra il mare si estrinseca proprio in questa portata e lascia piacevolmente sorpreso anche il più classico dei puristi. Sembra quasi di masticare le onde…

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Il connubio pesce-tartufo si esalta anche nella portata che fa sposare il
rombo chiodato col tartufo di Acqualagna.

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Una vera sorpresa che non smette di stuzzicare il palato, senza appesantirlo.
La mano dello chef si nota quando, durante il pasto, ti accorgi che l’olio utilizzato nei piatti è veramente il minimo indispensabile ed arricchisce i piatti, amalgamandone delicatamente tutte le componenti.

Dolce e amaro si rincorrono in quella che é la conclusione di questo stuzzicante pasto: zabaione alla moretta. La grassezza e la dolcezza dello zabaione con la punta lievemente amara del tartufo…un gioco ben riuscito che imprime alla serata la sua giusta conclusione.

Onorato di aver partecipato a questo evento e di aver potuto raccontare l’arte di sperimentare in cucina. La dimostrazione di come due aspetti apparentemente (e geograficamente) così lontani del nostro territorio, in realtà possono convivere bene assieme e regalare emozioni uniche, senza mai eccedere e voler prevaricare l’uno (il pesce) sull’altro (“l’oro nero” di Acqualagna).

“E il naufragar m’é dolce” in questo tartufo (con) vista mare….

(Per vedere tutte le foto di questo evento, sapientemente organizzato e gestito da Giorgia Giacomuzzi e Roberta Roberti del Ristorante Antico Furlo, visitate, come sempre, la nostra pagina facebook!!)

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“La sapidità espressione di un territorio. Autoctono o Internazionale, cos’è più gusto?”

Vi avevo già parlato del mio amico Roberto Orciani nel post ” Metti una sera a cena (anzi…2!!)…

Il blogger di NonSoloTappo ha ormai iniziato a realizzare eventi per “winelovers”, con il suo taglio istrionico irriverente ed imprevedibile.
L’ultimo evento, tenutosi in data 20 giugno presso l’Agriturismo “Accipicchia di Portonovo (ad Ancona) è stato l’occasione per approfondire il concetto di terroir, troppo spesso citato anche con nonchalance da chi parla di vini, ma quasi mai veramente illustrato in maniera chiara e approfondita.

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Può la tecnologia sovrastare il terroir?
Ha senso trasformare il vino in cantina?

Queste sono state due delle domande a cui si è cercato di rispondere nel corso della serata…

Partendo dal presupposto che non è possibile avere ovunque le condizioni migliori per la produzione (vale a dire un clima temperato, una esposizione sud/sud-est, un terreno calcareo), ci siamo concentrati su alcuni vini della Romagna e delle Marche, “assaggiando” anche il terreno su cui affondano le radici delle vigne che danno i frutti da cui poi si ottengono i vini che abbiamo degustato.

E’ sensazionale ritrovare la stessa salinità di quel terreno, direttamente nel proprio bicchiere.

Il primo vino della serata è stato un Romagna pagadebit (da uve bombino bianco) dell’azienda Bertinoro. I terreni su cui crescono i vigneti utilizzati per produrre questo vino sono di pietra arenari.

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Il secondo vino, Il Torre, è un bland di Albana (80%), Chardonnay e Sauvignon. Interessante l’esperimento di provare questi primi due vini, sia dalla bottiglia che attualmente viene commercializzata, sia dalla vasca di fermentazione, per capire come un vino può evolvere e cosa può arrivare a diventare.

La serata scorre via piacevole, in compagnia di una succulenta tagliatella al ragù e di altri vini interessanti, per concludere con il “mitico” Incrocio Bruni dell’Azienda Polenta. Vino di cui mi ero innamorato due edizioni fa di “cantine aperte” e che ho riassaporato con piacere, pur con meno soddisfazione rispetto ad assaggi passati…. Dovrò riassaggiarlo quanto prima…

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Davvero una bella serata, con persone appassionate e un bel clima conviviale!

Bravo Roberto! Bis!!…anzi….Tris!!!

Per tutti i nostri fan di facebook, come sempre, c’è un album di foto pronto per essere visionabile: basta cliccare qui.