“Il profilo sensoriale del vino”…Il mio primo libro

Oggi voglio fare questa breve comunicazione per dire che, dopo alcuni mesi di revisione, dal 27 giugno è disponibile in commercio il mio primo libro: “Il profilo sensoriale del vino. Analisi ed applicazione del metodo“.

Si tratta di un testo scientifico, rielaborazione della mia tesi di Laurea in Viticoltura ed Enologia, ultimata nel 2011.

Lo si può ordinare online e ricevere direttamente a casa, tramite il catalogo di “More Books“, cliccando qui.

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Edito da EAI (Edizioni Accademiche Italiane), il testo tratta le differenze tra l’analisi sensoriale e quella chimica, approfondisce la figura dell’assaggiatore e si concentra su un lavoro di diversi mesi condotto sul Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Non certo un testo “facile” o per neofiti, anche se non eccessivamente lungo o impegnativo. Se ne consiglia la lettura a chi ha delle minime basi di statistica.

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Le mie amate Marche (#1 parte)

Circa due anni fa ho scritto un pezzo sulla mia Regione che poi non ho pubblicato sul mio blog, ma su altri siti.
A distanza di tempo e dopo quasi un anno trascorso in Norvegia, voglio condividerlo anche con il lettori del mio blog, rivisto e correto.

Buon Viaggio!!

Il nome “Le Marche” deriva dal tedesco Mark: insieme di territori di frontiera, “di marca”, appunto. Questo proprio ad indicare una Regione da sempre un po’ “appartata”, costituita da zone rimaste a lungo divise tra loro e solo nel tempo aggregate in un’unica unità amministrativa. Percorrendola da Nord a Sud si passa dalla zona al confine con la Romagna, dove spiccano il Castello di Gradara ed il Palazzo Ducale di Urbino, alla riviera delle palme di San Benedetto del Tronto, fino ad Ascoli Piceno, patria delle famose (quanto golose) olive all’ascolana, passando per Ancona, il capoluogo, Macerata e Fermo, cuori pulsanti delle attività manifatturiere di questa Regione.

Veduta dal monastero di Fabriano

Le Marche hanno una popolazione numericamente piuttosto esigua (appena un milione e mezzo di abitanti), ma sono estremamente varie anche dal punto di vista del territorio, passando dal mare alle dolci colline. Da sempre vocate all’agricoltura ed ai prodotti di eccellenza (basti pensare alla storica sagra del tartufo di Acqualagna), dal 2003 possono vantare anche una certificazione di qualità dei loro prodotti, attraverso il marchio QM: qualità garantita dalle Marche. Questa varietà si rispecchia, ovviamente, anche a tavola e, soprattutto, nel bicchiere: 5 DOCG, 19 DOC e una IGT. Il vigneto marchigiano conta circa 24 mila ettari coltivati a Vitis vinifera, per lo più distribuiti lungo la fascia orientale, prevalentemente collinare. Le più importanti zone produttive sono quelle dell’area dorica (zona del Conero, ad Ancona) e dell’area Picena (zona dell’ascolano), ottimamente esposte a sud.
Montepulciano, Sangiovese e Verdicchio sono i vitigni più diffusi, da cui si ottengono buona parte dei vini prodotti in questa Regione.Grappolo di Montepulciano
In particolare il Verdicchio, nelle sue due declinazioni (Castelli di Jesi e Matelica) ha portato in auge Le Marche nel Mondo: è questo, infatti, stando ad uno studio dell’Università Politecnica delle Marche e dall’Istituto Marchigiano di tutela Vini, il miglior vino bianco d’Italia.
Dal Verdicchio otteniamo due DOCG (Castelli di Jesi Verdicchio Riserva e Verdicchio di Matelica Riserva) e due DOC (Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica). L’areale di produzione è lo stesso sia per la DOC che per la DOCG: 22 comuni della provincia di Ancona e due della provincia di Macerata per il Verdicchio jesino, sei comuni della provincia di Macerata e due di quella di Ancona per il Verdicchio matelicese. Non è ammesso l’uso di uve a bacca bianca diverse dal Verdicchio, in quantità superiore al 15% ed il periodo di invecchiamento, per entrambe le DOCG, deve essere di minimo 18 mesi, di cui almeno sei in bottiglia. Dai colli pesaresi a quelli ascolani, passando per i maceratesi: Le Marche non sono solo il Verdicchio.
Tra Pesaro ed Urbino vengono realizzate due DOC: Bianchello del Metauro (da uve Biancame e Malvasia Toscana) e Colli Pesaresi (da vitigni tradizionali a bacca bianca, oltre a Trebbiano e Biancame, per la tipologia Bianca e Sangiovese per le tipologie Rosato e Rosso).
Rimanendo sempre a Nord, ma spostandoci verso Pergola, incontriamo un’altra DOC: Pergola. Le tipologie sono svariate: Rosso, Novello, Superiore, Riserva, Rosato Frizzante e Rosato, o Rosè, Spumante (vitigno Aleatico per almeno il 60%), mentre il Pergola Aleatico, Aleatico Superiore, Aleatico Riserva, Aleatico Spumante ed Aleatico Passito si ricavano sempre dal vitigno Aleatico, presente per almeno l’85%.
Ancona - il Passetto
Spostandoci verso la zona dorica, incontriamo l’area della Lacrima di Morro o Lacrima di Morro d’Alba: DOC presente in versione base, Superiore e Passito. Tale vino, particolarmente profumato e dalla beva estremamente gradevole, è ottenuto dalle uve del vitigno autoctono Lacrima, unico di questa zona d’Italia. A ridosso di Ancona possiamo gustarci una DOCG e ad una DOC: se il Montepulciano incontra il Sangiovese (per non più del 15%) ecco nascere il Rosso Conero Riserva DOCG, se invece, assieme al Montepulciano vi sono altri vitigni a bacca nera (sempre non oltre il 15%) potremo avere il Rosso Conero DOC. Comune alle provincie di Ancona e Macerata, la DOC Esino: Rosso (può essere anche novello) e Bianco (anche frizzante). Per i bianchi ci deve essere un minimo del 50% di Verdicchio, mentre per i rossi i vitigni Sangiovese e Montepulciano, da soli o congiuntamente, devono costituire almeno il 60%. Possono concorrere, per le percentuali restanti, tutte le uve autorizzate e/o raccomandate nelle province di Ancona e Macerata.
Altra DOC molto importante delle Marche è quella delRosso Piceno che attraversa buona parte della Regione: è presente, infatti,nelle province di Ancona (ad esclusione della zona del Rosso Conero), Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno.vigneti del Piceno
Il Rosso Piceno si ottiene da uve Montepulciano (35-85%) e Sangiovese (15-50%), ma possono essere aggiunte, fino ad un massimo del 15%, anche tutte le uve non aromatiche, a bacca rosse, idonee alla coltivazione nella Regione Marche. Le tipologie? Rosso Piceno o Piceno, Sangiovese e Superiore.
Un discorso a parte merita il Rosso Piceno Superiore che si può produrre solo in una ristretta zona del territorio della provincia di Ascoli, comprendente appena 13 comuni; la sua immissione al consumo deve essere successiva al primo novembre dell’anno successivo alla vendemmia.
Nel prossimo post parleremo del maceratese e della IGT Marche. Restate connessi!!

Versiano 2014, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOP Classico Superiore – Az. Vignamato

Jesi is a small city located in the Province of Ancona. The most important wine from this part of Le Marche Region is the Verdicchio from Jesi Castles, “a red wine dressed in white”. In fact, this white wine usually reachs 13° alc. at least and has an important structure, that permits it to be paired with meat, cheese and complexes dishes of fish.
Recently, directly from Oslo, where I’m living at the moment, I tasted a Verdicchio by the Company “Vignamato“, a pretty important brand.

A wine deserving to belong to the WinElite by CulturAgroalimentare.com

Nome del vino: “Versiano” Verdicchio dei Castelli di Jesi DOP Classico Superiore
Azienda: Vignamato
Annata: 2014
Gradazione Alcolica: 13%
Data di assaggio: 28 maggio 2016

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Versiano, un bell’esempio di classico Verdicchio di Jesi

Ne si intuisce la giovinezza già dal colore: giallo paglierino tendente al verdolino. Il colore è brillante e il vino nel bicchiere ha una buona consistenza.

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Al naso è minerale, fresco, leggermente floreale, fruttato, con una nota di mandorla forte.
In bocca si avverte subito un leggero petillant, gradevole. Secco, caldo, abbastanza morbido, con una freschezza importante ed una corposità esplosiva sostenuta da un certo grado alcolico. Armonico ed elegante, non stanca nella beva e presenta una buona persistenza.
E’ un vino che avrei potuto assaggiare tranquillamente anche tra 2 o 3 anni e, probabilmente, mi avrebbe regalato ancor più spunti.
Da abbinare a: risotto frutti di mare, rustici e voulevant, orecchiette alle cime di rape, formaggi a media stagionatura, formaggi con le noci.

Il vestito di questo vino è elegante e la scelta cromatica dell’etichetta suggerisce un prodotto di un certo livello.

È il vino giusto se…in primavera o a fine estate volete organizzare un aperitivo o una cena in terrazzo con amici. Ha, infatti, un discreto potere pseudocalorico e nei mesi più caldi dell’anno potrebbe risultare un po’ difficile. E’ un vino che accende l’allegria ed il piacere di stare insieme.

Giudizio complessivo: Vino da WinElite by CulturAgroalimentare.com

Come ulteriore approfondimento, riporto anche la scheda tecnica presente sul sito dell’Azienda:
Denominazione: Verdicchio dei Castelli di Jesi DOP Classico Superiore
Uve: Verdicchio 100%

DEGUSTAZIONE
Colore: colore giallo paglierino con riflessi verdi
Profumo: fruttato con note floreali, complesso
Sapore: secco, vellutato con note di frutta matura, pesca, mela
Abbinamenti: piatti di pesce molto saporiti ed elaborati; eccellente con piatti tradizionali di carni bianche
Temperatura di servizio: 12°/14° C

REGIONE E CLIMA
Luogo della vinificazione: cantina di proprietà, sulle colline dei Castelli di Jesi (San Paolo di Jesi), nelle Marche, nell’area più antica definita Classica
Superficie del vigneto: 2.50 ha
Altitudine: 250 metri sul livello del mare
Esposizione: nord-est
Tipo di terreno: argilloso di medio impasto
Ceppi per ha: 3000
Sistema di allevamento: Guyot
Anno di piantagione: 1977

VINIFICAZIONE E AFFINAMENTO
Rese per ha: 75/80 q.li
Epoca della vendemmia: prima decade di ottobre
Vendemmia: manuale, in casse
Pressatura: soffice
Fermentazione: acciaio
Temperatura di fermentazione: controllata a 18°C
Tempo di fermentazione: circa 3 settimane
Malolattica: si
Affinamento: 7/8 mesi in acciaio
Affinamento in bottiglia: 2 mesi
Grado alcolico: 13.5% Vol.
Vinificazione: pressatura soffice, decantazione statica del mosto fiore, fermentazione in serbatoi d’acciaio, permanenza per alcuni mesi sulle “fecce fini” di fermentazione.

Uno wine tasting in Scozia

Ad inizio Dicembre ho avuto il piacere di essere ospite di un amico italiano, titolare di un’azienda in Scozia, che mi ha proposto di organizzare uno wine tasting per alcuni suoi contatti.

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Abbiamo, quindi, passato in rassegna un grosso ipermercato ed una bella enoteca di Glasgow.

Per quanto riguarda la G.D.O., l’impressione che si ha passeggiando tra gli scaffali destinati al vino in UK è che Australia e Nuova Zelanda siano realtà talmente importanti da esser state in grado di rosicchiare notevole spazio ai paesi europei. A quest’area del Mondo, infatti, è destinato il maggior numero di scaffali.

Subito dopo vi è la Francia e solo dopo l’Italia, che sgomita con la Spagna, seguita dal Cile.

Per quanIMG_20151204_133456.jpgto riguarda il Bel Paese, eccezion fatta per il Brunello di Montalcino, siamo fondamentalmente considerati produttori di vini bianchi, Prosecco in primis. Con mia grande soddisfazione, sono riuscito anche ad acquistare una bottiglia di Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Che il Prosecco sia il principale “cavallo da tiro” della nostra enologia, è quanto emerge anche da una passeggiata all’interno di uno wine shop, dove i prezzi medi ovviamente lievitano, così come le nostre aspettative…

Ci lasciamo tentare da Aglianico e Nero di Troia, curiosi di vedere come verranno valutati dai nostri consumatori locali, ben più avvezzi a whisky e birra.

Abbiamo chiesto ai nostri profani assaggiatori, di dare dei voti a colore, gusto ed olfatto, servendo i vini, a bottiglia coperta, in ordine di colore (prima bianchi e poi rossi) e gradazione alcolica.

Terminati gli assaggi, ho “smascherato” le bottiglie e chiesto anche un parere “estetico” sulle stesse ed un’idea di prezzo, per sapere quanto sarebbero stati disposti a pagare per ogni singola bottiglia.

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Per quanto riguarda i bianchi, con mia grande soddisfazione, il Verdicchio è stato da tutti molto gradito, così come il Prosecco (acquistato, però, in offerta in enoteca); per entrambi i prodotti, pagati circa 5 sterline, i nostri assaggiatori sarebbero stati disposti a pagare quasi il doppio.

Da approfondire la valutazione del Sauternes che non è stato particolarmente apprezzato, ma per il quale tutti avrebbero speso anche di più del doppio delle 5 sterline pagate (si è trattato, però, di una bottiglia da mezzo litro).

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E’ sui vini rossi, invece, che i nostri assaggiatori vanno un po’ in “crisi”, dimostrandosi non particolarmente inclini a questa tipologia di prodotti che tendono ad esser considerati facilmente “pesanti” e per i quali non avrebbero speso i soldi necessari per l’acquisto delle bottiglie più importanti.

Il Feteasca Negra rumeno ed il Dreamtime Ridge australiano non hanno generalmente convinto, ma anche i prodotti più interessanti (Aglianico Beneventano, Nero di Troia ed un sorprendente Carmenere Cileno), per quanto considerati piacevoli al naso, sono stati complessivamente ritenuti troppo cari rispetto alle 15/20 sterline a bottiglia pagate.

Alcune considerazioni sono doverose: si è trattato di un panel veramente ridotto (sette elementi, compreso il sottoscritto) e con scarse o nulle esperienze pregresse di assaggio di vino. Tuttavia, ho constatato con piacere un notevole interesse da parte di tutti i partecipanti e mi sono divertito a rispondere alle numerose domande che mi sono state rivolte, soprattutto inerenti le tecniche produttive.

Il Regno Unito, così come i Paesi Scandinavi, è certamente un mercato interessante, con ottime possibilità di spesa da parte dei consumatori che sono, inoltre, particolarmente curiosi sul mondo del Vino.

La G.D.O., in particolare in questo Paese, può essere un canale valido, permettendo di trovare prodotti discreti a prezzi abbordabili.

Proprio alla luce della grande concorrenza legata al fatto di vivere all’interno di un mercato globale, è oggi più che mai necessario riuscire a distinguersi dalla massa ed a comunicare in maniera semplice e corretta con tutti i follower e possibili clienti sui diversi mercati.

Che questo possa essere l’anno della svolta per tutte quelle Aziende con la A maiuscola, serie e coerenti con i propri valori e con le proprie ambizioni.

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Staphylè 2014 – Simonetti Vini

Staphyle 2014… Il Vino del momento

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Ieri sera mi sono preso il tempo per degustare l’annata 2014 di Staphylè: il Verdicchio “di livello intermedio” dell’Azienda Agricola Simonetti Vini (Staffolo – AN), imbottigliato da poco.
E’ un Verdicchio 100% ottenuto da uve sottoposte a diradamento dei grappoli in vigneto.
Già il tappo di sughero, di buona qualità, promette bene.
Alla vista il vino si presenta di colore giallo paglierino con tenui riflessi verdolini; abbastanza consistente nel bicchiere, coerentemente con i suoi 12 gradi di alcol.
Al naso è intenso, abbastanza complesso e fine.
Floreale (ginestra e fiori gialli) ed erbaceo i principali sentori olfattivi, oltre ad un etereo leggero sul finale.
In bocca è fine, rotondo e persistente. Secco, caldo e morbido con una freschezza importante ed una sapidità stuzzicante. Dolcemente minerale ed equilibrato, è un vino che si abbina bene con la primavera e con l’estate. Colorato ed energico come una serata di festa.
Da gustare con insalate russe, frittate di patate, salmone, pesce e formaggi leggermente stagionati.
È il vino del momento… Sarà interessante riassaggiarlo tra qualche mese e vedere come potrà essersi evoluto. Nel frattempo, però, gustiamocelo!!

Verdicchio VS Chablis…

Il 9 marzo scorso, in occasione della 23esima edizione di Tipicità ho avuto il piacere di assistere ad una grande sfida: “il Verdicchio lancia il guanto allo Chablis“.

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Relatori:
– Stefano Isidori (Sommelier AIS, moderatore dell’incontro),
– Aldo Cifola (Az. Monacesca),
– Gianluca Garofoli (Az. Garofoli),
– Gualberto Compagnucci (Gran Maestro Sommelier AIS).

Lo Chablis: il bianco francese più blasonato al mondo. Il Verdicchio: il bianco italiano più votato dalle guide.”

Lo Chablis viene realizzato nella regione della Yonne-Chablis, a nord della Borgogna, vicino a quella alla zona dello Champagne. Si tratta di un paesaggio particolarmente affascinante, oltre che vocato a produzioni di qualità, con tanti piccoli villaggi situati su colline a degradare. Il vigneto dello Chablis si estende per circa 20 km in lunghezza, 4-5 in larghezza, senza interruzioni. Dal punto di vista geologico, il primo strato di terreno é costituito da sabbia, argilla e marne, il secondo strato da calcare e gesso e, infine, l’ultimo strato è composto da calcare argilloso e kimmeridgiano. (nota: Kimmeridge è materia organica costituita da fossili di ostrica. Si tratta di elementi fossili ricchi di minerali che danno sentori di selce o pietra focaia).
Sette grand cru, filari stretti e bassi: niente trattori, ma solo cavalli da tiro; inverni lunghi e freddi….viticoltura quasi estrema.
Lo Chablis é uno dei vini in assoluto più acidi e fa barrique proprio per ammorbidirsi. Vitigno: Chardonnay. Inizialmente si usavano le foillet: piccole botti da 131/132 litri e solo successivamente si è passato ad utilizzare le barrique e i tonneau.

Abbinamenti: piatti fini, ma soprattutto particolarmente grassi, proprio in funzione della sua acidità. Dalle ostriche, al salmone, dai crostacei, all’agnello, ai formaggi…

Il documento più antico che parla di Chablis risale al 510 d.C. Si tratta di un vino che è riuscito ad entrare già da tempo nelle grandi Maison e si è costruito la sua fama nel tempo. Per entrare nel club dei grandi produttori bisogna rispettare i crismi della filosofia produttiva dei secoli precedenti, pur confrontandosi col mercato globalizzato di oggi.

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Le Marche sono la seconda ragione più collinare d’Italia dopo l’Umbria e perciò godono di un microclima particolare e caratteristiche del suolo uniche, per via di una spinta tettonica che ha fatto alzare il suolo, laddove prima c’era il mare. L’escursione termica, inoltre, conferisce una maggior presenza di aromi e profumi primari.

Tre areali di produzione per il Verdicchio:
– sponda sinistra dell’Esino: Montecarotto, Castelplanio,
– sponda destra: più giovane, geologicamente parlando,
entrambe per la produzione del Verdicchio di Jesi;
– zona di Matelica.

Radon: polvere cosmica che ricade sui vigneti, conferendo una maggior mineralità.

Abbinamenti: vino equilibrati e sapidi, che si sposano bene coi paccheri allo scoglio, lo stoccafisso all’anconetana, grigliate di mare, fritti misti di carne e pesce, carbonara, olive ascolane, fino ai grandi formaggi e salumi.

“Il vino è storia e immagine di una tradizione e la forza del Verdicchio – ha voluto ricordare Alberto Mazzoni, presidente dell’IMT – è legata alle aziende ed agli uomini che le guidano. Stare insieme senza oscurare il vicino: 5 aziende hanno l’80% del territorio mentre le altre 90 hanno solo il 20%. Il Verdicchio è il vino più imbottigliato delle Marche: 18 milioni di bottiglie per 2.200 ettari di vigneti.”

E’ intervenuto poi Gianluca Garofoli (della più antica casa vitivinicola delle Marche), parlando dell’importanza della sperimentazione costante in vigneto ed in cantina, della passione e della ricerca che ha permesso di arrivare dove si è oggi, grazie anche all’opera di promozione che, tra produttori congiunti, consente di arrivare sempre più in alto. Per ottenere maggior successo, però, bisogna arrivare al consumatore, facendogli capire che il vino bianco italiano non è solo un prodotto da bere giovane…
L’Italia all’estero è ancora vista come pinot grigio da 6,99/9,99 dollari a bottiglia.
Quando nel 1981 Garofoli ha proposto sul mercato il “Macrina”, ha segnato un passaggio importante per il Verdicchio della propria cantina, cominciando ad impostare un prodotto capace di invecchiare in barrique. Dieci anni dopo, col “Podium”, si è dato vita ad un Verdicchio capace di resistere nel tempo, ma senza l’uso di barrique.

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E’ stata poi la volta di Aldo Cifola che ha voluto parlare dell’importanza del territorio come rappresentazione del prodotto che si affina negli anni, solo grazie all’esperienza. Lo sviluppo tecnologico non può prescindere, soprattutto per prodotti di qualità media, mentre per i top di gamma è bene fare un uso sempre mirato della tecnologia, sfruttando competenze aggiornate, per fare meglio ciò che si deve fare mantenendo sempre fede alla tradizione.
Matelica ha delle caratteristiche particolari: un Verdicchio che deve fare la Malolattica. Bisogna aspettare, quindi, il ritorno di una temperatura di almeno 20 gradi, che “costringe” i produttori a far “maturare” il vino su fecce fini, altrimenti si avrebbe un Verdicchio “di montagna”, troppo rustico.
Ci sono dei tratti (calcare, sali di potassio), legati alla natura geologica e pedologica del matelicese, che segnano il vino, rendendolo minerale e salato, con caratteristiche aromatiche particolari, che emergono con l’invecchiamento e che difficilmente lo Chardonnay riesce ad esprimere.
Miro era il soprannome del padre di Aldo Cifola e proprio da questo soprannome è nato il nome “Mirum”, riserva nata nel 1988 per festeggiare i 25 anni dell’azienda.

Un’iniziativa che ha fatto davvero apprezzare i nostri prodotti, che nulla hanno da invidiare ai tanto blasonati francesi, pur uscendo sul mercato con un pricing decisamente differente…

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Nella degustazione, infatti, lo Chablis “ha mostrato i muscoli” solo quando si è trattato di sbicchierare una riserva, capace di esprimere equilibrio ed armonia sia al naso che in bocca.

La sala intera, al di là di inutili campanilismi, ha decretato la vittoria del “Made in Italy”. Bisogna credere e puntare sempre di più nel nostro Verdicchio, un cavallo di razza per affrontare e vincere la sfida sui mercati internazionali!!

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